Il nostro viaggio nel cinema italiano: Smile – La Morte ha un Obbiettivo, Francesco Gasperoni, 2009

Trama: Clarissa, Tommy, Angelica, Rasheed, Paul, Jameela, Geneva. Un variegato gruppo di sette giovini di una nazionalità non meglio definita, stanno attraversando il Marocco in macchina. Meta finale del loro viaggio – al grido di: “Cerchiamo emozioni forti!” – campeggiare in un bosco ai piedi di alcune “montagne stregate”. Durante una tappa in una città, a Clarissa, viene rubata la macchina fotografica. Ne comprerà un’altra (una polaroid del 1966) da un uomo misteriosissimo e intrigantissimo che ricorda Amedeo Minghi e che invece è il povero Armand Assante col codino. Una volta arrivati nel boschetto del terrore, Clarissa, facendo due più due, capisce che chi viene fotografato dalla sua nuova macchina fotografica… muore! Per rendere il tutto più pepato, muore per colpa di un oggetto che c’è con lui nella foto. Esempio: in una foto ci sei tu con un comdino? Il comodino si anima, ti si spacca nella testa e muori. Riusciranno i nostri a… non farsi foto in continuazione?

Giudizio sbrigativo:  Veramente, ma veramente brutto. Triste.

... e trottolino amoroso e du dù, da da dà...

... e trottolino amoroso e du dù, da da dà...

Perché lo abbiamo visto?: Me lo chiedo ancora adesso. Vabbeh, a un horror italico (che dura 79 minuti) alla fine una possibilità va data. In più mi era capitato di leggere una bella intervista al regista su Nocturno n°85 (settembre 2009). Francesco Gasperoni alla domanda “Che tipo di film horror è Smile?“, dichiarava: “Final Destination meets The Ring, con il livello di sangue di Twilight, quindi molto teen…“. Il tentativo è interessante anche perché è evidente l’intenzione di Gasperoni di fare un film che funzioni sul mercato estero. Furbo, ammiccante e vendibile. Perché no? Sempre lui: “Un film è come la pubblicità. Se faccio uno spot spettacolare, ma non si capisce qual è il prodotto che vendo, è inutile. Il cinema è arte applicata.” Le motivazioni strettamente commerciali di Gasperoni (che ama definirsi come un mix tra Sergio Leone e Sergio Marchionne), da un certo punto di vista, sono apprezzabili e condivisibili. Il cinema di genere serve a far girare l’economia e a rendere possibile la realizzazione di altri film.

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”): La sequenza della morte di Geneva. La giovine sbarazzina, si reca da sola di notte in una stazione ferroviaria deserta in un paesino del Marocco. Visto che prima era stata fotografata dalla sua amica (con una spada in secondo piano), è inutile dire che Geneva morirà trafitta da una spada volante (proveniente da non si capisce dove). Tolto il momento della morte in sé (sostenuto da un effetto speciale ridicolo), la sequenza è obbiettivamente ben girata. Buona gestione degli spazi e della luce. Il merito immagino sia anche delle maestranze altisonanti che la pellicola può vantare: in sala montaggio si sono seduti anche Charles Kaplan e George Folsey Jr. Il film, per la croanaca, ha ricevuto i contributi del Ministero perché riconosciuto di interesse culturale. Francamente non capisco come mai, ma vabbeh.

Ragazzi, l'anno prossimo se non vado in pensione biennalizzo Storia del Cinema II

L'anno prossimo, se non vado in pensione, biennalizzo Storia del Cinema II

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate): Il film formalmente è ben confezionato. Ci sono giusto un paio di soggettive non particolarmente riuscite, ma per quanto riguarda la realizzazione tecnica non gli si può dire nulla. Piatto, ma preciso. Manca però veramente tutto il resto. La sceneggiatura è ridicola e la recitazione dilettantesca. In più manca veramente la fantasia. Va benissimo la scelta del “poco sangue” perché si vuole arrivare ovunque, ma le sequenze horror sono veramente poca roba. Stitiche, statiche, freddamente ammiccanti a qualcosa che si è già visto. Non si parla neanche di citazioni, ma di semplici e svogliati deja-vu. Gli attori: i protagonisti dovrebbero essere alle porte dell’Università e sembrano tutti sui trenta. In più sembrano provenire da un casting per un remake de I Ragazzi della Terza C meets I Ragazzi del Muretto, ma col livello di simpatia di Colorado Café. Notevole la presenza di Robert Capelli Jr., una specie di rip off di Adrien Brody. Armand Assante fa poco e giogioneggia. Ancora uno stralcio dall’intervista a Gasperoni. “…Assante poi è fantastico. Mi ha chiesto se poteva rivedere il personaggio e io gli ho risposto di no, ma che poteva provare a convincermi. A un certo punto mi dice che secondo lui il suo personaggio doveva svenire e quando gli ho chiesto in che modo, ed è svenuto lì in albergo“.

