Oltre le regole – The Messenger, Oren Moverman, 2009

Violetta Bellocchio, nella sua rubrica su Rolling Stone, dice che The Messenger (il titolo italiano no, dai, pietà) appartiene a due generi: “il Bel Film Di Una Volta” e il film della “guerra a casa”. Verissimo. Ma l’opera prima come regista di Oren Moverman può essere capita ancora meglio in uno dei suoi lati migliori se, forzando un po’ la mano, la si avvicina ad un altro genere, quello dei “buddy movies”, ovverossia quei film che raccontano il rapporto (spesso la forte amicizia) tra due personaggi, perlopiù due uomini. In realtà il capitano Stone (Woody Harrelson) e il pluridecorato sergente Montgomery (Ben Foster) vengono messi insieme dalla burocrazia militare, per caso: hanno l’ingrato compito di correre dalle famiglie dei soldati morti in Iraq per comunicare la morte di un congiunto. Se Stone sembra di pietra (urgh) nel seguire le procedure e nel rimanere impassibile di fronte alle sfrenate manifestazioni di dolore dei parenti, Montgomery è sempre sul punto di crollare: sarà anche perché ha appena sfiorato la morte in Medio Oriente, è stato mollato dalla tipa e, insomma, non se la passa benissimo. I due hanno un rapporto bellissimo e ambiguo, ben tratteggiato dal regista, che scrive il film insieme a Camon jr: l’ostilità di Montgomery il giovane nei confronti della eccessiva fedeltà militare (e alle regole, le procedure, i manuali) di Stone il vecchio non porta mai ad un conflitto aperto: è il Paese stesso ad essere in guerra, anche se non lo si dice mai. Ma, sorpresa, nei rari momenti di apertura è Stone a cedere e a “chiedere” un’amicizia non prevista, non soggetta a norme, non prevista, al suo inferiore di grado, facendone di volta in volta le vesti di padre, di “older buddy” o, più semplicemente, di superiore. Essere amici, complici, “buddies”, è un ordine?
Questa tensione non si risolve mai: i due non diventano amici, e non si picchiano neanche per poi abbracciarsi e darsi pacche sulle spalle. Si confessano l’un l’altro, ma discretamente, come non ti aspetteresti e senza conseguenze immediate. L’emotività imprevista, insoluta, è una delle chiavi del film. Non ci sono le tragedie dove senti che possano esplodere, esattamente come nessuno dei parenti si aspetta che quei due in alta uniforme siano lì alla porta di casa proprio per dare quella notizia che dovrebbe essere tenuta sempre in tasca, dal momento in cui il figlio ventenne, la ragazza ispanica, il marito ormai non più amato partono per l’Iraq. Eppure, per quanto razionalmente prevista e possibile, la morte, la brutta notizia, porta a sconquassi emotivi (non così diversi, mutatis mutandis, da quelli che Reitman ci mostra in Tra le nuvole) di fronte ai quali i protagonisti devono non-reagire, non-toccare, non-empatizzare. A queste cose ci penserà un “ufficiale addetto che la contatterà nelle prossime ore”. Ma Montgomery non ci sta: ha bisogno di rompere la forma, tenere le mani, abbracciare, per quanto sia proibito farlo. E incontrerà quindi una vedova, l’unica che si rende conto che è dura anche per i messaggeri dire quello che devono dire. Samantha Morton in questo è straordinaria: una donna in carne, stanca nel viso e nell’anima, spossata e stranita dall’odore di odio che sente sulla camicia del marito nuovamente al fronte. La non storia d’amore tra lei e il sergente è straziante è bellissima: in tempo di guerra è quasi impossibile lasciarsi andare gli uni agli altri, soprattutto quando il conflitto è entrato in casa, e le regole non diventano un modo di formare la realtà, ma una deduzione pratica del senso di morte quotidiano che investe un Paese intero. E raramente abbiamo visto film che abbiano trasmesso questo senso di lutto perpetuo in maniera così sobria, sincera e convincente.
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One Comment

  1. Posted 27 aprile 2010 at 12:04 | Permalink | Rispondi

    Finire tra i tag di Seconda Visione è un sogno che si avvera.

    Peccato che non ho una rubrica su Rolling Stone: faccio solo un pezzo ogni tanto.

    Con immutata devozione,

    VB

One Trackback

  1. […] attrice – Samantha Morton per The Messenger – Oltre le regole – Mélanie Laurent per Bastardi senza gloria – Abbie Cornish per Bright Star – Sylvie Testud per […]

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