Fear Itself – prima parte

Nel primo di due post, esaminiamo questa raccolta di 13 mediometraggi horror, creata da Mick Garris (già responsabile delle due serie di Masters of Horror) per la NBC. Episodi da 40 minuti l’uno che hanno a che fare con i tòpoi del genere, recitati spesso da attori poco conosciuti (con qualche eccezione) e che vedono avvicendarsi alla regia (a differenza dell’altra serie di Garris) nomi noti e meno noti. Quello che possiamo dire, in generale, è che il risultato finale è meno esaltante, in tutti i sensi, rispetto a Masters of Horror, ma adesso, cari zombetti, cliccate sotto l’immagine e parliamo dei primi sei episodi, senza prenderci troppo sul serio, eh. Poi, se volete, sul sito ufficiale potete vedere in streaming tutti gli episodi.

1. The Sacrifice (Il segreto delle tre sorelle), di Breck Eisner (ovverossia: l’annoso problema dell’immigrazione clandestina rumena).
Nel primo episodio, la figura horror archetipica (d’ora in poi Fig.H.A.) è quella del vampiro. Quattro criminali, vagando per le innevate pianure del continente nordamericano dopo una rapina, incappano in una specie di fortino: uno di loro è ferito, ma gli altri due sono sani e molto maschiali. Sai che bello, quindi, quando vengono a scoprire che il fortino è tenuto in piedi da tre splendide bionde (una è Rachel Miner, nota come la segretaria zozzona di Runkle in Californication). Sai che brutto, però, quando vengono a scoprire che le donne intendono darli in pasto a un vampirone che loro si sono portate dietro da lontana Tranzilfania.
Una mezza puttanata, come altro definire l’esordio della serie? Roba che al massimo potrebbe stare nelle rassegne notturne di Zio Tibia (in cui si programmava roba come Dottor Alien, dallo spazio con amore, eh), se ci fossero ancora. Tensione poca, sangue poco, recitazione e regia meno che mediocri. Annamo bbene.

2. Spooked (Fantasmi), di Brad Anderson (ovverossia: chi non muore, si rivede, o anche: “manco dipinto”).
Un cattivissimo ex-poliziotto dalla mano pesante, dieci anni dopo l’espulsione per avere menato e torturato dei presunti criminali, si guadagna da vivere facendo l’investigatore privato con specializzazione in corna&tradimenti. Una misteriosa cliente lo contatta affinché sorvegli una casa, dove il marito di lei dovrebbe intrattenersi con delle amichette, ma, ohibò, la casa dove egli si apposta è piena di graffiti minacciosi (roba tipo “Devi mori-re”, giuro, e pupazzi che prima sono normali poi si tagliano la giugulare e fanno fuoriuscire liquido simil-ematico dall’intonaco). Non solo: nella abitazione che sorveglia, il nostro “rivede” le malefatte che ha compiuto nel tempo. Finale tragico, come da copione, tra il revenge e la ghost story (avete capito, no, che la Fig.H.A. è ‘u fantasm’, no?).
Allora: da un film in cui il protagonista è Eric Roberts, non ci si aspetta nulla per antonomasia. Ma il regista è quello de L’uomo senza sonno, santiddio! Brad, come ti sei infilato in una schifezza simile, che non sfiora il ridicolo, ma proprio ci si scontra e vuole pure avere ragione? Niente, peggio del primo. Annamo avanti.

Da sinistra: un vaso di gigli ed Eric Roberts. Grazie dei fior.

3. Family Man (Scambi di personalità), di Ronny Yu (ovverossia: giuro, non sono stato io, ma uno uguale identico a me).
Un bravo padre di famiglia (bella moglie, bei figli, frequentazione assidua della parrocchia) fa un incidente stradale, proprio nello stesso momento in cui un pericoloso serial killer viene ferito a morte in uno scontro a fuoco con la polizia. I due si scambieranno involontariamente l’anima nell’ospedale in cui sono ricoverati: per l’ex-padre ora criminale-in-carcere-con-accuse-pesantissime è l’inferno, per l’altro è l’occasione di rifarsi una vita. Fino a che avviene un nuovo scambio, con risultati ancora più tragici.
E daje, Ronny Yu: è sua la firma del primo episodio decente di Fear Itself, in cui la Fig.H.A. è debole (il serial killer? Mah…) e forse proprio questo è uno dei punti di forza del mediometraggio. La tensione è ben dosata, e si sviluppa tutta attorno allo scambio iniziale: nonostante alcuni spunti di sceneggiatura si perdano per strada, l’episodio si riscatta in un finale nerissimo e disperato. Mica si tratta di Murnau, eh: però vale la pena di vederlo, nonostante qualche forzatura e didascalismo di troppo.

