Vendicami, Johnnie To, 2009

Ammetto di essere sempre stato affascinato da tutto quello che riguarda la cultura transalpina: cinema, letteratura. E ovviamente musica. Ma Johnny Hallyday no. Nonostante la passione francofila non sono mai riuscito a digerire questo cantante monumento nazionale, fisso e immobile quanto l’Arco di Trionfo, a metà strada tra un Vasco Rossi e Bobby Solo. Proprio no. Ma il cinema è un’altra cosa. Già mi ero dovuto ricredere con l’Hallyday attore ne L’uomo del treno. Gran film, anche a dispetto del regista Patrice Leconte. Ora Vendicami. Con dietro la macchina da presa Johnnie To. Forse il più potente e inventivo regista di Hong Kong in circolazione. E c’è un fantasma. Il fantasma di un genio assoluto come Jean-Pierre Melville che aleggia e sorride dall’alto col suo cappellaccio da cowboy

Le Samouraï Costello è tornato. Non si chiama più Jef ma Francis, nome che richiama ironicamente l’orrido titolo imposto dalla distribuzione italiana Frank Costello faccia d’angelo. Un tempo aveva il viso di Alain Delon. Ora ha mantenuto gli occhi azzurri, ma ha le sembianze di Johnny Hallyday. Cuoco a Parigi (non volevo, ma lo ammetto: ho pensato subito a questo) che cerca di dimenticare il passato burrascoso. Ma a Macao cerca vendetta. Vendetta per l’uccisione di genero e nipoti e ferimento della figlia. Le regole impongono che la vendetta debba essere servita fredda, proprio come un piatto culinario. Ma Francis Costello non ha molto tempo per aspettare che si freddi, dato che a mettersi in mezzo c’è la memoria, destinata tragicamente a scomparire a causa proprio del suo passato burrascoso – leggasi: pallottola conficcata nel cervello. Un bel problema se si vuole compiere una vendetta, basata sul concetto stesso di non dimenticare. È questo l’elemento aggiunto e originale del film di To, che rispettando e rimettendo in gioco le regole del genere costruisce un altro perfetto tassello del suo cinema lirico e pirotecnico,  ideale terza parte di una trilogia insieme a The mission e Exiled,  in cui sulla trama classica si intrecciano amicizie virili e codice d’onore, gesti e silenzi amplificati all’inverosimile lacerati dalle coreografie delle sparatorie. E che ancora una volta si affida alla presenza infinita di Anthony Wong, l’attore con più cartola del cinema asiatico e non solo.

Si parlava del fantasma di Melville. Al di là del facile richiamo a Le Samouraï, guarda caso il film preferito da To (a proposito: per la parte di Hallyday era stato chiamato proprio Delon), il Maestro viene omaggiato nei temi, nelle atmosfere dolenti, nei dialoghi ridotti al minimo e in quel vago senso di pessimismo che ammanta tutto, ma non siamo di fronte a un mero esercizio di scopiazzatura. Le traiettorie del noir di HK incrociano quelle del polar, con la spietata geometria entomologica del grande cineasta francese filtrata e centrifugata dal personale vortice stilistico di To, uno che muove tutto, perfino i set pur di ottenere un’immagine potente, sfruttando al meglio la monolitica espressività di Hallyday. Lontano dai freddi tentativi maldestri di citazionismo a base di bushido e piccioni del sopravvalutato Ghost Dog di Jarmush ma vicino al cuore. È lui che ci fa capire se siamo vivi o morti. E in Vendicami batte. Eccome.

IMDB | Trailer

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6 Comments

  1. ratto inetto
    Posted 11 maggio 2010 at 11:43 | Permalink | Rispondi

    E neanche un commento.. Vabbè.

    In ancuni momenti Hallyday mi sembra Johnny Cash.
    Pensa a un film di To con Johnny Cash…

  2. tommy
    Posted 11 maggio 2010 at 11:47 | Permalink | Rispondi

    Ho i brividi al solo pensiero…

  3. BabiDec
    Posted 11 maggio 2010 at 13:37 | Permalink | Rispondi

    Il solo ripensare a Costello (e anche al successivo “Le cercle rouge”, si chiamava così quello con Volontè, Montand?) mi fa venire da piangere. Quello non è mica un film…è la nona meraviglia del mondo (dopo Delon, ovviamente)! Vado a recuperarlo subito il film di To!Grazie per la segnalazione, Tommy!

  4. tommy
    Posted 11 maggio 2010 at 14:22 | Permalink | Rispondi

    Tra l’altro è da anni che si vocifera un possibile remake de “Le cercle rouge” proprio diretto da To…chissà…

  5. Rodja
    Posted 31 agosto 2011 at 04:53 | Permalink | Rispondi

    Salve a tutti io ancora non ho potuto vedere questo film, sto recuperando molto altro del cinema asiatico che da noi non arriva mai e questo è nella lista.

    In questi giorni mi è capitato finalmente il dvd sottomano volevo comprarlo ma ho visto che l’audio dice solo italiano o francese.

    Può essere che da noi una volta tanto che arriva qualcosa di buono non arriva col proprio audio originale, il cantonese presumo?

    Qualcuno sa dirmi se qualcun’altro ha distribuito questo film con audio originale, tipo Dolmen Home Video o Terminal?

    Grazie a chiunque, dopo tanta attesa vorrei almeno vedermelo come si deve.

  6. tommy
    Posted 31 agosto 2011 at 08:55 | Permalink | Rispondi

    Il film è parlato anche in francese, probabile che la dicitura sul dvd consideri quella come lingua principale. Considerando che è pubblicato da Fandango, si dovrebbe andare sul sicuro sul rispetto della lingua originale, solitamente le porcate le fa la Medusa o le faceva Cecchi Gori. Quindi io ti consiglerei di prenderlo. Nel caso non ti fidi, puoi sempre ripiegare sul dvd inglese (con sottotitoli in inglese, tanto è parlato poco) su play.com
    http://www.play.com/DVD/DVD/4-/13706614/Vengeance/Product.html?searchtype=allproducts&searchsource=0&searchstring=johnnie+to&urlrefer=search
    Se ti capita, di To recupera anche Exiled!

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