Tra Le Nuvole, Jason Reitman, 2009

In una delle 27832556 sequenze memorabili di Avatar, il Na’vì di Sam Worthington, mentre vola sul suo Toruk, urla felice e disinvolto: “Morte dal Cielo!“. Che in lingua originale suona come “Death From Above“. Che non è solo il nome dell’etichetta di Mr. LCD Sounsystem, ma anche una precisa espressione militare che sta ad indicare l’utilizzo in battaglia di mezzi volanti. Ryan Bingham (George Clooney), senza neanche bisogno di armi, fa esattamente questo: porta morte e distruzione dal cielo. Se un’azienda deve fare dei tagli al personale e non ha le palle per farlo direttamente, chiama Ryan Bingham. Lui prende il primo volo disponibile, arriva, e licenzia gente a uso ridere. È uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare. E procedendo per frasi fatte: Ryan Bingham – come si confà ai protagonisti dei film – è il migliore in quello che fa.

Up In The Air, terzo film del figlio del grande Ivan Reitman, ha moltissimi meriti. Primo: ci mostra Jason Reitman non come il figlio di Iavn, ma come un regista personale e maturo, felicemente smarcato da un film come Juno (che ad altri avrebbe rovinato la vita…). Secondo: riesce realmente a fare quello che il mondo dell’entertainment americano dichiara di fare da un paio d’anni a questa parte: parlare di crisi. Realmente. Non tipo che c’è uno in Ugly Betty che ha perso il lavoro e allora “Ah! hai visto come la televisione riflette la società?“. No. Qui la crisi non è contorno, ma contesto. Il punto di partenza (e di arrivo) del film. È una sensazione palpabile che – banalmente – traspare anche da tutti i set utilizzati (aereoporti come non luoghi). Crisi che, oltre a menifestarsi nel lavoro di Clooney e nelle terribili conseguenze che ha sulle sue “vittime”, si concretizza – agli occhi altrui – anche nella sua vita personale. Moderno commesso viaggiatore, Ryan non ha radici, non ha casa, non ha affetti e non ha famiglia. Ma questa sua condizione non lo fa soffrire per niente. La sua vita è lassù – sapete dove? – tra le nuvole. Tra un volo e l’altro. Tra una stanza d’albergo e l’altra. Tra una fugace conquista e un’altra. Un’esistenza che sta in un portafoglio, nelle tessere sconti o privilegi conquistate con tanta fatica sul campo. È forse vita questa? Secondo Ryan, sì. E anzi, non ci potrebbe essere vita migliore. Dal suo punto di vista, la felicità come è comunemente vista- famiglia Barilla’s Style con tanto di cagnone affettuoso che ti salta addosso quando torni dal lavoro – è un fallimento. Anche se, insisti insisti, un tentativo di scendere a terra forse Ryan lo farà.

Nascosto in una confezione da commedia, Up In The Air è un film di rara amarezza e disillusione, tutt’altro che conciliante. Recitato benissimo (utile citare oltre ai protagonisti, tutti i comprimari con ruoli più o meno piccoli, ma tutti bravissimi: il solito J.K. Simmons, Danny Mc Bride, Sam Elliott, Zach Galifianakis, Jason Bateman…), scritto meglio e con una colonna sonora memorabile. A questo proposito: rimanete in sala anche durante i titoli di coda per una piccola sorpresa. Che bel film.

IMDB | Trailer

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8 Comments

  1. Maurizio
    Posted 25 gennaio 2010 at 22:23 | Permalink | Rispondi

    Siete sicuri?
    L’ho trovato di una noia e di una banalità sconcertante, con delle cadute persino imbarazzanti, come il marito della sorella in tardiva crisi prematrimoniale (il mio copilota??) o l’assurda telefonata di Alex alla fine (del tutto immotivata come tono e durezza, buona giusto per finire un film che non andava da nessuna parte), per non dire di Capitan Findus (e so che è superfluo spiegare a chi mi riferisca). Uno spottone per American Airlanes, Hertz, Hilton etc… e niente di più.
    Non commento il doppiaggio, a livello da telenovela, perché quella è ormai la norma da queste parti.
    E nemmeno la fotografia, nulla ad esser buoni, o le musiche (dov’erano? Un paio di canzonette qui e là e qualcosa di orchestrale sono sufficienti a dire che la colonna è memorabile? Pensateci bene, va…).
    Ma il vero dramma è e resta la sceneggiatura. Piatta e inutile, come il film.

