Sherlock Holmes, Guy Ritchie, 2009

Chi è lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie? L’esempio perfetto di cinema popolare globale di oggi. Si prende un’icona, già presente in altri media (libri, telefilm, film) e la si attualizza, da un lato, cercando di essere il più filologicamente possibili a un testo o a un contesto di riferimento dall’altro. Sempre dal punto di vista del contenuto, si struttura una storia avvincente, ben congegnata narrativamente, complessa ma non troppo, con il giusto ritmo, un romance di qualche tipo (ormai anche quello non risolto o non consumato è accettabile), rimanendo sempre ben ancorati ai congegni della fiaba (presenza di aiutante, oggetto magico, antagonista, eccetera). Finale con cliffhanger obbligato per rilanciare su un sequel.
Parlando della forma, invece, si cerca un realismo assoluto per quanto riguarda l’ambientazione (la Londra che si vede in questo film è tanto finta quanto bellissima), e si “remixano” figure formali archetipiche, come il flashback/flashforward, talvolta quasi istantaneo, per fare un esempio ben presente nel film di Ritchie.
Perché le cose funzionino, infine, le facce sullo schermo devono essere note, gli attori riconoscibili (la mancanza di questo fattore, oltre che all’assoluta complessità del testo di riferimento e della trama, è secondo me uno dei fattori di insuccesso di Watchmen).

Che cosa diventa, quindi, lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie? Un film divertente, due ore di intrattenimento che passano senza problemi: un congegno affidabile e bello da vedere come una lavatrice di nuova generazione, un iPhone o una puntata di una serie televisiva magari non eccellente. Un oggetto destinato al successo popolare. Un marchio, o, come dicono quelli che ne sanno, un brand. Ecco, il cinema popolare di oggi, non che stia facendo una scoperta, è brandizzazione e serializzazione di un’icona, e di una funzione. Il film di Ritchie è stato pensato, prima che scritto e girato, puntando a un seguito, considerando a un pubblico che conosce Sherlock Holmes, ma sostituisce volentieri alla mantella le mosse di kung-fu, che della deduzione gli interessa il giusto, e gode degli ammiccamenti tra Jude Law e Robert Downey Jr molto di più della dialettica tra Holmes e Watson. Ma attenzione: non sto affatto dicendo qualcosa come o tempora, o mores, no. Credo sia del tutto normale che le figure si evolvano, cambino, o si “adattino” ai tempi. Forse l’unica cosa che mi preoccupa è che spesso si sceglie la via più facile per farlo, ridisegnando l’oggetto accendendone i colori e aumentando le sue funzioni pensando più al numero che alla loro effettiva utilità. Per dire, Il cavaliere oscuro era tutt’altra cosa. Vediamo che ne sarà di Sherlock and Moriarty (il titolo è ipotetico)

IMDB | Trailer

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3 Comments

  1. babidec
    Posted 5 gennaio 2010 at 09:20 | Permalink | Rispondi

    Per quel che rigarda la forma,aggiungerei che quel paio di ‘what if’ fumettistici, quell’esasperazione d’amicizia virile in western style e, last but not least, quell’impeccabile frammentabilità del prodotto (le sequenze più action sembrano già dei trailer) sostengono la tua causa Francesco (e quella dell’high concept movie di Justin Wyatt, ovviamente). Per quel che concerne il contenuto, dunque ciò che il testo ci dice…non mi pronuncio ma un quesito tutt’altro che provocatorio, a voi esperti lo rivolgerei.Pre-finale Ritchie (con minacciosa nubazza nera in arrivo)/finale di ‘Serious Man’ (con minacciosissima nubazza nera in arrivo)che cosa avrà voluto dire? Cosa ne pensi?

  2. Francesco
    Posted 5 gennaio 2010 at 10:18 | Permalink | Rispondi

    Ciao Babi, dunque, intanto segnalo che qui si possono leggere cinquanta pagine del testo di Wyatt (Earp?). Per quanto riguarda il parallelo tra i due finali, be’, diciamo che uno riguarda il futuro del “mondo di Sherlock Holmes”, di un mondo finzionale minacciato da Moriarty (e solo per estensione si profila all’orizzonte la rivoluzione chimica della scienza bellica, che troverà compimento nella prima guerra mondiale). Nel film dei Coen, invece, il futuro simboleggiato dal tornado in arrivo è, come spiega bene Manu qua, un peggioramento ricorsivo del “destino” delle generazioni.
    Si apre il dibbbattito.

  3. babidec
    Posted 5 gennaio 2010 at 11:07 | Permalink | Rispondi

    Nell’attesa di una terza nuvolazza scura(perchè arriverà!), mi segno questo appunto. Anche se onestamente, da te, mi aspettavo di più…;-) Buon lavoro, Francesco!

One Trackback

  1. By Vitaminic – Un pacco di film! on 13 gennaio 2010 at 15:07

    […] da Sherlock Holmes, di Guy Ritchie, di cui abbiamo scritto qua. L’ex-marito di Madonna (aha) dirige quei begli uomini di Robert Downey Jr. e Jude Law […]

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