L’uomo nell’ombra, Roman Polanski, 2010

Roman Polanski, come altri grandi registi, ha sempre avuto un rapporto particolare con i generi: senza arrivare alle vette di Kubrick è però (quasi) sempre riuscito a reinterpretarli in maniera personale, raggiungendo picchi come Rosemary’s Baby e affossamenti come Pirati. In questo caso il regista si rifà (pare in maniera molto precisa) al romanzo di Robert Harris Il ghostwriter, sceneggiandolo insieme all’autore: un thriller, dunque. L’uomo nell’ombra mantiene tutte le promesse, ma non dà nulla di più.

Cominciamo dai lati positivi: innanzitutto il personaggio dello scrittore incaricato di fare da ghost writer per l’ex primo ministro britannico (nei guai per presunti crimini di guerra) Lang, interpretato (maluccio) da Pierce Brosnan. Questa figura di uomo qualunque, di scrittore non scrittore, di investigatore per caso, come nella migliore tradizione del cinema classico hollywoodiano, è decisamente tra le cose migliori del film. Un’altra caratteristica degna di nota è la casa dove Adam Lang è in esilio: una villa hi-tech su un’isola in mezzo all’oceano, al largo delle coste del Massachussets, sferzata da pioggie e venti e dominata da grigi e azzurri cupi. Insomma, una specie di Shutter Island con la costa bassa dopo una botta di gentrification. E quindi il film è decisamente buono quando tiene quel personaggio in quell’ambiente. Ma il curioso ghost writer (interessante che non si conosca mai il suo nome) si rende c0nto che dietro alla morte del suo predecessore non c’è un incidente, come molti vogliono fare credere. Lo stretto collaboratore di Lang, incaricato di scrivere le sue memorie, forse sapeva qualcosa sull’oscuro passato di questo giovane e spregiudicato politico, e quindi l’investigatore-per-caso, grazie a un navigatore satellitare, esce dall’isola e scopre che…

Il finale, peraltro non del tutto convincente, non ve lo riveliamo. Ma avete capito che qua, come in Frantic, Polanski rifà Hitchcock. Ma se nel film con Harrison Ford il regista riusciva a costruire sequenze memorabili e manteneva la tensione ad alti livelli costantemente, qui si concentra inizialmente sull’atmosfera di paranoia e controllo dalla quale è investito il personaggio di McGregor. E riesce nello scopo (l’Orso d’argento a Berlino è giustificato da questo?). Ma quando la trama prende la strada della detection “in esterni” vera e propria, il film si tramuta in una divertente (ma prevedibile) corsa a tappe, salvata solo dalla credibilità del protagonista, spaesato senza essere ingenuo. Mereghetti, sul “Corriere della Sera”, ha scritto che Polanski fonde il thriller gotico con quello politico: gli elementi, è vero, ci sono, ma tutto rimane un po’ in superficie e poche sono le cose davvero incisive che rimangono dopo la visione, per quanto piacevole possa essere.

IMDB | Trailer

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3 Comments

  1. BabiDec
    Posted 20 aprile 2010 at 16:45 | Permalink | Rispondi

    mi ha coinvolta più o meno quanto ‘An Education'(vedi mio commento in questo blog) e quell’Alfred Hitchcock fra le keywords, mi fa arrabbiare anche più della banalità della trama (riassumibile così: non hai Internet, un TomTom, un mobile phone? Che sfigato! Scordati il thriller!). Certo Ewan McGregor è bravo e precisino come al solito (oltre che bello da fare schifo) ma quella tracolla poteva anche lasciarla sul set dell’ ‘Uomo che fissava le capre’… repetita iuvant sed stufant.

    • oribuz
      Posted 22 aprile 2010 at 02:47 | Permalink | Rispondi

      io credo ci fossero molte cose buone: il personaggio della moglie del premier mi è piaciuto molto, battute e tensione si mescolavano in alcune parti del film in modo molto particolare, poteva essere un pò più serrato il tempo narrativo, ne avrebbe guadagnato moltissimo, ma i dettagli e la cura della regia sono fantastici

  2. BabiDec
    Posted 22 aprile 2010 at 09:26 | Permalink | Rispondi

    probabilmente hai ragione. Sono io a chiedere troppo. Il personaggio della ‘moglie’, certo non è imbarazzante come quello del ‘professore’ ma sarebbe risultato più interessante se non fosse stato così stereotipato e prevedibile. Se hai visto due/tre noir (serie A, B, Z … non importa) capisci subito come andrà a finire (e vorrei sapere che accidenti c’entra Hitchcock con tutto questo!). Mettici pure la lentezza e i troppi tempi morti … l’unica cosa che merita è Jim Belushi, che ho riconociuto giusto alla fine della sequenza!:)

One Trackback

  1. By Vitaminic – Isole e partenze on 14 aprile 2010 at 14:56

    […] Il primo film in scaletta è l’ultimo lavoro di Roman Polanski, L’uomo nell’ombra, vincitore dell’Orso d’argento a Berlino: nel cast Ewan McGregor, Pierce Brosnan e Kim Cattrall. Opinioni differenti: sebbene la redazione pensi che sia un buon film, c’è chi è più scettico e chi tende ad assolverlo da tutti i punti di vista o quasi. Ne abbiamo parlato anche sul blog. […]

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