Departures, Yôjirô Takita, 2008

Quest’anno, con colpevole ritardo, mi sono visto tutto Six Feet Under. Ci siete già passati? Nel caso foste ancora vergini, vi obbligo a comprarvi ORA il megacofanetto omnicomprensivo con tutte le cinque bellissime stagioni. Ok, non ho ancora visto The WireBattlestar Galactica, ma posso serenamente affermare che Six Feet Under, per ora, è la serie televisiva più bella, completa e complessa su cui abbia mai messo gli occhi. Ma tipo che ogni tanto, a distanza di mesi da quando ho completato la visione, mi ritrovo a pensare che mi mancano i suoi personaggi come possono mancare degli amici veri. Questo, mi rendo conto, dice tanto sulla gestione della mia sfera affettiva, ma vi posso assicurare che non è solo colpa mia… Il principale colpevole è Alan Ball, il quale ha avuto una di quelle intuizioni che ti cambiano la vita. Come nessun altro prima di lui (soprattutto in televisione), ha compreso l’importanza del corpo. Sfruttando il fatto che i Fisher, i protagonisti, sono degli impresari funebri, mette sempre al centro di ogni episodio un corpo. Un corpo vuoto, morto, defunto. Un cadavere che viene mostrato senza pietà in tutta la sua possenza, e che soprattutto pesa come un macigno sulle vite e sulle relazioni di chi rimane. In questo senso Six Feet Under rimane un prodotto imbattibile e inarrivabile. E forse, dato che perché per me Departures arriva subito sopo, il paragone con la serie di Ball mi sembra veramente difficile da evitare.


Departures racconta la storia di Daigo, un giovane ragazzo che, dopo aver tentato senza successo la carriera di violoncellista, decide di tornare a vivere in campagna. Qui trova un nuovo lavoro: diventa un cerimoniere funebre. Il suo compito è quello di pulire, truccare, vestire e posizionare nella bara i defunti. Questa occupazione, inizialmente ripudiata e considerata imbarazzante, lo aiuterà a fare i conti con il suo passato e a vivere più serenamente il suo futuro. Non ci crederete mai, ma Departures esce in Italia con un ritardo indegno. Girato nel 2008, ha vinto l’Oscar come miglior film straniero nel 2009, due premi importanti al Far East Film Festival di Udine e tutto il vincibile in Asia. Da noi arriva due anni dopo, ovviamente doppiato, ma fortunatamente col titolo internazionale (sarebbe stato molto bello vederlo in sala titolato, chessò, Se muori, ti seppellisco!). Departures è un buon film con molti difetti. Certo, l’idea della realizzazione di sé attraverso la comprensione del dolore altrui e del rispetto per i morti è efficace e ben descritta, ma non si può fare a meno di trovare qualche pecca. Il film di Yôjirô Takita risulta particolarmente pesante e didascalico nel dipingere il ritorno alla vita bucolica come qualcosa di magico e già di per sé conciliante. Distanti dal caos delle metropoli, tutti hanno parole sagge da dire, tutti sono più consapevoli dei pregi ma soprattutto dei limiti di questa nostra fugace permanenza nel regno dei vivi e, tra i ciliegi in fiore e le piccole e semplici verità della vita, ogni tanto si sfiora l’effetto Mulino Bianco. Insomma, tornando al paragone con Six Feet Under, qui i corpi sono più “leggeri”. I morti sono dei fantasmini buoni che, dopo aver abbandonato il loro involucro, lasciano per chi resta solo una dolce malinconia o dei bei ricordi. E non quel senso di impotenza, di tristezza e rassegnazione che invece sarebbe lecito aspettarsi.

Muori sano, torna alla natura (che ti si accolglie col violoncello della fantasia).

Muori sano, torna alla natura (che ti si accoglie col violoncello della fantasia).

BONUS: proponiamo per i gentili lettori, un estratto dalla bellissima recensione di Natalia Aspesi apparsa sabato 10 aprile sulle pagine del quotidiano nazionale Repubblica. True story.

“… Il regista, di cui nulla so é Yôjirô Takita, gli attori, attraenti, hanno nomi che non si ricordano, si resta incantati e commossi da questa visione poetica e lieve della morte, dal rispetto per le tradizioni che rendono sontuosa la modernità, e dai tanti inchini e modi cortesi, che sono stati cancellati dal nostro modo di vivere.”

IMDB | Trailer

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One Comment

  1. Posted 13 aprile 2010 at 01:10 | Permalink | Rispondi

    l’ho visto in originale zompando a pié pari l’ipotesi-orrore del doppiaggio. concordo cmq. il film è molto bello ma no perfetto.
    Six feet under poi è inarrivabile. Uno dei miei serial del cuore.

One Trackback

  1. […] equo e solidale – I gatti persiani, di Bahman Gobadhi – Donne senza uomini, di Shirin Nestat – Departures, di Yojiro Takita – Good Morning, Aman, di Claudio Noce – Il mio amico Eric, di Ken […]

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