Lourdes, Jessica Hausner, 2009


E’ solenne il rituale dell’allestimento della sala da pranzo che di lì a poco sarà silenziosamente invasa dai pellegrini in cerca di grazia, alloggiati pazienti in albergo. Così come lo è, muto e paziente, quello della fila per avvicinarsi alla grotta sacra dell’apparizione mariana, alle piscine con l’acqua che fa miracoli: ne più ne meno di una coda al Cup, o alla cassa di un supermercato. Benvenuti a Lourdes, megastore della cristianità, dove ben disposte su scaffali luminescenti si vendono statuine della Madonna e guarigioni di corpo ed anima: una sorta di Disneyland del fedele, con percorsi prestabiliti e programmi quotidiani scanditi dallo zelo cortese, ma distaccato, delle graziose infermiere che a fine giornata abbandonano volentieri carrozzelle da spingere e parole consolatorie per flirtare coi giovani cavalieri dell’ordine di Malta. Christine (Sylvie Testud) è costretta immobile su una sedia a rotelle, la sclerosi a placche la rende incapace di qualsiasi movimento, a parte quello del volto, sempre pronto a dispensare un sorriso e occhi docili: la sua rabbia di malata che odia i “normali” e vorrebbe una vita come la loro la riserva al segreto in penombra del confessionale. Non è che sia particolarmente credente, anzi preferisce Roma perché “è più culturale”, ma in fondo il viaggio a Lourdes è pure un’occasione di fuga, dato che spostarsi su una sedia a rotelle non è particolarmente agevole. E proprio a Christine –ahi l’imponderabile ed imperscrutabile disegno divino- tocca la grazia inattesa (e, agli occhi dei compagni di viaggio, immeritata) della guarigione. Se miracolosa o meno saranno le rigide procedure burocratiche della Chiesa a stabilirlo, e alle carte e alle visite di qualche bravo specialista si demanderà la parola finale per comprendere se ci sia stato o meno lo zampino di un qualche dio.
Osannato (è proprio il caso di dirlo. O no?) all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, il film della giovane regista austriaca Jessica Hausner riesce in un piccolo miracolo: quello di affrontare il tema profondamente religioso della devozione e della fede per raccontare invece ciò che è umano, troppo umano. Ci si chiede come abbia fatto, la regista, che deve possedere altissime qualità di imbonitrice, a convincere le autorità ecclesiastiche a far entrare macchine da presa in quel santuario a cielo aperto, e a mettere d’accordo ferventi cattolici ed atei convinti. Anche se quello che confeziona è un film profondamente, irriducibilmente, definitivamente laico. La religione ci entra sotto forma, appunto, di merce –come accade spesso nei luoghi di culto più noti- e di risposte da Bignami della cristianità di fronte alle domande dei pellegrini sul senso profondo della vita (“mi hanno detto che qui si guarisce il corpo” chiede ad un prete la docile e stramba anziana “Vorrei sapere cosa si deve fare”. E il prete “l’importante non è curare il corpo ma l’anima”. O ancora “occorre essere pronti alla grazia divina, se non arriva vuol dire che non lo si è”). O, in uno dei sipari più ferocemente comici del film, nella barzelletta sulla madonna che smania di andare in gita a Lourdes perché non c’è mai stata. Tutto il campionario delle umane meschinità e invidie, un individualismo sordo e rancoroso, l’incapacità di qualsivoglia sentimento di empatia, fino alla quasi totale mancanza di contatto fisico, il segno tangibile di una irriducibile distanza rendono il campionario dolente dei personaggi, di questa sorta di circo dolente e astioso, la rappresentazione più gelida e feroce che si possa immaginare dell’umanità. E non c’è proprio nessun dio a dar luce, piuttosto la furia grottesca e distruttiva di un Bunuel, gettata su figurine inconsapevoli e in balia del vento della vita, come in un film di Kaurismaki. Assolutamente imperdibile.

IMDB | Trailer

One Comment

  1. Posted 18 febbraio 2010 at 01:53 | Permalink | Rispondi

    Sante parole, Papessa.

2 Trackbacks

  1. By Vitaminic – Miracoli e vita ultraterrena on 17 febbraio 2010 at 15:33

    […] ne abbiamo parlato anche con La Papessa, già conduttrice della trasmissione, che ne ha scritto qua sul nostro blog. Non […]

  2. […] – Mélanie Laurent per Bastardi senza gloria – Abbie Cornish per Bright Star – Sylvie Testud per Lourdes – Stefania Sandrelli per La prima cosa […]

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