Man on Wire, di James Marsh, 2008

7 agosto 1974. Il funambolo Philippe Petit si introduce illegalmente, di notte, nel World Trade Center di New York da poco ianugurato e compie l’impossibile: tendere un cavo di acciaio tra le due torri gemelle, allora gli edifici più alti del mondo, e camminarci sopra. A 415 metri di altezza. Il crimine artistico del secolo.

Man on Wire compie due piccoli miracoli. Il primo è quello di essere il miglior film di Werner Herzog degli ultimi anni, anche se a dirigerlo è James Marsh, autore di quella perla misconosciuta che è Wisconsin Death Trip, sorta di docu-fiction sulla minuscola comunità di Black River Falls, novella Spoon River. Herzog c’entra, eccome, non fosse altro che come autore della quarta di copertina del Trattato di Funambolismo scritto da Petit con prefazione di Paul Auster. Philippe Petit è nipote di Aguirre, figlio di Fitzcarraldo e fratello di Timothy Treadwell, ossessionato come loro da un sogno incredibile e impossibile, forse neanche troppo simpatico, anche se, a differenza loro, riesce nella sua impresa. Il secondo miracolo è quello di riuscire ad essere il più commovente film sulla tragedia dell’11 settembre senza minimamente accennare alla tragedia dell’11 settembre. Le Torri Gemelle le vediamo costruire, non cadere. Si accenna ad un’assenza, ad uno spazio vuoto attraverso il riempimento di quello stesso spazio . Per mezzo di un filo di acciaio si evoca una Tragedia attraverso la Leggerezza. Poi, certo, va da sé che un film su un funambolo è la miglior metafora possibile sulla condizione umana che ci possa essere.

Per la cronaca, il film ha vinto l’Oscar 2009 come miglior documentario

La musica è di Michael Nyman.

E non è mai uscito al cinema.

IMDB | Trailer

BONUS: Il servizio andato in onda a dISPENSER il 23 gennaio 2009

4 Comments

  1. Posted 4 dicembre 2009 at 22:26 | Permalink | Rispondi

    Stupendo. Sante parole.
    Clamorosa cantonata della distribuzione italiana.

  2. Posted 4 dicembre 2009 at 22:27 | Permalink | Rispondi

    Stupendo: sante parole.
    Cantonatissima della distribuzione italiana. Ma è uscito in dvd, giusto?

  3. tommy
    Posted 5 dicembre 2009 at 00:26 | Permalink | Rispondi

    Vero, uscito in dvd Feltrinelli. Io ho preso però quello inglese su Play, con extra e tutto a pochi euro…

  4. Posted 5 dicembre 2009 at 01:28 | Permalink | Rispondi

    Mi vergogno profondamente di non averlo mai visto. Dopo quest’ultima (bella) spinta mi sa che mi metterò sul serio al lavoro per recuperarlo.

    (tra parentesi, in bocca al lupo per il vostro “ritorno” in nuova fresca veste)

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