Il nostro viaggio nel cinema italiano: L’Invasione degli Astronazi, Alberto Genovese, 2009

Trama: Degli alieni provenienti da Aldebaran, sono in possesso del cervello di Adolf Hitler. Lo metteranno a capo di una flotta di navi spaziali – a forma di svastica rotante – con lo scopo di portare morte e distruzione sulla Terra. Nel frattempo, sul nostro pianeta, un artista incompreso e il suo amico nerd/hacker hanno messo in piedi una truffa telematica da tantissimi milioni di euro. I due, che hanno già la polizia alle calcagna, non sanno che i soldi su cui stanno per mettere le mani sono del Diavolo in persona. Inutile dire che Lucifero è piuttosto scontento e, mentre l’invasione delle navicelle svasticate impazza, invia il suo emissario Mordechai a recuperare i soldi e a fermare i due giovani e simpatici truffatori…

Giudizio sbrigativo: Il film, nelle intenzioni un omaggio alla Sci Fi ’50 e alla poetica alla Ed Wood, è sfortunatamente noioso e piuttosto triste. Quanto è notevole l’idea di partenza, quanto è deludente la realizzazione.

Perché lo abbiamo visto?: Come resistere a un titolo e a una locandina del genere? L’abbiamo visto felici e speranzosi, perché il nostro cinema non dovrebbe essere fatto solo di film dai temi profondi e intelligenti, ma anche di film divertenti, di genere, fieramente stupidi, piccoli, ecc…

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”): Il regista Alberto Genovese, già autore di tanti corti di genere, ha dichiarato che il suo film vuole essere un omaggio a un’idea artiginale di Cinema. Più la soluzione è povera e bassa quindi, più è vicina alle intenzioni dell’autore. Vanno considerate quindi come dei Fulmini di Peagsus le sequenze di repertorio su cui poi Genovese, pensando intensamente a Ed Wood, ha sovraimpresso le sue navi spaziali. Allo stesso modo va intesa quella in cui un action figure di un simil Godzilla – con tanto di elmetto e giacca militare – si aggira tra dei palazzi rompendo e spaccando tutto. Gli unici soldi spesi, sono stati impiegati nella costruzione al computer degl interni della navi spaziali. Probabilmente però il computer usato era un Sinclair ZX Spectrum e quello che stava dietro ai tasti era Aleandro Baldi (non si spiega altrimenti il fatto che non ci sia MAI una prospettiva una azzeccata…)

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate): Come abbiamo detto tutto il film si base sull’idea che con poco si può raccontare molto. Tolte quindi le sequenze in cui vengono utilizzati degli effetti, rimangono quelle di dialogo tra i protagonisti o quelle di raccordo… e qui ci sono i problemi maggiori del film. Tutto è dilettantesco, brutto e girato molto male.

Dai, dai, dai che la giriamo (alias la scena in cui il film sembra decollare): L’inizio. Sarà che l’idea di base è molto bella, ma l’attacco del film, con i due alieni che parlano tra di loro e spiegano che vogliono conquistare il mondo tramite navicelle spaziali a forma di svastica, mi ha fatto sperare per il meglio.

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida): I momenti in cui ho pensato di schiacciare forte Stop sul telecomando del mio lettore dvd sono stati due. Il primo è quando spunta un telepredicatore vestito da prete con una croce nera disegnata sulla fronte (tipo Sam Neill ne Il Seme della Follia?) che in uno spot dice delle cose come “Liberati dei tuoi soldi! Dalli a noi della Chiesa che li useremo attarverso il Cristo!“. Il secondo è quando il film sbanda pericolosamente verso la temuta “linea comica“. I due protagonisti scappano dalle navicelle spaziali per raggiungere un Bancomat, dove potranno ritirare i soldi della loro truffa. Arrivano sotto un portico di un palazzone di periferia e si bloccano davanti a una serranda abbassata sui cui è appeso un cartello “Chiuso per Invasione”. In sé la sequenza dovrebbe far ridere e invece non strappa nemmanco una risata denti stretti, ma soprattutto ti fa pensare: “Ma perché non ha inquadrato un vero Bancomat ma la vetrina di un bar chiuso? Perché quello dovrebbe essere un Bancomat? Anche mio cugino di anni 5 capisce che qullo non potrà mai essere un Bancomat. Neanche in un film che si intitola L’Invasione degli Astronazi”.

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto): Di conflitti ce ne sono molti. Il primo, e più evidente, è Alieni Vs. Umani. Tra gli umani però ci sono tanti altri conflitti, riconducibili a un unico grosso filone: il protagonista viene presentato mentre si lamenta del fatto che la sua Arte non è capita e compresa dal grande pubblico (Giovani Vs. Matusa). La polizia tallona i protagonisti (Giovani Vs. Matusa 2). Satana e i satanisti, vestiti eleganti, tallonano i protagonisti, vestiti in modo sbarazzino. (Giovani Vs. Matusa 3).