  2. fedemc
    Posted 26 gennaio 2010 at 10:42 | Permalink | Rispondi

    tolto il doppiagio su cui, vabbeh, che dobbiamo dire…
    sì, io ovviamente sono sicuro.
    nel senso che ho visto in quegli elementi che tu indichi negativi,
    cose positive.
    su tutti: il tentativo tardivo di clooney di inserirsi nella sua famiglia
    (il discorso del copilota)
    deve risultare falso e accazzo…
    perché lui così lo fa.
    S’accorge, causa sbandata per Alex,
    che è tanto bello e normale avere una famiglia e tenta di recuperare in questo modo.
    ma non je la fa… e a lui preferiscono un vecchio come testimone di nozze della sorella.
    pensa di avercela fatta e invece continua a prendere mazzate una via l’altra.
    come la telefonata di alex.

    Per la colonna sonora: a me sentire Crosby Still & Nash o Dan Auerbach, Sharon Jones & The Dap Kings (il branbio iniziale), i Black Keys mi gasa…
    forse memorabile era un po’ forte effettivamente… però è una bella colonna sonora. con delle belle canzoni poco invasive.

    oh, poi opinioni, eh?
    ciao

  3. Maurizio
    Posted 26 gennaio 2010 at 11:11 | Permalink | Rispondi

    Alla tua lettura ci avevo pensato, ma allora il film ha ancora meno senso. Fare un film su uno che di fatto è un mentecatto, che senso ha? Io al cinema voglio vedere personaggi interessanti e che dicano cose interessanti. E Clooney interpretava un personaggio potenzialmente interessante e con un sacco di possibilità (sprecate dagli sceneggiatori) per dire cose intelligenti e brillanti.
    Poi, la morale della famiglia come unica cosa bella è banale e stracattolica. Possibile che nel 2009 non si possa pretendere niente di diverso ogni tanto?
    Poi (2), che la sorella lo prendesse per portarlo all’altare era comunque impossibile perché lui era arrivato all’ultimo momento, davano tutti per scontato che non ci fosse e l’aveva già promesso al nonnino, per cui ci stava così com’è senza che si prendesse una batosta da dieci anni di psicanalisi.
    Sulla colonna sonora ci siamo capiti, ok, anche il tuo punto di vista è ragionevole.
    Aggiungo altre due cose che ho odiato: La scena in cui conosce Alex al bar dell’hotel e il Karaoke della inutile cionfola, totalmente copiate da Lost In Translation (quello sì che è un film!).
    oh, poi, certo, sono opinioni. È che mi ha dato fastidio che tutti in coro (e quindi non solo voi) parlassero bene di un film che più ci ripenso ho trovato estremamente mediocre.

  4. fedemc
    Posted 26 gennaio 2010 at 11:39 | Permalink | Rispondi

    mah guarda…
    io non sono per niente convinto che la morale del film sia cattolica. (ne ho discusso animatamente anche col mio collega radiofonico)
    clooney nel momento in cui scopre che quel modello che ha sempre schifato
    forse è BENE
    e decide di buttarcisi con tutte le scarpe (con tanto di fuga ridicola dalla sua conferenza)
    non passa attraverso nessun cambiamento, nessun miglioramento, non diventa una “persona meglio”.
    gli fanno solo più male le botte che prende successivamente…
    in un film piatto e banale,
    lui sarebbe arrivato all’ultimo, si sarebbe ricongiunto con le sorelle che gli avrebbero chiesto di fare da testimone.
    in un film piatto e banale,
    con alex sarebbe andata diversamente e nella vita di george ci sarebbe stato un bel cagnone da accarezzare la sera dopo il lavoro.
    e invece per lui c’è solo Capitan Findus (che a me solo a vederlo, Sam Elliott, mi riempie di gioia) che è come un’apparizione divina/mefistofelica…
    “tieni, questo è il premio per il tuo fallimento. Puoi volare come e quanto vuoi. per tutta la tua triste vita”.
    io ci vedo una disillusione e un cinismo poco cattolico e molto interessante…
    non è che se uno è un fallito allora è poco interessante, no?
    ah, mi sembra anche poco cattolico che clooney copra la cionfola col suo capo quando si parla di suicidio…
    ciao

