Shutter Island, Martin Scorsese, 2010

Cominciamo ad avvertire che non si può, o meglio non si vuole, parlare di questo film senza fare degli spoiler. Quindi, chi vuole proseguire lo faccia assumendosi le responsabilità.

Se non avete visto il film, se leggete quello che sta sotto, rischiate di rovinarvelo.

A parer mio non c’è molto da rovinare, e ciò che si può rovinare non è di sicuro la trama, però comunque vi svelo alcune cose.

Piuttosto che lasciare riferimenti e non detti, preferisco interrompere quelli che non l’hanno visto e vogliono andare al cinema.

Chiarito questo, proseguiamo.

Minuto 1. Secondo 36. Circa. Primo scambio di battute tra Mark Ruffalo e Di Caprio.

“Ehi, tu sei il mio nuovo partner, non ti ho mai visto prima”

“Eh, nemmeno io ti ho mai visto, anche se siamo su un gommone da ore”

Un’ombra piomba sulla mia mente: “Cazzo, dimmi che non è matto e non allucina tutto dimmi che non è matto e sta sognando tutto. Dimmi che Scorsese non sta facendo Amenabar”.

Avevo ragione, e quindi il pensiero al termine del film è stato: “Uno si ritrova a settant’anni a girare Vanilla Sky, il mondo è davvero crudele”.

Cioè, in realtà l’indizio non è che sia nascosto chissà dove. Di Caprio è su un traghetto che porta su un’isola sperduta nella nebbia con una colonna sonora che fa un casino del diavolo, diretto a un manicomio criminale. Sulla  barca c’è Leo, Ruffalo il capitano che ha paura e qualcuno della ciurma. Come è possibile che sei salito senza vedere quello con cui dovrai indagare per giorni? Su un traghetto di 3 metri quadri?

Il tutto comincia a puzzare, ed è una prospettiva distorta questa, per guardare un film dove ci si aspetta un twist finale che ribalti tutto, oppure una spiegazione clamorosa di quello che sta accadendo.

Insomma, la materia narrativa è molto grezza, quella di Gothika, di Vanilla sky e quella certain tendance du cinéma cialtrone dopo il sesto senso e I soliti sospetti. Se qualcuno ha visto Gothika può ben capire la delusione, che accresce nei 10 minuti dico 10 di SPIEGONE con tanto di lavagna per spiegare 2, dico due, anagrammi di nome che svelano il mistero della “regola del 4”, che sembrava dovesse essere il segreto dei templari.

Ma a un certo punto si muove, dentro di te, la voglia di pensare all’Autore, quello con la A maiuscola, quello che hai visto tante volte i suoi film e se dovessi dire i film più belli della tua vita uno o due suoi ci sarebbero, che allora cedi allo stereotipo romantico e dici che lui è Colui che Tutto Controlla sulla Sua Arte. Si sbaglia, ma è umani. E allora ci si chiede:

“ Ma Scorsese può aver fatto il remake di Vanilla Sky?”.

Seriamente, è una di quelle domande che fa pensare di cercare un altro livello di lettura, e che mette in crisi quintali di certezze.

Infatti, se uno ci pensa un po’, il fatto che Di Caprio possa essere veramente pazzo non è affatto celato, anzi. Innanzitutto ha visioni di continuo: di lager, di cadaveri, di bimbi morti ammazzati, della moglie che gli parla e lui crede a quello che lei dice. Prendere sul serio uno che sente le voci non è un comportamento sano, anche per uno spettatore. Inoltre, la sua indagine, ciò che l’ha portato sull’isola, è una delle cose più sconclusionate mai sentite: un complotto degli anticomunisti assieme ai nazisti che vogliono fare delle cose non molto chiare al cervello di malati di mente per ottenere non si sa bene cosa (telepatia? Esplosioni di cervelli? Il supersoldato? Manicomi bomba su Minsk? Agenti Cia che parlano con Bakunin? Agenti Cia che si credono Bakunin e vengono infiltrati a Saigon?).

Aggiungiamo che la sua fonte è un pazzo che ha interrogato non si sa come. E vuole trovare l’assassino della moglie ma non si capisce bene cosa vuole fargli: dire fare o uccidere e vendicare?