La società si prende le sue colpe?: Il film è ambientato nell’immaginaria città di Vistakovia che, in barba al nome sinistrorso, sembra essere vicina agli Stati Uniti come al resto d’Europa. Siamo in una specie di realtà parallela, in cui l’inquinamento è altissimo e sembra esserci un qualche regime, ma il tutto rimane poco chiaro e soprattutto poco sviluppato. Anche se in teoria dovrebbe essere uno degli elementi del film, non esiste una società né una controparte.

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”): Questo è forse il punto più complesso del film. Si potrebbe essere tratti in ingano dal titolo. In realtà i nazisti non vengono usati in modo “politico”, ma funzionano come omaggio a i “Vecchi Mostri da film Sci-Fi“. Gli alieni sono nazisti come lo sono le donne licantropo del trailerino firmato Rob Zombie in Grindhouse, cioè zero. Sono dei cattivi e basta. Per il resto c’è molta confusione: a sconfiggere gli alieni/nazi è un poliziotto, il quale viene presentato come “matusa” e avverso ai Giovani. Satana è mosso solo da cupidigia, è cattivo, ma anche lui fa la sua parte contro gli Astronazi. Ciò detto qualcuno si deve essere preoccupato che il film potessere essere visto come un manifesto rivoluzinario bolscevico, per cui in chiusura non ci si risparmia neanche una battuta bipartisan e riparatoria (“la prossima volta al posto di questo coi baffetti, utilizzeremo quello russo col pizzetto!“).

Indice “Montale e i suoi limoni“ (alias sfoggio di high culture a caso): I titoli di testa sono abbastanza chiari. “Storia tratta da una discussione tratta da il forum ilmucchio.net“. Lascio a voi qualsiasi riflessioni su cosa questo significhi in termini di Cultura, utilizzo dei nuovi media, e robe 2.0 La cultura però per Genovese passa attraverso quello che potremmo chiamare il “metodo Ed Wood“, ovvero – come già detto – utilizzare gli stessi metodi lavorativi del modello che si desidera omaggiare. Oltre a questo è da notare la presenza di Massimo Gardella, scrittore di fantascienza autore dell’ottimo Il Quadrato di Blaum, nella parte di Horace Seymour, esperto di comportamenti extraterrestri. La locandina è un chiaro omaggio a quella di Journey to the Far Side of the Sun. Si segnala anche la maglietta dei Def Leppard del protagonista (che non so se vuole essere un omaggio, ma mi faceva piacere dirvelo) e un dialogo in cui viene citato il romanzo La Guerra dei Mondi. Va detto però che, sempre perseguendo la temuta “linea comica” e tentando di strizzare l’occhio a “quelli che ne sanno”, il libro viene volutamente accreditato a Orwell… E invece è sbagliato! Eh? L’hai colta? Eh?

Indice di Tarantinabilità (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?): Piuttosto alto. Il merito è ancora una volta del titolo e del corredo grafico del film. Non solo la locandina è molto tarantinabile, ma l’idea della navicella a forma di svastica sembre perfetta per essere recupearata dal prossimo Eli Roth (leggi registucolo con qualche idea al servizio di sua maestà Quentin).

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali): Al quarto minuto, sfruttando il fatto che parte del film è girato come se passassimo da un canale televisivo all’altro, tra un telegiornale e il prete predicatore pazzo, si vedono due belle tette al rallenti, probabilmente scippate da una pubblicità di qualche telefono zozzone. Sfortunatamente questo è l’unico momento pecoreccio del film. Il fatto che fosse posto al quarto minuto, mi ha fatto ben sperare per il prosieguo del film. In realtà è un evidente amo per i boccaloni come me…

Pubblico? Quale pubblico?: Beh, se escludiamo quei pochi pirla, di cui mi bullo di far parte, che alla notizia che esiste un film italiano dal titolo L’Invasione degli Astronazi cominciano a ridere e a battere le mani forte tutti emozionati, direi nessuno. No, beh… Tutta la cricca di giovani registi di cortometraggi non allineati italiani, quasi sicuramente organizzeranno serate su serate in piccole sale in paesi di provincia per vederlo, sperando fortissimo in qualcosa di nuovo e travolgente. Tutti poi si faranno dei gran complimenti su forum, siti, blog e social network, anche se in realtà si sono annoiati a morte.

Ce lo meritiamo? No. Dispiace dirlo, ma ci meritiamo di meglio.

Sito | Trailer

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One Comment

  1. Sara
    Posted 10 aprile 2010 at 15:21 | Permalink | Rispondi

    e io che speravo in qualcosa tipo be kind rewind….

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