Cacchio, sembra Adrien Brody...

Cacchio, sembra Adrien Brody...

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare): Direi l’inizio. Nella prima sequenza i sette giovani, si incidentano contro un enorme autobus nero su cui ci sono anche dei segni diabolici. C’è un momento in cui: la strada deserta, la jeep incidentata, l’autobus nero… c’è un attimo di sospensione in cui non si capisce cosa stia per accadere e in cui c’è effettivamente della tensione. Ma è solo un brivido, come cantavano i Vernice.

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida): Gasperoni ha anche scritto una canzone: “una canzone d’amore… che non c’entra niente con i toni del film e che uscirà per la Warner“. Per cui a un certo punto i ragazzi sono seduti intorno a un falò e chiedono a Angelica di cantare un canzone. La ragazza non si tira indietro. Io avrei voluto.

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto): Allora, dobbiamo spiegare meglio la storia della macchina fotografica che se ti faccio una foto, muori. Armand Assante, giornalista di nera, negli anni Sessanta fotografava i cadaveri. Un brutto brutto giorno, gli capita di fotografare la sua piccola bambina, uccisa nel bosco stregato. La moglie, saputa la notizia, si spara. Armand Assante, comprensibilmente, sbrocca. La frase esatta usata nel film è: “Affogò la sua sbornia di dolore concentrandosi sul lavoro“. Comincia ad avere delle visioni bbrutte e perde il lavoro. Decide quindi di fotografare delle persone per poi ucciderle con l’oggetto più vicino a loro. Dopo un po’ si uccide (quindi quello visto al negozio era un fantasma), ma la macchina fotografica conserva questo strano potere. Per cui, che vogliamo dì: il conflitto è tra Morte e Giovani. Boh? Ma che volete da me?

SCOOP: la visione dall'interno della macchina fotografica della Morte!

SCOOP: la visione dall'interno della macchina fotografica della Morte!

La società si prende le sue colpe?: Tutta ‘sta violenza delle immagini della società moderna e capitalista, piena di multinazionali del terrore, piena di morte e de sangue, signora mia, ci fa male al cervello.

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”): Direi zero. Un unico appunto. Nel preambolo del film il giovane Aramand Assante arriva sul un luogo del delitto della figlia. Mentre si avvicina al cadavere, un poliziotto dice: “Ci vorrebbe la pena di Morte!“. Tutto qui.

Indice “Montale e i suoi limoni” (alias sfoggio di high culture a caso): Mentre i giovini camminano nel bosco del Male, una declama ad alta voce: “Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, ché la dritta via era smarrita“. Scatta il domandone: “Bello! L’hai scritto tu?“. Pronta la risposta: “No. È L’Inferno di Dante!“. Si segnala anche una citazione da Blowup.

Ce n'era veramente bisogno?

Ce n'era veramente bisogno?

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?): Il tutto sembra un po’ uno dei trailer finti di Grindhouse. Questo però non auita. Dubito che fra trent’anni ci sarà un simil Tarantino che deciderà di omaggiare “quel lontano cinema italiano tanto divertente“. Va detto però, totalmente per il lol, che Gasperoni nel 2004 ha firmato un libro dal titolo Bouncers: di cosa è fatto il mondo. Un volume di fisica che presenta una rivoluzionaria idea sulla composione dell’universo. Extraordoinerio.

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali): L’unica che mostra le tette è Giorgia Massetti. Sequenza breve e seno non particolarmente prosperoso.

Spoiler: poi muore.

Spoiler: poi muore.

Ce lo meritiamo?: Direi proprio di no.

IMDB | Trailer

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One Trackback

  1. By Centurion, Neil Marshall, 2010 « secondavisione on 9 settembre 2010 at 07:05

    […] fatto veramente paura?” è The Descent. E direi che è una buonissima risposta. Certo, anche Smile: La Morte ha un Obbiettivo non scherza, ma la seconda pellicola dell’inglese Neil Marshall è effettivamente un vero e […]

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