4. In Sickness and in Health (Il messaggio), di John Landis (ovverossia: come ti rivolto le carte, con prestidigitazioni di solido mestiere e una spruzzata di sberleffi alla religione).
E’ il giorno del matrimonio tra Samantha e Carlos: lei ha avuto dei fidanzati tremendi, prima, e tutti sono un po’ preoccupati per questo sposalizio così rapido. Ma pare che i due si amino, quindi… Se non che, poco prima della cerimonia, una donna misteriosa recapita al parroco officiante un messaggio per la sposa. Su un biglietto c’è scritto “La persona che stai per sposare è un serial killer”. Capirete che così uno si rovina il matrimonio. I sospetti si addensano su Carlos, e forse non a torto…
Anche qui la Fig.H.A. è il serial killer, ma l’episodio è degno di n0ta per le grasse risate che Landis si è fatto nel metterlo in scena: ogni inquadratura di questo episodio, in gran parte ambientato in chiesa e aree limitrofe, è ricolma di santi martoriati, quadri mistici, statue sacre. Un tripudio. E Landis rincara la dose ambientando la scena risolutiva dell’episodio in un confessionale: un colpo di genio. Certo, gli attori sono scarsi, le immagini ben poco personali, ma fino a questo momento è l’episodio più riuscito della serie, senza se e senza ma.

"E io mi devo sposare in un posto pieno di morti de pietra?"

5. Eater (Il suono della morte), di Stuart Gordon (ovverossia: mangiato pesante?)
Una stazione di polizia isolata (Distretto 13? Magari), in cui è ospite un serial killer cajou e con l’hobby del cannibalismo, e magari anche una laurea breve in vudù. A sorvegliarlo due poliziotti anziani che si prendono gioco dell’allieva (Elisabeth Moss, la Peggy Olsen di Mad Men!) rimasta con loro. Ovviamente il cattivone ne combinerà di tutti i colori per arrivare allo scontro tra la Bella (si fa per dire) e la Bestia…
Stuart Gordon non è esattamente uno fine: me lo immagino sul set, che controlla gli approvvigionamenti, e sbraita “Ho detto sei quintali di sangue sintetico, non sei chili, cazzo!”. Però è sempre stato uno divertente. Anche qua se la spassa, navigando in acque sicure, e mischiando Fig.H.A. come il cannibale, lo stregone, il serial killer e ‘u dimonio. Una volta capita la magia (che qui non sveleremo), l’episodio diventa un po’ noiosetto, per risollevarsi nel finale, geniale nella sua violenza perversa. Però sarà l’effetto Sterling&Cooper, ma Elisabeth Moss nelle parti della poliziotta non la vedo proprio. Comunque, non male.

6. New Year’s Day (Festa di capodanno), di Darrenn Lynn Bousman (ovverossia: dieci! Nove! Otto! Set… No, scusate, ho il torcicollo, vado a casa…).
La giovane Helen si sveglia alle prime ore dell’alba del nuovo anno con un hangover pazzesco. Cosa sarà successo? Perché c’è sangue dappertutto, manca la corrente e la città sembra impazzita? Sarà mica colpa di un incidente in un impianto chimico che ha fatto scaturire dai serbatoi una nuvola che sta trasformando tutti in zombie? Sì, è proprio così. Ma lo scopriamo in quaranta inutili minuti, ricolmi di flashback, montati da un gabber che continua a dire “Dai, me ne calo un’altra, prometto che è l’ultima” e diretto coi piedi di un lontano zio dal regista di Saw II, III, e IV. Che monnezza, zombetti miei (e lo dico perché la Fig.H.A. è proprio quella del caro vecchio non morto)! Un editing scellerato e un’accozzaglia di banalità fanno di questo episodio qualcosa di cui ci si dimentica non appena compare lo schermo nero dopo l’ultima immagine. Non fa ribrezzo, non fa paura, ha una caratterizzazione dei personaggi per cui l’ultimo dei fotoromanzi di Bolero pare Tolstoj e gioca con una delle Fig.H.A. più amate, che scempio! Soprattutto perché la caratteristica principe degli zombetti è di piegare repentinamente il collo a ritmo casuale verso destra, come quando si ha un inizio di torcicollo che, si sa, è davvero una brutta bestia…

Buona fine e buon principio!

continua

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2 Comments

  1. Posted 4 maggio 2010 at 21:03 | Permalink | Rispondi

    persino io che mi cacavo sotto -per dire- con fantaman, ebbene, sono riuscita a vederli

  2. Francesco
    Posted 5 maggio 2010 at 10:36 | Permalink | Rispondi

    Ma sì, che c’è da spaventarsi…

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