  5. massimo
    Posted 27 gennaio 2010 at 23:36 | Permalink | Rispondi

    Prendete quel pirla del sottoscritto, a cui la fottuta neve procura ogni volta un tremendo effetto-depressione. Ebbene, sfidando i rigori dell’inverno, ivi compreso l’eventuale ghiaccio sulle strade, egli si reca a vedere l’ultimo Reitman. Prima fatemi dire una roba. Quando esce Juno tutti a dire “E Diablo Cody di quà e Diablo Cody di là”, chiaro che la figura della ex spogliarellista che “scrive” cinema fa taaanto figo e poi per certe femmine “cooline” fa taaanto donna emancipata wow. E infatti è talmente “CùL” che il film che scrive subito dopo (“Jennifer non mi ricordo bene cosa”) è una cacca mostruosa. Allora vedete che avevo ragione io a dire che la ragione per cui JUNO era un buon film era da attribuirsi al 70-80% a Reitman anzichè a quella smandrappata là?
    Ciò detto, il film è una DELIZIA, e mi ha anche tirato su il morale!
    Clooney è figo, espressivo, simpatico, istrionico, le ha tutte quello lì: bravissimo come regista e come attore, e si tromba pure le veline, oltre ad essere Obamiano inside e (me lo dice il cuore) fors’anche antifascista. La Vera Farmiga ad esser sincero non mi è mai piaciuta ma qui è bravina, anche se nel ruolo più stronzo di tutto il film (zoccola solo quando le fa comodo, che manda in crisi Giorgino, poveretto). Ma la mia preferita è “Annina” Kendrick, caruccia sia quando ride che quando piange coi suoi dentini da coniglietta, che amore!! (Quando ho saputo, a posteriori, che ha fatto entrambi i film coi Vampiri-Fighetti non ci potevo credere, son rimasto un pò deluso).
    Colonna sonora IndieNostalgica troppo bella.
    Uno dei più bei film dell’anno.

  6. Piero
    Posted 2 febbraio 2010 at 11:29 | Permalink | Rispondi

    Si scrive “conciliante”, non “concigliante”. Dio mio, ma possono scrivere proprio tutti su internet eh?

  7. fedemc
    Posted 2 febbraio 2010 at 13:16 | Permalink | Rispondi

    pensa piero,
    grazie all’internet tu
    puoi andare in giro
    e risultare antipatico con chiunque.
    grazie per la segnalazione.

  8. Posted 6 febbraio 2010 at 14:47 | Permalink | Rispondi

    mmmhmmm
    non mi convince, la cosa peggiore del film è proprio che lui diventa una “persona meglio”. copre la tipa e la fa assumere dall’altro tizio, regala un bel po’ di miglia agli sposi… boh? dopo tutte quelle scene terribilmente prevedibili avrei gradito un finale cinico. però w capitan findus quella è stata una bella scena (una citazione dei coen?)
    ciao

3 Trackbacks

  1. By Vitaminic – Uomini soli che verranno on 27 gennaio 2010 at 15:25

    […] con George Clooney. Il regista di Juno dimostra che ne sa, e, come scrive FedeMC sul nostro blog, crea un film non banale né scontato, pur trattando un tema delicato come quello del lavoro, […]

  2. […] porta a sconquassi emotivi (non così diversi, mutatis mutandis, da quelli che Reitman ci mostra in Tra le nuvole) di fronte ai quali i protagonisti devono non-reagire, non-toccare, non-empatizzare. A queste cose […]

  3. […] perché non fare una bella seduta spiritica, règaz?) Due liceali (tra cui Anna Kendrick di Tra le nuvole) il 31 ottobre decidono, invece di andare in giro, di stare in casa, vestite come tradizione […]

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