La Città Verra Distrutta all’Alba, Breck Eisner, 2009

Grazie al nostro amico Lonchaney, mi sono appassionato a una bellissima saga a fumetti: The Walking Dead. La serie, creata nel 2003 da Robert Kirkman, è diventata un vero e proprio caso, tanto che la AMC ne ha tratto una miniserie in sei episodi che dovrebbe partire il prossimo ottobre. A scrivere si è messo Charles H. Eglee (The Shield, Dexter) e dietro la macchina da presa ci sarà Frank Darabont (il regista kingiano per eccellenza: suoi Le Ali della Libertà, Il Miglio Verde e The Mist). Tanta roba. Perché The Walking Dead è una bomba? Perché The Walking Dead, in un mercato ormai saturo di zombie in ogni possibile variante, svetta come una delle cose più interessanti, nuove, ma al tempo stesso “fedeli” e rispettose del modello romeriano? Io mi sono fatto una mia idea. Perché The Walking Dead è un’opera lunga e pesante. Nelle pagine di questo fumetto si respira quella pesantezza e quel pessimismo tipici dei (migliori) film del vecchio George A. Romero. I protagonisti ne fanno di ogni – scappano, fuggono e si assiedano, riscappano, rifuggono e si riassiedano – e tutto rimane sempre come prima: da una parte i vivi, dall’altra i morti viventi. In una lotta senza fine e senza speranza. La lunghezza, la ripetitività, diventa funzionale. Una seconda ragione per cui The Walking Dead è un capolavoro, sono i disegni di Charlie Adlard. Quello che più rimane in mente dopo la lettura sono gli spazi svuotati che i protagonisti incontrano sulla loro strada. Quel bianco abbagliante che spesso occupa gran parte delle tavole.

Breck Eisner, per il suo ultimo La Città Verrà Distrutta all’Alba (remake dell’omonimo film del già citato Romero del 1973), secondo me un occhio a The Walking Dead l’ha buttato. La cosa è doppiamente interessante. In primo luogo perché il film di Eisner pochissimo centra con quello di Romero. E soprattutto perché, nei due film in questione, non v’è traccia di zombie… Ma qualche assonanza tra il fumetto e il film di Eisner- soprattutto se pensiamo alla gestione degli spazi – è rintracciabile. La forza maggiore di La Città Verrà Distrutta all’Alba risiede nelle sequenze in cui i protagonisti si ritrovano a vagare senza una meta precisa per i luoghi che un tempo conoscevano o trovavano familiari: strade deserte, campi di grano sinistramente inanimati, garage e magazzini (apparentemente) vuoti. Certo,  i confronti sanguinosi con gli “impazziti” non mancano, ma sembra quasi che l’angoscia maggiore – quello che fa scattare maggiormente la paura – nasca dallo smarrimento che i protagonisti provano nel trovarsi di fronte a luoghi diventati alieni proprio perché svuotati.

Come cazzo ci siamo finiti in Molise?

Come cazzo siamo finiti in Molise?

In questo Breck Eisner è obbiettivamente bravissimo. E tra l’altro c’è di che festeggiare visto che il nostro arriva da una ciofeca col botto come Sahara e da quella mega cazzata che è il primo episodio di Fear Itself (tanto di cappello al nostro Fra che se li sta vedendo tutti in sacrificio per Voi). Gestione degli spazi che va di pari passo con un’ottima gestione dei tempi: pur essendo un film sicuramente imperfetto, non siamo di fronte all’ennesimo remake aggioranto “ai tempi che corrono“, in cui si punta principalmente a gonfiare a dismisura il lato action. La preparzione agli scontri, le pause, risultano più angoscianti dei conflitti stessi. E in questo, se permettete, Breck Eisner spezza la schiena – e pure un paio di costole- a un qualsiasi Marcus Nispel. Pensaimo per esempio alla micidiale lentezza della sequenza in cui un infetto trafigge a forconate un paziente dopo l’altro. Menzione speciale poi a un film che ha finalmente il coraggio di mettere al centro della storia un gruppo di protagonisti in cui sono quasi totalmente assenti i giovani. Già solo per il fatto che il protagonista non sia uno col ciuffo davanti agli occhi e una magliette da babbeo, ma quella gran cartola di Timothy Oliphant, è motivo di giubilo. E la sequenza dell’autolvaggio, con i crazies resi invisibili dalle spazzole rotanti e dal sapone, è veramente bella.

Sono rimasto chiuso nell'autolavaggio

No, è che sono rimasto chiuso nell'autolavaggio...

Breck Eisner, dopo questa bella prova, è stato chiamato a dirigere il remake di 1997: Fuga da New York. Noi te lo si dice: Okkio al kranio, Brek. Perché, se qui ti sei comportato bene, se sbagli il prossimo ti si viene a cercare sotto casa.
Se avete voglia di leggere The Walking Dead, cliccate forte qui.

IMDB | Trailer

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