Totò nella luna, Steno, 1958

Esiste un termine che a me non piace tanto: scult. Si usa per indicare film che hanno un culto per quanto sono bizzarri, sbagliati o ingenui nelle loro caratteristiche. Be’, Totò nella luna è uno di questi, a partire dalla storia. Pasquale Belafronte (Totò) è l’editore di Soubrette, un giornale di donnine poco vestite in cui lavora anche la di lui figlia Lidia (Sylvia Koscina) e il fattorino Achille (Ugo Tognazzi), innamorato ricambiato della ragazza. Achille è un patito di fantascienza, e scrive romanzi su romanzi che hanno a che fare con scarafaggi giganti e missioni spaziali in cui gli scienziati si chiamano Buckingham e Jackson.
Pronti? Inizia il delirio.

Degli scienziati scoprono che nel sangue di Achille c’è il glumonio, che fa di lui l’uomo adatto a viaggiare nello spazio. Per questo viene reclutato contemporaneamente da servizi americani e di “un’altra potenza straniera”, affinché la sua caratteristica possa permettere la vittoria nella “corsa alle stelle”: ma lui pensa che gli stranieri vogliano i suoi romanzi. Di mezzo ci sono anche gli alieni (chiamati “anellidi”) che, per riprendere il controllo della situazione, faranno piombare sulla terra dei baccelloni (veri e propri baccelli di fagioli giganti) da cui nasceranno dei cloni (chiamati “cosoni”) di Totò e Tognazzi.
Cari lettori, capite di fronte a che film ci troviamo: l’anno prima esce in Italia L’invasione degli ultracorpi, e quindi Scola, Steno, Fulci e Continenza, che scrivono il film, pensano bene di sfruttare la cosa, rendendo espliciti i riferimenti politici alla guerra fredda del film di Don Siegel, ma mettendo in scena (come si conviene ad una farsa) degli agenti segreti da operetta, che parlano con accenti improbabili e che, grazie alla differenza linguistica, danno adito agli equivoci che reggono il film tutto. Il povero Steno, in particolare, è costretto a mettere in piedi in quattro e quattr’otto un istant movie, quasi dieci anni dopo il primo vero film di fantascienza italiano, Uomini sulla Luna. Tutto, come sempre, è sulle spalle di Totò, che improvvisa a più non posso, ben servito da Tognazzi e, tutto sommato, affaticato dagli altri interpreti.

Money Shot: le trasformazioni dei baccelli in cosoni, con un trucco su pellicola che inizia con una dissolvenza incrociata, ma poi il montatore si scoccia e compaiono di botto, ignudi e frignanti, Totò e Tognazzi.

IMDB | Trailer | Film integrale in streaming

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One Comment

  1. BabiDec
    Posted 24 aprile 2010 at 16:31 | Permalink | Rispondi

    intoccabile!

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