Oscar 2010: An Education, Lone Scherfig, 2009

Cominciamo.

Mi sento un po’ come una liceale che deve fare il suo bel tema, che so, sul Petrarca. E lo sa che deve dare giudizi che non possono stare al di sotto dell’eccellenza, e lo farà, anche se in segreto si è un po’ annoiata pure a comprarlo, il Canzoniere.
Questo, fatte le debite proporzioni (lo so, ho esagerato un pochino), è un po’ il sentimento che provo di fronte a film dei quali non si può affatto parlar male, ma che su di me-persona-papessa non lasciano segni evidenti (chissenefrega, spero diciate voi). E che difetti hanno? Sceneggiatura di ferro (Hornby, mica la dinastia Moccia), interpreti ottimi, fotografia sublime, delicatezza di tocco, ricostruzione d’epoca impeccabile, equilibri narrativi perfetti. Che non sia tutta questa perfezione a stancarmi un po’? Che io sia per la bellezza imperfetta, un leggero strabismo di Venere, un naso ingombrante? Può essere. Ma siccome questa non è materia da interessare ai più procedo a parlare –bene- di An education.

Che è una storia di iniziazione ed educazione, appunto, della sedicenne Jenny/Carey Mulligan (e tra parentesi è tratto dal memoriale di una giornalista inglese, Lynn Barber) figlia della borghesia piccola piccola dei sobborghi londinesi: salotti arredati con le “buone cose di pessimo gusto” riadattate al mondo del boom economico anni Sessanta, genitori liberali in superficie, che incoraggiano la cleverness della giovane donna e il suo pudico anticonformismo (fatto di atti di ribellione in nuce, e chiara volontà di autodeterminazione) nella misura in cui tali qualità la portino ad Oxford, per studiare certo, ma soprattutto per combinare un buon matrimonio.
Fino a quando la scorciatoia ad un’esistenza che si scrolli di dosso il grigiore di un percorso già preconfezionato non incrocia Jenny per strada, a bordo di una fiammante Bristol color amaranto. Che la guidi un trentenne belloccio che ha fatto i soldi in modi poco chiari (l’innocenza non è così innocente, in realtà, si tratta di scelte, e in questo il film è molto onesto) non importa, se può aprire alla giovane, e assetata di vita, Jenny, le porte di un mondo dorato, di teatri e palchi d’opera, aste, corse di cani e quattro passi nella Ville Lumiere (molto meno del sesso, vissuto con un certo disinteresse). Con il benestare, s’intende, dei genitori (Alfred Molina e Cara Seymour, bravi a dare ai loro personaggi le intime essenze di volontà gelatinose e smarrite) che si fregano di nascosto le mani di fronte a quell’inattesa fortuna, chè studiare è importante, certo, ma se si può arrivare con meno fatica agli stessi scopi perché non approfittarne? Il risveglio, ovviamente, sarà amaro: ma indispensabile, necessario perché il tragitto compiuto da Jenny sia una vera educazione.

L’hanno già ribattezzata About a girl la sceneggiatura di Hornby. Il film di Lone Scherfig ha sicuramente una marcia in più rispetto al pur dignitoso film dei fratelli Weistz, gradevole commedia e poco più (nonostante Rachel Weistz…chiedo perdono ai numerosi fan).
E’ un film che sa rispecchiare, con grazia, nella crescita della protagonista, in questa sorta di limbo in cui si viene a trovare e che poi si trasforma in consapevolezza, la crescita, lo sviluppo, la trasformazione di un’intera epoca che di lì a poco avrebbe portato Mary Quant e i Beatles, la liberazione sessuale e il sessantotto, il sogno di affrancamento e la rivoluzione, Woodstock e le marce della pace, l’alba di un nuovo, luminoso futuro. Ha tutti questi pregi, tanti, tantissimi, è da vedere. Il fatto che io, personalmente, non riesca a strapparmi i capelli o a capire cosa ci faccia nella cinquina degli Oscar è affar mio. Perdonatemelo. Ma Carey Mulligan, ecco, lei da sola inonda d’incanto il film, e mi fa pensare che in fondo sia sfuggito a me qualcosa.

Trailer|IMDB

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5 Comments

  1. icepick
    Posted 5 marzo 2010 at 10:17 | Permalink | Rispondi

    l’unica spiegazione di come sia finito nella cinquina è che in realtà i candidati sono otto. ma anche così, a mio parere, non si spiega. sopravvalutatissimissimo. la mediocrità e la carineria al potere.

  2. papessa
    Posted 5 marzo 2010 at 10:19 | Permalink | Rispondi

    son dieci mi sa…:)

  3. icepick
    Posted 5 marzo 2010 at 10:25 | Permalink | Rispondi

    oh mamma, ma è un’indecenza! (allora forse ci sta, dai, come decimo scelto)

    :)

  4. Posted 5 marzo 2010 at 13:32 | Permalink | Rispondi

    Mi aggiungo volentieri alla schiera di dei ridimensionatori-del-sopravvalutato-An Education. Ridimensionatori di An Education, su Rieduchescional Channel. Il tocco appiattente della regista grida vendetta per come ha saputo piallare tutto ciò che sulla carta era aguzzo. Rimane il delizioso musetto della Mulligan, che è (molto) brava e tutti le vogliamo bene.

  5. BabiDec
    Posted 5 marzo 2010 at 15:40 | Permalink | Rispondi

    solitamente non giudico e se lo faccio sono molto moderata..ma quì è impossibile!Falso, vuoto e ancora in cerca di un perchè: una ciofeca con in controfiocchi. Con ‘I miei primi quarant’anni’ dei Vanzina, mi sono emozionata di più..giuro!

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