Revanche – Ti ucciderò, Götz Spielmann, 2008

Con un protagonista così, una specie di laconico Franco Causio biondo col mullet, che spacca legna per metà film (giuro), nessun film può essere brutto.

Non è che si vedano tanti film austriaci, ma la sensazione che si prova è che non siano esattamente finanziati dall’ente per il turismo nazionale. A parte Haneke, ricordo anche un Canicola che descriveva l’allegra joie de vivre del paese alpino. Un po’ come accade per i film belgi, che ritraggono la nazione come uno dei posti più sanamente disperati al mondo. “Venite in Austria, abbiamo i sobborghi più noiosi del pianeta!”. “Venite in Austria, per una disperazione senza ostacoli”

In attesa di essere smentiti da commenatori che conoscono la tagliente ed esilarante commedia austriaca, noi ci accontentiamo di questo film popolato da delinquenti di mezza tacca monosillabici, poliziotti impotenti e in panico, vecchi suonatori di fisarmonica in punto di morte, puttane ucraine sfruttate, sogni andati in vacca, papponi viscidi, casalinghe disperate, legna da spaccare. Tanta legna da spaccare.

A parte gli scherzi, tutti questi personaggi vanno a costruire un film dalla trama molto semplice fin quasi a raggiungere lo status di racconto morale. Il protagonista con il mullet, Alex, delinquente di mezza tacca che fa il tuttofare in un bordello, prova a scappare con la sua amata, Tamara. ma durante la rapina per ottenere i soldi per fuggire a Ibiza e aprire un locale, lei rimane uccisa. Questo non è solo il punto di rottura dell’equilibrio, ma anche il cambio di registro del film. Se prima si era più dalle parti dell’osservazione entomologica della realtà e del disagio, di Alex e della periferia metropolitana ma anche della campagna, subito dopo diventa meditazione sulla vendetta e sul suo senso. Come comportarsi con il poliziotto che ha ucciso Tamara? Ucciderlo o altro?

Tra un ciocco di legno spaccato e l’altro, ci si aspetta sempre che succeda qualcosa di molto violento, di destabilizzante, ed è un’attesa che viene mantenuta di continuo, continuamente spostata mentre Alex si ritrova a fare il contadino nella fattoria di suo nonno per stare il più vicino possibile all’assassino, anche se non si sa quanto colpevole. Non è più pura osservazione ma messa in scena di un gioco morale, un dilemma in cui ogni pedina è appropriatamente collocata. Rimane l’atmosfera opprimente, della campagna e non della città, ma lo è soprattutto perché ci sono legami oscuri tra i personaggi, tutti deboli, tutti allo stesso tempo piuttosto squallidi e piuttosto umani. E il gioco affascina, anche perché è condotto intelligentemente tra inquadrature insisitite e silenzi e sottrazioni (lo so, è uno degli stilemi più vieti della rappresentazione autoriale del disagio al’europea, ma se è fatto con criterio lo si può ancora accettare).

Candidato all’Oscar come miglior film straniero l’anno scorso, non si capisce perché sia stato distribuito, non sembra molto appetibile dal grande pubblico, e perché sia stato distribuito solo ora. Però se ne è contenti.

Non andremo in Austria in vacanza, non spaccheremo legna compulsivamente, ma il film merita di essere visto.

Trailer|IMDB

Annunci

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: