Pandorum, Christian Alvart, 2009

Ho solo magliette nere nel mio armadio. Questo perché mi piace il demonio. Una di quelle a cui tengo di più, è quella fatta dall’artista Ratigher per l’edizione numero 6 dell’AntiMtvDay. C’è un disegno di un omarino brutto e sudato che si punta una pistola alla tempia. L’altra mano è a forma di volpe. Sotto a questo bel disegno c’è una scritta: “State a casa, siamo troppi“. Vi faccio vedere il disegno che, magie dell’internet, ho trovato nell’internet.


Il punto di partenza di Pandorum è più o meno lo stesso. Su questo mondo rotondo che gira e che gira e che mai si fermerà, siamo troppi. Ci pensano delle didascalie all’inizio del film a spiegarcelo. Da quando siamo sbarcati sulla Luna ad oggi, siamo raddoppiati e non ci stiamo fermando… Insomma, questo pianeta è troppo piccolo per tuti noi. Per cui, fate i bagagli truppa!, è tempo di migrare. Meno male che ci sono delle navi spaziali capienti che ci peremttono di andare alla ricerca di un altro pianeta colonizzabile. Il film inizia proprio mostrandoci questa moderna Arca di Noè immersa nell’oscurità più oscura. All’interno di questa nave spaziale/Arca di Noè/Ventre materno, si risveglia un imbambolato con la faccia di Ben Foster (Angel in X-Men: The Last Stand e l’artista bisex Russel Corwin di Six Feet Under… un mezzo brutto convinto di essere una gran cartola). L’ipersonno lo ha reso inconsapevole di quello che è la sua missione e del perché si trova nello spazio. Si alza e per i primi 5 minuti di pellicola è tutto un “Ma dove sono? Perché sono qui? CHI SONOOOOOOOO!!!! Le cose non migliorano quando sveglierà quello che dovrebbe essere il suo capitano, Dennis Quaid (avete visto G.I.Joe? Avete presente quanto poco si muoveva Dennis in quel film? Ecco, qui ancora meno). Mentre Dennis Quaid si siede su una poltrona per poi stare fermo immobile, il povero Ben Foster vaga per una serie di oscuri e interminabili corridoi usciti da un discount Gigeriano, tentando di mettere insieme i pezzi. Come diceva quella canzone dei Subsonica? Ho ricucito i pEzzi. Ecco, Boosta e Samu a parte, l’incipt di Pandorum – quarto film delo tedesco Christian Alvart – è piuttosto fulminante. La sensazione di claustrofobia che ci ha portato ad abbandonare il nostro pianeta per spingerci a cercare un altro nuovo mondo va di pari passo con quella che sperimentiamo in questa nuova condizione. Una nave spaziale fatta sola di oscurità, corridoi terribilmente angoscinati e stretti e canali di areazione che hanno tutta l’aria di essere poco rassicuranti uteri. E tanto, tanto buio.

Che ansia! Quale claustrofobia! Che ventre materno!

Che ansia! Quale claustrofobia! Quanta oscurità!

Ma evidentemente a Alvart tutto questo non sembrava abbastanza. Oltre a tutto questo, lo spigoloso Ben Foster si troverà a dover fare i conti con il Pandorum del titolo. Pandorum è una malattia mentale che colpisce chi ha passato troppo tempo ibernato e che porta chi ne soffre a dare di matto: si comincia ad avere qualche allucinazioni, si diventa paranoici, per poi trasformarsi in violenti e assetati di sangue. Per cui: quello che sta vivendo Ben Foster sulla nave, è reale? O si tratta dei primi scricchiolii della sua mente? Ma tutto questo non basta ancora: sulla nave ci sono anche dei mostri. Come dei mostri? Giuro. Dei mostri. Simili a quelli di The Descent. Mostri antropomorfi particolarmente pallidi ed eccessivamente agili, con fauci pronte a mordere carne umana e con qualche abilità in più nel maneggiare armi da taglio. Le cose cominciano a farsi particolarmente complesse.

C'è spazio anche per me?

Fortunatamente Ben inconterà sulla sua strada una mega gnocca fortissima a menare le mani e una specie di Ninja dotato di scarpe da ginnastica e spada super tagliente. I tre, dopo esserle suonate di santa ragione, vagheranno in modalità tag team alla ricerca di una qualche risposta. Mentre Dennis Quaid sta fermo immobile sulla sua poltrona e parla alla radio.

Ho detto che mi piazzio qui e non mi muovo fino alla fine!

Non è male Pandorum. Ha un buon spunto che sembra uscire da uno di quei film di fantascienza a cui nessuno sembra più interessarsi e riesce a giocare molto bene con l’assenza di luce e con spazi particolarmente angusti. Capite anche voi però, che l’arrivo dei mostri è un po’ troppo… Anche perché tutti combattimenti sembrano essere mancanti di qualche fotogramma essenziale. A un certo punto ho estratto il dvd dal lettore per pulirlo, perché ero sicuro che stesse saltando. E invece no è tutto fatto apposta. Questo perché Alvart è un regista serio, di quelli che sfrutta il genere per dire altro. E il risultato è che quando i buoni si menano con i mostri non si capisce quasi una mazza. E cos’è l’altro che ci vuo dire questo film? Eh. Non è poco. C’è da considerare la salvezza del pianeta. La sparata ecologista. La memoria. Gli imprevedibili scherzi della mente umana (Che macchina perfetta che è la mente umana!). Cose che per l’appunto fanno anche parte di quella fantascienza che non c’è più, ma che sicuramente non era fatta da gente come il tedesco Christian Alvart e che soprattutto non aveva un finale che sembra essere stato realizzato con i fondali scartati da Geo & Geo. Insomma, se siete appasionati di film ambientati su delle navi spaziali anguste con dei mostri, fatevi avanti. Ma immagino che qui il cerchio si stringa…

Elementi aggiuntivi, non del tutto essenziali, utili a inquadrare il film:

Il produttore è Paul W. S. Andersdon.
Sempre nel 2009, il tedesco Christian Alvart ha girato Case 39, che ha come protagonista Renée Zellweger.
Il prossimo film del tedesco Christian Alvart si intitolerà Antibodies. Che suona come “Antibodi!

IMDB | Trailer

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