Oscar 2010: El Secreto De Sus Ojos, Juan José Campanella, 2009

Se non sbaglio fu il nostro dott. Noto a dirlo: “Non sempre la pellicola che vince l’Oscar come miglior film è bella. Quella che vince la statuetta per Miglior Film Straniero invece, è sicuramente brutta“. Eh, lo sapete: a noi ci piace esagerare. Ma vorrei ricordarvi un paio di titoli: Il Suo Nome è Tsotsi, Mare Dentro e La Tigre e Il Dragone. Sì, La Tigre e Il Dragone ha vinto un Oscar come miglior film straniero nel 2001. Vi rendete conto? Ricordiamo ad Ang Lee (che ci legge spesso) che avrà sempre e comunque tutto il nostro più profondo disprezzo e passiamo oltre. Dato che nella cinquina dei film stranieri non è stato inserito Baarìa, ci siamo decisi a guardarne un paio per toccare con mano il probabile sfacelo. E, sorpresa, abbiamo scoperto dei bei film. Eccezione fatta per Il Nastro Bianco (il film prefe di Faenza, perché in bianco e nero e perché carico di emozioni e concetti che emozionano e concettano senza bisogno dei soldi delle multinazionali del terrore che uccidono il buon Cinema) tutto il resto da noi è ancora inedito. Per cui, grazie a dei potenti mezzi messici a disposizione da Città del Capo Radio Metropolitana, siamo andati in giro per il mondo a vedere i titoli in gara. Personalmente sono stato in Argentina, dove vi posso dire che si mangia molto bene. Già che c’ero ho approfittato per vedere l’ottimo El Secreto De Sus Ojos.

Vincitore del premio Goya, El Secreto De Sus Ojos è stato un successo commerciale senza precedenti. 32,3 milioni di pesos incassati, pari a 8,5 milioni di dollari. Il regista, Juan José Campanella, già arrivato agli Oscar nel 2002 con El Hijo De La Novia, ma battuto da No Man’s Land, ha lavorato molto per la televisione Americana. E si vede. Solitamente quanto appena scritto dovrebbe suonare come una cosa negativa, in questo caso invece è un complimento. Invece di diventare una sorta di Alejandro Agresti che dopo aver realizzato in Argentina quella cosa insensatamente brutta che era Valentín, è andato in America per dirigere un film in cui Sandra Bullock e Keanu Reeves si amano rincorrendosi avanti e indietro nel tempo… Campanella è diventato bravo. Evidentemente i mezzi che gli sono stati messi a disposizione nelle serie televisive in cui ha lavorato l’hanno reso maturo: capace di veri e propri pezzi di bravura (un piano sequenza che – giuro – se la gareggia per complessità con un De Palma a caso, su cui torneremo più tardi) come di una direzione precisa e misurata. Il fim, tratto dal romanzo La Pregunta De Sus Ojos di Eduardo Sacheri, racconta la storia di Benjamin Esposito, un agente federale ormai in pensione, che decide di mettersi a scrivere un libro di memorie. Si procede quindi per flashback, tornando indietro nel tempo fino al 1974, data in cui Esposito si mette ad indagare sul caso di una giovane ragazza stuprata e uccisa.


Non solo un’ottima ricostruzione storica – accurata, bella e con tutte quelle cose che piacciono a noi giovani, tipo i pantaloni a zampa e gli occhiali buffi – che per altro non ha paura di sporcarsi le mani con gli episodi più bui dell’Argentina, ma soprattutto la storia di un’ossessione. Guardando a film come Zodiac o La Promessa, El Secreto De Sus Ojos racconta di un’indagine che diventa ragione di vita. Una detection la cui soluzione, le cui conseguenze, oltre a mescolarsi con la Storia cui si faceva riferimento precedentemente, condizionano e cambiano la vita a tutti quelli coinvolti. Girato quasi tutto in splendidi interni (bellissimi quelli ciclopici e agorafobici del Palazzo di Giustizia) il film riesce ad avere quel respiro ampio da romanzone storico, di quelli da 500 e passa pagine in cui ci si affeziona anche ai personaggi secondari, nonostante questi siano condannati a morte certa già a pagina a 5. Recitato egregiamente (clamoroso Riccardo Darin, la più grande star del cinema argentino e attore prediletto di Campanella.) ha anche il pregio di essere scritto particolarmente bene. Non solo i dialoghi funzionano, ma c’è anche una capacità invidiabile nel gestire, sovrapporre per poi dividere le due parti del racconto – il passato e il presente – in una struttura molto affascinante e mai ripetitiva.

Insomma un vero e proprio filmone, a cui si perdona molto volentieri la tentazione di lasciarsi prendere qua e là dal morbo conosciuto con il nome di “emozioniamoci come se non vi fosse un domani!“. Anche perché comunque si sa che gli i sud americani, questo popolo esotico ed estroso, sò focosi e c’hanno un botto di telenevole e ci piage piangere al Cinema. Tornando al piano sequenza che da solo vale il viaggio in Argentina: due anni di preproduzione (due anni di preproduzione…), tre giorni di riprese, più di duecento comparse e nove mesi di post produzione. Risultato? Uno dei più grossi fuck yeah degli ultimi anni… Provare per credere.

IMDB | Trailer

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3 Comments

  1. paolo
    Posted 3 marzo 2010 at 10:12 | Permalink | Rispondi

    amico, se qualcuno mi avesse detto che un giorno mi avresti convinto a guardare un film sudamericano, non lo so, probabilmente lo avrei mandato a pulire la piscina di “La Cienaga”…

  2. fedemc
    Posted 3 marzo 2010 at 20:46 | Permalink | Rispondi

    eh, ti capisco.
    fidati che
    fosse anche solo per il piano sequenza
    la visione merita.
    lo sbattimento è il viaggio in argentina.

  3. francesco
    Posted 8 marzo 2010 at 21:34 | Permalink | Rispondi

    L’ho visto a settembre a Buenos Aires preferendolo al mediocrissimo film di Coppola, ambientato anch’esso a Baires: me ne sono innammorato subito!
    Avevo già visto un altro film con Darin, non bello ma interessante: l’attore è bravissimo. Gli argentini sanno fare cinema e soprattutto sanno inventare storie e raccontarle, cosa che da queste parti è un’arte ormai sconosciuta

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  1. […] “bravissima!” a Clumsy, la sola che ha beccato la difficile statuetta per il Miglior Film Straniero. E un “campionissimo!” a Costa, unico partecipante che è riuscito nella difficile […]

  2. […] Oscar 2010: El Secreto De Sus Ojos, Juan José Campanella, 2009 Se non sbaglio fu il nostro dott. Noto a dirlo: “ Non sempre la pellicola che vince l’Oscar come miglior film è bella. Quella che vince la statuetta per Miglior Film Straniero invece, è sicuramente brutta “. Eh, lo sapete: a noi ci piace esagerare. Ma vorrei ricordarvi un paio di titoli: Il Suo Nome è Tsotsi , Mare Dentro e La Tigre e Il Dragone . blog: secondavisione | leggi l'articolo […]

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