Il nostro viaggio nel cinema italiano/1: Iago, Volfango De Biasi, 2009

Iniziamo qui, e continueremo ogni sabato, a esplorare il cinema italiano del XXI secolo.

Trama:

Si dovrebbe sapere, comunque interpreti e contesto meritano un accenno.

Venezia. Iago (Nicolas Vaporidis) è un giovane e brillante studente di architettura. Quasi un genio, ma ha un difetto, è povero e di umili origini. Nonostante ciò, si innamora della bella e ricca Desdemona (Chiatti), figlia del rettore Brabanzio (Lavia). E questo dovrebbe bastare. A tutti. Invece, Desdemona preferisce Otello (Aurelien Gaya), che di cognome fa Moreau (sic), ricco e amico di famiglia, che lo scavalca anche professionalmente, sebbene in modo immeritato. Iago allora decide di vendicarsi e comincia a ordire intrighi per ottenere l’amore della bella per quanto de legno Desdemona e il successo professionale.

Però tutto in versione commedia romantica eighties (siamo dalle parti de Il segreto del mio successo, giusto come idea). E qui diciamo che si presentano i primi problemi

Giudizio sbrigativo:

Più che la trasposizione dell’ Otello shakesperiano ai giorni nostri sembra la messa in immagini di Colpa di Alfredo di Vasco Rossi. Tra gli architetti.

Perché lo abbiamo visto?:

So che con questa affermazione mi potrei giocare una fetta di credibilità, ma a me Nicolas Vaporidis  piace. Non credo che sia un genio della recitazione,  ma uno che sa fare abbastanza, che ha idea di quello che vuole fare (film per target giovane), e lo fa con passione e convinzione anche negli errori. Insomma, alla fine mi sta simpatico e ha un’idea di cinema un poco diversa, nel panorama. Quando tra una decina d’anni farà una grande interpretazione nel ruolo di un poliziotto/criminale segnato dalla vita ci risentiamo. Oppure mi farò risentire io se si sarà tramutato in Luca Barbareschi.

Inoltre, dopo Baricco rilegge Omero, Lorenzo Cherubini rilegge Mozart ci sta pure che Volfango De Biasi rilegga Shakespeare.

Trepidante attesa per Mara Venier rilegge la relatività ristretta.

La domanda a cui si cerca di rispondere è: a chi è venuta in mente la brillante idea di tramutare una tragedia in una commedia sentimentale anni ’80? Possiamo anche, da un certo punto di vista, ammirare il coraggio e la follia di questo progetto, ma era evidente fin dall’inizio che si stagliava grande come un iceberg la possibilità dell’immane cazzata.

Fulmine di Pegasus

(alias triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca alias buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto alias “la mia arte si esprime nella visione”):

La scena della festa di carnevale a casa del priapico Cassio, laddove Otello frega Desdemona a Iago. Soldi spesi, male, in comparse e nel cercare di vestirli come degli imbecilli. Dovrebbe sembrare sfrenata e lasciva, ma l’abuso di totali senza arte né parte e la luce TUTTA APERTA fanno rimpiangere la tensione sessuale della tombolata dell’oratorio. Però vestiti come se fossero mooolto lascivi, mica quei pantaloncini da scout. Menzione speciale per il premio “Cristo, ma lo stai girando davvero!” per numero di travestitismo di Roderigo, l’amico di Iago.

Momento Caprera

(alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate)

Se fossimo crudeli, diremmo tutto il resto. Se dovessimo scegliere, diremmo le scene in cui recita il povero Otello, doppiato di merda, probabilmente l’operatore audio in quei giorni aveva la pertosse, in particolare quando litiga con Cassio che invece di lavorare, mette ordine nel suo archivio di scopate, composto da polaroid delle tipe (tutto vero, giurin giurella).

Dai, dai, dai che la giriamo

(alias la scena in cui il film sembra decollare)

Direi la depressione di Iago dopo che Otello gli ha ciulato donna e posto alla Biennale. Scritta un po’ meglio, girata con un po’ di vicinanza, sembra preludere ad una svolta del personaggio che proprio non sia una vaccata.

Enchanted Bunny

(alias la scena in cui il film si suicida):

a scelta

– prima battuta pronniciata da Iago “abbiamo il dovere di proporre mondi migliori perché siamo in grado di sognarli”

– (spoiler) Desdemona che dice a Iago “Sei uno stronzo, e perché sei uno stronzo ti amo” su Love is Noise dei Verve

– (spoiler) il controfinale in cui Otello diventa omosessuale sedotto da Roderigo (giuro, giuro, davvero)

Tarallucci e vino:

(alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto)

Si, conflitto tra ricchi e poveri, tra chi deve lottare e i ricchi molli che vivono di amicizie e favori. Il nemico è quindi l’alta borghesia intellettuale. Maledetta Capalbio.

La società si prende le sue colpe?:

Ovviamente si. E sono tante queste colpe. L’incipit è a prova di imbecille: il tema del film è la “meritocrazia”, impossibile in Italia, solo una favola che ci raccontano ma che non corrisponde alla realtà. I ricchi favoriscono sempre i ricchi e gli amici degli amici, e in fondo la zia veneziana che ospita Vaporidis ha ragione continuando a ripetergli  ” te sei un poverasso e te rimarrai sempre un poverasso”.

Indice di in-vaccabilità

(alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”)

6,5 su 10

Iago riesce a conquistare quello che vuole sono tramando e intrigando, contro una società che non premia il merito. Cioè, riesce solo diventando uno stronzo, più degli intellettuali e dei figli di intelluettuali che lo circondano ad architettura. Quindi, se avesse avuto successo, avrebbe potuto generare commenti di Repubblica e de Il giornale. Non furibondi, perché tutti sono per la meritocrazia.

Indice “Montale e i suoi limoni

(alias sfoggio di high culture a caso):

8 su 10

L’ispirazione da Shakespeare è roba forte, ma nessuno la prenderebbe sul serio. Cioè, non è Romeo+Giulietta. Spero che nessuno lo abbia pensato neanche fermo sullo zerbino del cervello.

Aggravante micidiale: qua e là sono sparse battute sull’architettura: “creiamo spazi condivisi e vivibili,  spazi condivisi, accessi democratici ai luoghi, vivibilità, sostenibilità e recupero degli spazi”. Giusto per non rischiare di sembrare poco cialtroni ma sul pezzissimo.

Indice di Tarantinabilità

(alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)

2,5 su 10

Poca roba, dipende dalla carriera di Vaporidis. Se avrà una qualche credibilità, saluteremo la sua tragedia/commedia che ribalta i soliti stereoripi come qualcosa che era una boccata d’aria fresca negli anni dell’Ozpetekismo. Se no, ce ne dimenticheremo con sollievo.

Maggio 2007

(alias segnali di calendario possibile alias tette laterali)

Solo una piccola trasparenza del vestito sul finale. In compenso, salutiamo una bellissima Laura Chiatti nella sua peggiore interpretazione. Di sempre.

Ce lo meritiamo?

Gli architetti sicuramente sì. Gli altri un po’ meno.

IMDB|Trailer

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