Amabili Resti, Peter Jackson, 2009

Partiamo da dei dati chiari e ovvi. 1) Amabili Resti è tratto dall’omonimo romanzo di Alice Sebold, un libro premiato in patria da un sucesso commerciale e critico enorme. La storia è quella di Susie Salmon, un’adolescente assassinata da quello che oggi chiameremmo un serial killer. Dico così perché invece all’epoca – metà degli anni ’70 – le sonnacchiose province americane, quelle con le villette a due piani color pastello e il labrador in giardino, non avevano ancora scoperto simili atrocità. Il mondo era ancora un posto bello e sicuro. Susie Salmon invece viene brutalmente uccisa e per tutto il libro guarda la sua famiglia e il suo omicida. Non può intervenire, non può aiutare, non può vendicarsi… tutto quello che fa è guardare. E ovviamente raccontare. Lo fa da un luogo magico, una sorta di limbo che risponde e si modella attorno alla sua immaginazione.
2) Peter Jackson è un grande regista. Ve l’ho scritto sopra che qui si danno dati chiari e ovvi. Non è che adesso potete storcere il naso. Peter Jackson è un grande regista. Ha dato prova di avere un talento visivo talmente potente da piegare la saga di Tolkien ai suoi voleri, riuscendo ad essere contemporaneamente rispettoso dell’immaginario iniziale, ma rendendo il tutto estremamente personale. Ciò detto, non è solo il regista de Il Signore degli Anelli o dei film anarchici e splatter degli esordi in Nuova Zelanda. Ha fatto anche due film che in pochi in questi giorni citano: Creature del Cielo e Sospesi nel Tempo.
3) Amabili Resti sta collezionando una serie di recensioni non particolarmente entusiastiche. Per usare un eufemismo. E secondo me è uno sbaglio.

Ok, non è un film perfetto, non è il miglior film di Peter Jackson, ma sicuramente non è quella tragedia di cui si parla in giro. Quello che ha scontentato il pubblico – leggendo in giro commenti e recensioni – è la rappresentazione del limbo/paradiso in cui si trova Susie, un luogo a metà tra un immaginario new age e uno da Mulino Bianco. Si è parlato di un film sdolcinato, infantile e naif. Quello che in realtà fa Jackson è creare un mondo idilliaco, figlio dalla mente di una ragazzina di 14 anni, la cui unica occupazione, prima della tragica scomparsa, era sfogliare riviste di moda e sognare il primo bacio.

Prima si citava Creature del Cielo. pellicola in cui a bene vedere si faceva più o meno lo stesso. Per le due giovani protagoniste si spalancavano le porte dell’immaginazione della follia e davanti ai loro occhi prendava luogo un regno incantato fatto dei loro sogni e ossessioni. Certo, lì c’era qualche elemento più evidentemente inquietente, ma le due progettavano di uccidere una donna con un sasso in testa… Qui tutto è zuccheroso e perfetto come la Smemoranda di una ragazzina di quell’età. E non potrebbe essere altrimenti.

Anzi, quello che stupisce è come inizialmente i due piani – quello reale e quello immaginato – siano piuttosto simili. Solo in un secondo tempo – nel momento in cui Susie impara le regole del suo Nuovo Mondo e nel momento in cui chi resta sulla Terra capisce che forse questo non è il migliore dei luoghi possibili – i due piani cominciano a risultare visivamente distanti. Jackson poi, che comanda perfettamente la materia, riesce a iniettare spigolature e lampi inquietenti anche in questa posticcia perfezione. È soprendente come con un semplice cambio di fuoco o di obbiettivo, con un taglio differente nell’inquadratura, da un teen movie, da una saga familiare si passi ad un thriller/horror. Ed è forse ancora più soprendente come proprio l’immaginario da Mulino Bianco venga utilizzato appositamente per creare un profondo senso di angoscia. Le case di bambole del Signor Harvey, le palle di neve che imprigionano i pinguini – come alcune delle cose immaginate da Susie nella sua “Terra di Mezzo” – sono luoghi solo apparentemente fatati e innocenti, ma che celano terrore e disperazione. Amabili Resti in questo, è un film profondamente legato al cinema di Jackson. Lo è anche nel personaggio di Ruth Connors – una ragazza capace di vedere i morti – parente stretta del Michael J. Fox/Frank Bannister di Sospesi nel Tempo. Ripetiamo: Amabili Resti non è un capolavoro, non è il miglior Peter Jackson, ha sicuramente dei momenti incerti in cui si perde un po’ il controllo della materia, ma è estremamante fedele al testo originale (dove vanno forse ricercati i difetti più evidenti) ed è sicuramente un errore vederlo semplicemente come un film infantile e sdolcinato.