Cié, ok che ci siamo guardati ebeti stagioni su stagioni di Lost, e ce le siamo bevute come se ci fosse un razionalità e un piano nascosto. L’argine alla puttanate narrative si è abbassato, e ciò è male. Anche tutti voi che ridete dicendo “Magic Turtle!” in fondo ci sperate che non vi stiano pigliando per il culo, eh? Credo che a tutto ci sia un limite, e non credo che gli spettatori di Shutter Island siano dei fanatici adoratori delle scie chimiche. E anche le puttanate hanno un limite.

Inoltre, nella prima parte del film è pieno di raccordi di montaggio sbagliati. A meno di pensare che anche Thelma Schoonmaker si sia rincoglionita, e cominciano ad essere un po’ troppi, possiamo con buone ragioni pensare che sia una scelta. Forse sta a significare, semisimbolicamente, la mancanza di continuità e quindi di senso nella realtà del personaggio di Di Caprio?

Tutto ciò sembrerebbe poter far dire: a Scorsese del plot importa poco, tanto che te lo spiattella in facci a pié sospinto, interessa di più costruire un fascinoso omaggio al Corridoio della paura, a noir Preminger Lang Welles e al cinema di Val Lewton, e poi c’è Bocklin e Kafka e il semisoggettivo e che cos’è la verità, disse Ponzio Pilato ecc. ecc. Insomma, fa un film con un doppio livello di lettura: una ingenua, interessata al plot, e una più enciclopedica/competente, interessata alle implicazioni cinefilo filosofiche. E questo renderebbe Shutter Island interessante.

Tutto ok.

Però possiamo anche dire che: “l’omaggio” è uno dei retaggi del postmoderno che ha un poco scassato la minchia, al pari di “è una provocazione” e del mantra “sii te stesso”. È un buon mezzo secolo che si fanno omaggi cinefili, e diciamo che abbiamo capito che non basta in sé, devono essere in qualche modo sensati e fecondi.

Sinceramente, quando sentite “è un omaggio alla commedia all’italiana” non vi corre un brivido lungo la schien? Non vi fa capolino nella mente la domanda “mi sono perso il film in cui Vittorio Gassman dà fuoco alle puzzette?”

Ecco

E poi, capisco le immagini e il taglio delle inquadrature, la lettura ingenua e quella competente, ma quella ingenua deve essere per forza imbecille con lo spiegone con la lavagna? Deve essere necessariamente tutto in vacca (come Lost) per mostrare la complessità della mente, del mondo contemporaneo della visionee di tanto altro?

L’in-vacca non è mai una buona metafora, in generale, anche se la fa uno bravo come Scorsese.

Che poi non è tutto in vacca, per carità, che qualche volta uno si interessa anche a quello che succede, ma sempre con la sensazione di essere preso un po’ per un pirla.

E se lo fa in Buon Vecchio Zio Marin non è bello.

Trailer|IMDB

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6 Comments

  1. Posted 11 marzo 2010 at 13:38 | Permalink | Rispondi

    Condivido la tua sofferenza.

  2. Posted 12 marzo 2010 at 13:57 | Permalink | Rispondi

    Non visto, no. Però, via, il buon Marty dopo L’età dell’innocenza non mi pare ne abbia imbroccate granché, eh? Sprazzi, pizzichi e bocconi, balenii di grande cinema in mezzo a maniera, svogliatezze, pesantezze

  3. massimo
    Posted 13 marzo 2010 at 12:17 | Permalink | Rispondi

    Io l’ho visto due volte: dopo la prima mi sembrava un bislacco guazzabuglio di fantasmi e di incubi. Dopo la seconda ho cambiato totalmente idea e ne ho subito una specie di sinistra fascinazione. Non mi era mai successo prima. Ho bisogno di un medico?
    I primi 5 minuti saranno le musiche, saranno le inquadrature dall’alto dell’isola, li ho trovati meravigliosi.

