Fantastic Mr. Fox, Wes Anderson, 2009

Chissà se adesso Gabriele Salvatores, il regista italiano che ha dimostrato una notevole dose di personalità saccheggiando a piene mani l’universo visivo di Wes Anderson nell’ultima fatica (per noi) Happy family, si metterà a girare un film in stop motion. Ve lo immaginate, magari con i pupazzi di Abatantuono e Ugo Conti che pontificano sulla vita fumando canne di plastilina? La scopiazzatura da parte del regista milanese del piccolo mondo dell’autore texano dimostra come quest’ultimo sia uno dei pochi della nuova generazione statunitense ad aver creato una cifra stilista riconoscibile, un immaginario fatto di dettagli, occhiali dalla montatura spessa, font Futura Bold, malinconico modernariato, ricordi infantili, padri assenti e sentimenti repressi. Come dimostra ulteriormente Fantastic Mr. Fox, dove per la prima volta si cimenta su un soggetto non suo, in questo caso il racconto per ragazzi di Roald Dahl, guarda caso il primo libro letto da un allora imberbe Wes all’età di sette anni…

Per parafrasare un noto e pingue giornalista nostrano, diciamo subito che è un film bellissimo, ovviamente snob, fin troppo intelligente e, nonostante sia tratto da Roald Dahl e realizzato interamente in stop motion, non è un film per bambini. Un po’ com’è accaduto per Nel paese delle creature selvagge di Spike Jonze da Maurice Sendak. Il breve racconto originale, ovvero i tentativi del Signor Volpe di sfuggire a tre loschi fattori decisi più che mai a porre fine alle razzie nelle rispettive aziende agricole, è incastonato in un contesto a cui siamo abituati in Wes Anderson: la difficoltà di crescere e la complessità dei legami familiari, in particolare quello genitori-figli. Perché oltre ad essere, come si è detto, il primo-film-di-Anderson-tratto-da-un-soggetto-non-suo-ed-essere-il-suo-primo-film-in-stop-motion-e-il-suo-primo-film-senza-gli-attori-feticcio-presenti-solo-vocalmente, è anche il suo primo film ad avere al centro una famiglia unita, pur se con i problemi dettati dalla quotidianità, in questo caso volpesca. Non ci sono più le volatili presenze parentali, non c’è più l’ossessiva ricerca della figura materna, e questa volta quella paterna, altrove sempre sfuggente se non addirittura assente, è una presenza a suo modo opprimente con la quale bisogna sempre fare i conti. E dulcis in fundo troviamo pure, guarda un po’ come anche nel film di Jonze, una riflessione della natura selvatica dell’essere vivente, che sia animale o umano poco importa.

E poi c’è l’impianto visivo: è come se nel passaggio all’animazione Anderson abbia potuto sfogare al meglio ed esplicitare al massimo le sue ossessioni e la sua conncezione di cinema: un cinema surreale e legato all’infanzia, popolato da figurine ritagliate da qualche rivista domenicale, caratterizzate sempre da un tratto distintivo, apparentemente bidimensionali ma capaci di commuovere e contrppuntate da una costante malinconia.

Che dire alla fine? I detrattori avranno pane per i loro denti, accusando il regista della solita superficialità contenutistica e vuoto estetizzante. Gli estimatori avranno pane per i loro denti, elogiando la profondità di rilettura di un racconto per ragazzi filtrato attraverso l’occhio maturo di un autore personale. In mezzo resta questa piccola grande storia di sopravvivenza. Anzi: di resistenza. E di questi tempi ne abbiamo un gran bisogno.

IMDB | Trailer

Bonus: una delle perle musicali della bellissima colonna sonora proviene da qui.

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4 Comments

  1. BabiDec
    Posted 21 aprile 2010 at 10:33 | Permalink | Rispondi

    guarda Tommy … io l’ho visto circa due mesi fa e devo ancora riprendermi. Meraviglioso in tutti i sensi! Tra le altre cose, in 1500 battute (o la direzione mi manda a quel paese) ne parlo quì: http://www.scribd.com/doc/29174291/Billy-Numero-22-Aprile-2010 :)

  2. icepick
    Posted 21 aprile 2010 at 17:13 | Permalink | Rispondi

    ho sentito dire che solo nella locandina il font è futura bold, mentre nel resto è helvetica bold. chissà perché questo cambiamento? per me c’è sotto una storia interessante. che google search sia con chi ha voglia di scoprirla.

  3. tommy
    Posted 21 aprile 2010 at 17:35 | Permalink | Rispondi

    Infatti lui ha sempre usato il futura bold, questo è il primo in helvetica…adesso da bravo nerd mi documento…

  4. PiDave
    Posted 26 aprile 2010 at 09:46 | Permalink | Rispondi

    Visto ieri sera con la moglie. C’erano una mezza dozzina di bimbi in sala, inutile dire che si sono moccolati i moccoli dopo mezz’ora.

    Il film e’ FANTASTICO.

2 Trackbacks

  1. By Vitaminic – Tempi di guerra (e Mr Fox) on 21 aprile 2010 at 15:30

    […] un film intelligente, ironico e spassoso, che riporta Anderson ad alti livelli, come scrive Tommaso sul nostro blog. Da vedere, eh, […]

  2. […] di Todd Solondz – Le quattro volte, di Michelangelo Frammartino – Lebanon, di Samuel Maoz – Fantastic Mr Fox, di Wes Anderson – Bastardi senza gloria, di Quentin […]

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