Wahlberg, la Weisz e la Sarandon fanno il loro. Stanley Tucci, al solito, è bravo anche stando fermo immobile. Il suo personaggio – che soffre molto nel passaggio dal libro al film – è comunque memorabile grazie a una fisicità impressionante. Jackson compare con in mano una macchina da presa Super 8 in un negozio di macchina fotografiche. In un’altra vertina invece c’è una gigantesca edizione di un famoso libro di Tolkien…

IMDB | Trailer

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6 Comments

  1. Posted 15 febbraio 2010 at 16:39 | Permalink | Rispondi

    Creature del Cielo. pellicola in cui a bene vedere si faceva più o meno lo stesso”.

    Ecco, infatti nasceva da lì la mia parte di titubanza sul film. Magari è vero che “non potrebbe essere altrimenti”, e che bisognerebbe fare uno sforzo per tenere, per così dire, le reazioni epidermiche disgiunte da quelle più mediate.
    Ma in quel caso l’ho trovato difficile, e non potevo (/ non posso) fare a meno di chiedermi: ma questo chiamiamolo realismo estremo, questa coincidenza, il non poter essere altrimenti, è davvero necessario? Non è in qualche modo una “scusa”? Non si potrebbero utilizzare altri mezzi per identici scopi?
    Trovo questo tipo di scelte, in sostanza, più opinabile di altri.

  2. BabiDec
    Posted 15 febbraio 2010 at 22:21 | Permalink | Rispondi

    io provo a parlarne quì: http://www.scribd.com/doc/26393941/Billy-Numero-20-Febbraio …ma di giudizi solitamente non ne dò. Non tocca a me ;)

  3. Posted 24 febbraio 2010 at 03:16 | Permalink | Rispondi

    Adesso che l’ho visto posso dare tutto il mio appoggio a FedeMC. Anzi, forse da parte mia c’è un po’ più di entusiasmo. “Amabili resti” è un film slabbrato e potente. Potente proprio perché slabbrato.

  4. fedemc
    Posted 24 febbraio 2010 at 10:30 | Permalink | Rispondi

    @dottcarlo: secondo me, nel momento in cui il paradiso è pensato da susie salmon, non si poteva fare altrimenti. magari si poteva evitare di mettere quella canzone brutta…

    @BDC: è complesso il metodo di lettura di Billy, ma ne vale la pena.

    @unodipassaggio: sciaf. il rumore del 5 alto.

  5. BabiDec
    Posted 24 febbraio 2010 at 21:29 | Permalink | Rispondi

    effettivamente chi sta ai vertici sta lavorando ad una soluzione più agile (mi dicono persino cartacea, ma solo per le sale romagnole..). Per quel che mi riguarda, basta scrivere. Anche di Jackson…

  6. samuel
    Posted 9 giugno 2010 at 17:46 | Permalink | Rispondi

    ho imparato ad apprezzare jackson in “creature del cielo” quando sapeva creare dei mondi immaginari visionari in modo da farti immergere nella mente diabolica delle due giovani assassine unendo lo stile fiabesco al dramma terreno. In “amabili resti” percepisco la stessa analogia anche se la regia viaggia su due binari differenti; in questo film intravedo un peter jackson decisamente piu’ maturo nell’interpretare queste visioni idilliache e sposarle al dramma vissuto da questa ragazza sottolineando la sua impotenza a intervenire a modificare gli eventi terreni ,tranne che nella scena finale.A livello soggettivo questo film ha creato una forte emozione complice l’abilita’ del regista di creare una situazione di grande pathos con immagini addirittura piu’ evocative ed epiche rispetto alla trilogia di tolkien.Lo considero senza ombra di dubbio il suo film piu’ riuscito pur non avendo visto “sospesi nel tempo”

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  1. By Vitaminic – Miracoli e vita ultraterrena on 19 febbraio 2010 at 18:30

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