  4. nico
    Posted 23 marzo 2010 at 01:43 | Permalink | Rispondi

    certo, mi fido di manu e di fede da sempre e forse ho sopravvalutato il film. se davvero l’intentio auctoris intendeva dirci che leo è pazzo, e che gli altri sono normali, e che a un narratore, che esso sia regista o il punto di vista interno, bisogna sempre credere, allora è un film inutile come un film sui vampiri.
    Ma se, come credo: siamo in un nastro di moebius; in cui si rifiuta il confine della patologia che la scienza impone; che contiene rimandi a molta psicanalisi del ventesimo secolo; che rimanda a un sacco di teorie sull’enunciazione e sull’enunciato; dove comanda soprattutto la teoria del paradosso; se siamo all’interno di quattro matriosche diverse che si negano a vicenda, dove devi decidere se credere e a chi credere, se siamo nell'”io sto mentendo”, e inoltre in un film girato con i controcoglioni da scorsese, e non da nolan (col rispetto che ho per n.due grandi film di nolan), ecco allora me lo vado a rivedere due tre volte come ho fatto con mulholland drive cosi prima o poi mi convinco anche io che Ben Kingsley era quello sano.
    vi abbraccio amici.
    N.

    • manu
      Posted 23 marzo 2010 at 11:04 | Permalink | Rispondi

      anche io mi fido di Nico, però non ci vedo questa complessità in Shutter Island. A differenza della struttura per es. di Mulholland Drive (a nastro di Moebius, se vogliamo), qui si hanno due definizioni di realtà distinte e contrapposte che di fronteggiano. Chiamiamole semplicemente “complotto” e “pazzia”, per intenderci.
      Sono mutuamente esclusive, però ci sono degli elementi di realtà che ci fanno pensare che sia un film di vampiri. L’ipotesi “complotto” è sempre minata, sempre bacata, sempre indietro su quello che succede. L’ipotesi “pazzia” è invece suggerita da milioni di elementi, tra cui la stessa inconsistenza dell’ipotesi “complotto”. Quella di Di Caprio è un’indagine cieca, malati fin dall’inizio, che non ha prove, non ha precise tesi, non ha nulla in mano.
      E il finale, che potrebbe sembrare ambiguo, non è ambiguo narrativamente ma eticamente. Cioé, di Caprio decide eticamente di farsi lobotomizzare per non essere più preso nella dimensione tra realtà e sogno, per non accettare una realtà in cui non crede nemmeno lui, su cui ha ancora dei dubbi, che non sa se è vera ma deve credere che sia vera perché il mondo decide cos’è sapere.
      Insomma, io non ci vedo compenetrazione tra mondi differenti e gioco di soglie, in cui enunciazione e enunciato si spostano di continuo. vedo un film che gioca su questo ma in modo un po’ semplicistico, spargendo dubbi, questo sì, sia mentali che emotivi, ma che ha una struttura “semplice”: due mondi in relazione biunivoca e autoescludente.
      non c’è reale indecidibilità (pazzo Kingsley o Di Caprio), ma una decisione con qualche sfumatura di dubbio, come la fine di un Nightmare qualsiasi “ma Freddy è davvero morto?”.
      Suntando: ok, più complesso di Il sesto senso ma Mulholland Drive lo vede con il binocolo.

  5. Posted 3 aprile 2010 at 13:14 | Permalink | Rispondi

    Ciao, siccome ti stiamo tirando in mezzo, mi sembrava giusto fartelo sapere…

    http://www.speropoli.it/2010/03/27/shutter-island-il-paradosso-della-follia/

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  1. […] a Martin Scorsese. Ha già detto tutto – al solito benissimo – Manu. Non posso però non aggiungere un elemento che mi ha molto infastidito. Anzi due. Comincio dal […]

  2. […] visto il film, se leggete quello che sta sotto, rischiate di rovinarvelo. blog: secondavisione | leggi l'articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un commento […]

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  4. […] filodrammatico – Mark Ruffalo per Shutter Island – Liam Neeson per A-Team – Pippo Delbono per Io sono l’amore – Johnny Depp per Alice in […]

  5. […] tre minuti, per essere sicuri che stiano tutti seguendo. Almeno non c’è lo spiegone finale tipo Shutter Island, e meno […]

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