Cinema di Stato

0. Ovvero come perdere la propria autostima, in 10 comodissime tappe. Premessa: chi scrive pensava di sapere qualcosa di economia del cinema italiano.

1. Leggo questa cosa da Italia Oggi, via come sempre Dagospia. In pratica il Ministero dell’Economia si sta comprando, sia pure per via indiretta, 10 sale nel centro di Roma, che fanno parte del vecchio patrimonio di Vittorio Cecchi Gori, indimenticato presidente della Fiorentina e amante dello zafferano. La procedura è tutt’altro che limpida.

2. Mi chiedo: a cosa servono/serviranno? Da quanto tempo lo Stato in Italia non possiede sale cinematografiche? Ammetto di non essere in grado di rispondere; direi dall’epoca della dismissione delle sale ENIC negli anni Cinquanta. Ma potrei anche sbagliare.

3. Controllo sui miei libri magici: no, all’epoca della liquidazione, le sale non erano dell’ENIC, ma dell’ECI, ente creato apposta per gestirle. La dismissione fu infinita e piuttosto scandalosa; un anziano signore rischia di finire davanti ai giudici proprio per averne parlato.

4. Giro su google. Alla chiave di ricerca ENIC + ECI appare come primo risultato l’archivio di Giulio Andreotti. Andiamo bene.  Ma queste sale?

5. Ricontrollo i libri magici. No, attenzione, pare che lo Stato possieda ancora dei cinema, attraverso l’Istituto LUCE. Possibile? Ma non dovrebbe occuparsi di produzione e distribuzione?

6. Di nuovo google. Contrordine: l’Istituto Luce, in effetti, possedeva le sale, ma nel 2004 ha ceduto una serie di quote di partecipazione alla neonata Cinecittà Cinema, la quale… No, stavolta copio e incollo, per il bene di tutti:
La nuova società è subentrata all’Istituto Luce nella partecipazione del settore sale che comprende il 30% di Circuito Cinema, il 25% dell’Anteo di Milano e il 45% dell’Atelier di Firenze, il 100% di Mediaport che con il marchio Cineplex possiede 77 schermi in tutta Italia tra multiplex e monosale.

7. Tutto chiaro. Ma insomma, forse no. Abbastanza chiara la partecipazione a un consorzio che a Bologna conosciamo bene (e a secondavisione benissimo). Poi un paio di sale di rappresentanza. Ma Mediaport? Dove l’ho letto questo nome? Ah, sull’articolo di Italia Oggi

8.  Allora. Mediaport era al 100% di Cinecittà Cinema e gestiva una serie di sale, l’abbiamo visto. Ma era una società indebitatissima, prima messa in vendita, poi ritirata dalla vendita, poi veramente venduta. Ora Mediaport si compra le sale ex Cecchi Gori.
Ma Italia Oggi dice che Mediaport fa ancora in qualche modo parte della galassia delle società partecipate dallo Stato. E l’Unità parla di «cessione», tra virgolette. Ma chi accidenti se le compra queste sale del povero figlio di Mario Cecchi Gori? E, nel caso, lo Stato italiano che diavolo se ne fa?

9. Alla fine mi sento come Oronzo Canà, quando va a fare il calciomercato a Milano col presidente della Longobarda, Borlotti, e questi gli spiega la maniera attraverso la quale, cedendo i gioiellini Falchetti e Mengoni in cambio della proprietà di Bruno Giordano, girando poi quest’ultimo all’Udinese, si arrivi ad avere un quarto di Zico e tre quarti di Edinho.
Già, Oronzo Canà e L’allenatore nel pallone: quelli sì che li conosco bene.

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