Oscar 2010: i corti animati

Ecco i cinque cortometraggi di animazione che lottano per l’ambita statuetta. Si tratta di prodotti provenienti da Francia, Irlanda, Spagna e Regno Unito, che usano diverse tecniche di animazione. I membri dell’Academy, non c’è che dire, hanno fatto delle belle scelte. Per ognuno, oltre al classico link all’Internet Movie Database, vi diamo anche l’indirizzo per vederlo interamente online, se c’è, o per un trailer.

French Roast, Fabrice Joubert, 2008, 8′

In un tipico caffè francese, un uomo perde il portafoglio e, per ritardare il momento del pagamento, continua a ordinare. Vicino a lui una vecchietta, un poliziotto e un vagabondo…
Usando dei tratti non dissimili da quelli del capolavoro Appuntamento a Belleville, ma con un’animazione 3d che fa sfoggio di riflessi e trasparenze, Joubert mette in scena una storia molto esile, seppur divertente, e si focalizza molto sulla caricatura dei suoi personaggi, non curandosi moltissimo delle trovate di sceneggiatura. Bello da vedere, per quanto riguarda l’illuminazione e i colori e divertente da seguire, ma rimane uno dei corti più deboli della cinquina.
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Granny O’Grimm’s Sleeping Beauty, Nicky Phelam, 2008, 6′

Un’inquietante nonnina racconta la sua versione della Bella addormentata a una terrorizzata nipotina: è un modo per vendicarsi del tempo che passa, senza alcun tipo di accondiscendenza.
Un corto di produzione irlandese, che gioca con atmosfere à la Tim Burton e rivisita (per modo di dire) la classica fiaba senza preoccuparsi di mettere da parte gli elementi spaventosi della tradizione orale, anzi. La fiaba è una versione, come si intuisce dal titolo, del tutto personalizzata e a uso e consumo della nonnina. Mischiando animazione in due e tre dimensioni, Phelam crea un bellissimo personaggio principale e riesce davvero a distinguersi nella giustapposizione dei due piani: quello della realtà, caricaturale, scuro e definito, e quello del racconto fiabesco, stilizzato, piatto e coloratissimo. Una buona dose di cattiveria et voilà, il gioco è fatto. Notevole.
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The Lady and the Reaper (La Dama y la Muerte), Javier Recio Garcia, 2009, 8′

Una vecchina rimasta sola si addormenta pensando al suo defunto marito: potrebbe raggiungerlo, finalmente, nell’aldilà se non ci si mettesse di mezzo un giovane e ambizioso medico che fa di tutto per strapparla, letteralmente, alla Morte.
Già vincitore del Goya come miglior corto animato del 2010, il film di Garcia è divertentissimo e politico, in un certo senso. Usando benissimo l’animazione 3d, ma spostandosi su terreni più astratti, piatti e quasi espressionisti nel rocambolesco prefinale, il cortometraggio, come il precedente, “affronta” il tema della vecchiaia (Up ha fatto scuola?) in maniera sarcastica e dissacrante. Perché quando si desidera nient’altro che la Morte, non la si può avere? Garcia gioca con le linee dell’elettrocardiogramma, con l’iconografia del trapasso e con il politicamente corretto e confeziona un gioiellino. Potrebbe essere l’outsider della cinquina e portarsi a casa l’Oscar.
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Logorama, François Alaux, Herve de Crecy, Ludovic Houplain, 2009, 16′

In un mondo fatto solo di e abitato solo da loghi commerciali, un crudele Ronald McDonald viene inseguito da poliziotti-omini-Michelin, mentre il bimbo della Haribo viene protetto dalla signorina Esso…
L’idea è più che geniale: farfalle come loghi MSN, strade che diventano il marchio della Vaio, guidatori di camion che hanno le fattezze baffute degli omini della Pringles, grattacieli-Colgate e via elencando. Logorama sarebbe da vedere al rallentatore per cogliere l’uso delle centinaia di marchi che affollano il nostro quotidiano e che gli autori del corto fanno diventare il mondo di riferimento della storia. Immaginatevi, ancora, uno zoo fatto dal leone della MGM, i panda del WWF, i coccodrilli della Lacoste. Insomma, una meraviglia. Fantastica (sebbene non originale nel senso del termine) la trovata di fare del clown della McDonald una specie di killer psicopatico che parla con la lisca e spara in fronte ai poliziotti. La storia è appena accennata, ma il corto è una meraviglia per gli occhi. Anche se non vince l’Oscar, chi ha curato l’ufficio legale di produzione dovrebbe avere un premio.
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A Matter of Loaf and Death, Nick Park, 2009, 30′

Wallace e Gromit questa volta sono alle prese con un serial killer che uccide i fornai: guarda caso loro sono proprio fornai e incontrano la meravigliosa (agli occhi di Wallace) ragazza della pubblicità di un pane dietetico…
Concludiamo la rassegna con il probabile vincitore del premio: diciamolo subito, non è il migliore corto uscito dalla Aardman, ma ormai i due personaggi sono dei cavalli vincenti, che ben conosciamo e che, quindi, sono già nel nostro cuore. Lo schema è simile a quello di altri corti di Wallace e Gromit: c’è una sorta di crimine che viene commesso nell’ambito in cui i due sono impegnati, l’entrata di un personaggio terzo nel plot, un finale cinetico e adrenalinico. Questa volta, però, è ancora più strabiliante il risultato ottenuto non tanto dall’animazione a passo uno, quanto dagli scenografi nella costruzione dei set e dal direttore della fotografia nel creare le sequenze del corto: se già vedendo i primi prodotti della Aardman si rimaneva meravigliati, be’, questa volta lo si è ancora di più. Insomma, uno spasso nel seguire la storia, che ha un ritmo pazzesco nonostante sfrutti tutto il tempo consentito per rientrare nella categoria di cortometraggio, e per gli occhi. Da notare l’assenza di cracker e cheddar: come mai?
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