Il mio amico Eric, di Ken Loach, 2009

Presentato all’ultimo Festival di Cannes, Il mio amico Eric, una coproduzione britannica, francese, italiana e belga (l’Europa al cinema?), è stato salutato come il ritorno alla commedia di Ken Loach. Uhm. Io me li ricordo i film che diedero notorietà a Loach, quella bella triade formata da Riff Raff, Piovono pietre e Ladybird Ladybird. Si rideva anche lì, e non sempre a denti stretti. Poi il compagno Ken ha deciso che doveva darsi anima e cuore al cinema politico, al cinema storico e a quello storico-politico, e i risultati sono stati quanto meno discontinui, per essere buoni. Terra e libertà è un film che, ne sono certo, è invecchiato malissimo, sebbene abbia fatto venire i lucciconi agli adolescenti di allora, camicia a quadri e kefia al collo (nessun sarcasmo: mi descrivevo). Il punto è che Loach ha progressivamente annacquato la sua impronta, anche cercando di tornare ai temi d’origine, nonostante sia rimasto fedele allo sceneggiatore Paul Laverty, che firma anche quest’ultimo lavoro.

Intendiamoci: Il mio amico Eric non è un film poco riuscito, anzi. Il casting è perfetto, Loach ha sbagliato pochissimo in questo campo, il ritmo è buono, i caratteri anche. E la sceneggiatura è di ferro. Ma, poniamo, che differenza ci sarebbe stata se questa storia, chiusa in un bello schema rigido hollywoodiano a tre atti, fosse stata ambientata a San Diego, magari con al posto di Cantona, un’eroe del football locale? O se il setting fosse stato Marsiglia e ci fosse comunque un calciatore come coprotagonista insieme al personaggio principale? Nessuna. Il film sarebbe stato buono lo stesso, i colori dell’Olimpique avrebbero sostituito il rosso del Manchester United e basta. Da un lato questo potrebbe essere un pregio: Loach racconta storie universali anche quando non tocca grandi temi (dalla Guerra di Spagna al sottoproletariato degli immigrati illegali). Ma dall’altro si perde il senso che si aveva, una quindicina e passa di anni fa, nel vedere rappresentata con un occhio personale e unico una realtà che era evidentemente lontana dalla propria, ma che in fondo, fatta la tara della guida a sinistra, della moquette dappertutto, della birra e dei pub, era davvero riconoscibile, sia perché messa in scena da Loach e da nessun altro, sia perché quelle facce iniziavano ad essere note, in qualche modo.

Andate pure a vedere Il mio amico Eric, è davvero divertente. Ma come lo sono altri film.

IMDB | Trailer

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3 Comments

  1. Leila
    Posted 23 dicembre 2009 at 01:59 | Permalink | Rispondi

    Ho visto con mio figlio che ora ha 14 anni. Ho visto mio figlio davvero preso.
    Abbiamo fatto un parallelo con Gran Torino.. stessa storia, in fondo, no? Gran film. no?
    E quello mio figlio l’aveva commentato dicendo CREDO SIA LA PRIMA VOLTA CHE ALLA FINE DEL FILM
    CLINT ESTWOOD MUORE ..
    Eppure … il problema di sganciarsi da una banda, i ragazzi ce l’hannno, vera vissuta o vista e frequentata da altri . Lo vivono .. e non è che ci sia sempre un Clint da sacrificare. Insomma qui c’è un’idea, su come venirne fuori, che dà una grande energia, sembra quasi realizzabile. Questa carica (vista anche in altri film di K Loach è impagabile. Leila

  2. Francesco
    Posted 7 gennaio 2010 at 11:49 | Permalink | Rispondi

    Ciao Leila, rispondo con immenso e imperdonabile ritardo al tuo commento: hai un figlio decisamente in gamba. Maschere di Cantona per tutti!

  3. DI A DA IN CON SU PER TRA FRA
    Posted 25 ottobre 2010 at 15:06 | Permalink | Rispondi

    Visto, piaciuto.
    Letta Leila, brava, concordo.
    Saluti
    :-)

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