Oscar 2010: Un prophète, Jacques Audiard, 2009

Per quanto riguarda i film stranieri quest’anno possiamo dire che l’Academy ci ha smentito e che i candidati paiono più belli del solito. Aggiungerei, alla lista di vincitori immeritati fatta da Fede, Le invasioni Barbariche (se Ang Lee ha tutto il nostro disprezzo, Arcand è direttamente catapultato in quella zona dell’inferno dove fa molto freddo) e il fatto che il nostrano Mediterraneo battè Lanterne Rosse. Così, giusto per ricordare anche se Zhang Yimou fa a gara con Ang Lee per il disprezzo e Salvatores si è ridotto a saccheggiare i Tenenbaum per il suo nuovo film.

Per non sbagliare l’academy ha puntato su Cannes: la Palma d’oro c’è e anche il gran premio della giuria, che è appunto il film che sono andato a vedere per voi a Nizza.

Audiard è uno bravo, veniva da due film da vedere e quindi c’era speranza di vedere una roba bella. E poi, diciamo che i film carcerari non sono affatto male, ci piacciono molto: c’erano tutte le premesse buone che sono state mantenute. Uno si trova in imbarazzo a parlare di film che non hanno molte variazioni sul tema. Si può variare su: con quale materiale di fortuna il protagonista ricaverà una lama da cacciare nel costato a un pericoloso nemico? CHi ha lasciato fuori: mamma moglie o nessuno? Cosa vuole fare? Sopravvivere, diventare qualcuno, scappare. Quindi le variazioni non sono molte, ma qualche spoiler salta fuori, quindi attenzione a proseguire nella lettura.

In realtà Audiard, oltre ad un dramma carcerario a tutti gli effetti, mette in scena l’infanzia di un capo, un bildungsroman che non ha paura di sangue e silenzi. La prigione diventa l’occasione di imparare per il protagonista: impara a leggere e scrivere, impara la propria origine araba, impara la lingua corsa, impara a cavarsela in situazioni estreme, impara a tradire, uccidere, imbrogliare.

Entra nel carcere a 18 anni, trasferito dal riformatorio, e lì è solo una vittima: viene assunto come uomo di fatica da un boss corso, che lo fa battezzare nel sangiue e lo lega sempre più a sé. e negli incontri in carcere Malik, il ragazzo, il protagonista, diventa sempre più uomo. La prigione è la sua agenzia educativa, ma non lo educa solo alla violenza, lo educa all’imparar a comportarsi nel mondo. Anche se in questo caso l’unico mondo che può conoscere è quello della malavita.

Come già detto, sangue e silenzi, ma soprattutto alcune visioni oniriche di grande efficacia, trattate con una pasta visiva, una testura, molto affascinante: non solo il fantasma del suo primo omicidio che tormenta Malik nella sua cella, ma anche sogni, visioni distorte e sguardi che spiano che aggiungono non tanto un tono fantasioso, ma una dimensione trascendente che viene negata da tutto il resto. Malik avrà anche le visioni, avrà i suoi tormenti, ma quello che lo rende profeta è la sua capacità di diventare il più abile interprete delle regole della prigione: capace di parlare e di illudere, di arricchire e mettere in un angolo tutti.

E tutto questo, a partire da zero, Malik era una tabula rasa che è stata lentamente educata. Ma la violenza non diventa mai sgradevole in lui, è sempre qualcosa che lo fa diventare, agli occhi dello spettatore, un uomo, se intende uomo con uomo di successo.

Forse, la sequenza più commovente è quella di Malik che prende la prima volta l’aereo: è già qualcuno in prigione e nella mala, ma in realtà non ha effettivamente mai messo piede su un aereo, e la sua tenerezza e la sua inadeguatezza in quella situazione sono davvero il classico pugno nello stomaco.

Aggiungo, sonobelle anche le scene di omicidi e spari, giusto per non farvi pensare che siano solo silenzi in una cella a guardare il soffitto.

Trailer|Imdb

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3 Comments

  1. fedemc
    Posted 3 marzo 2010 at 20:50 | Permalink | Rispondi

    gran bel film.
    stancante (2 ore 40) ma molto molto bello.
    e soprattutto: che lingua è il corso?
    sembra italiano pronunciato male…

  2. stella
    Posted 5 marzo 2010 at 17:20 | Permalink | Rispondi

    è italiano con un pò di francese, a luoghi toscano, sardo e ligure.

  3. Francesco
    Posted 20 marzo 2010 at 17:53 | Permalink | Rispondi

    Film che mi è piaciuto moltissimo, bel melting pot di lingue, protagonista con un volto sincerissimo che ti fa entrare in una storia in cui non è semplice immedesimarsi o andare a pescare un carattere umano in mezzo al sangue, alla paura, alle minacce, alla iniziale indifesa solitudine di Malik.
    Nell’ultimo periodo di skifezze assortite, gran figura

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