Cosa voglio di più, Silvio Soldini, 2010

Un po’ di gioia di vivere in più la vorremmo. Quello sì. Cosa voglio di più è un film triste. Molto triste. A volte mortifero in alcuni momenti. Ma non quel triste energico, vitale, ma un triste squallido.

Fuori dalla citazione, forse squallido non è la parola giusta, perché non possiamo dire che manchi il rispetto per i personaggi. O meglio, manca il giudizio su quello che fanno, non c’è aria di superiorità, ma non c’è nemmeno empatia. Forse un triste freddo.

E noi diremmo “Un po’ di possibile, sennò soffoco”.

Se ragioniamo in termini di differenze, allora siamo contenti in pura linea teorica per l’esistenza di questo film. Non ci sono stereotipi del brutto cinema italiano, non ci sono personaggi dalle rendite petrolifere nascoste, si guarda per una volta non alla borghesia romana ma alla periferia (milanese in questo caso) e alle vite piccolo borghesi e proletarie e alle loro difficoltà.

Soldini cerca il realismo, e lo trova, ma senza ricerche formali. Non è un film che possa essere incasellato in un genere: non è melodramma, anche se c’è una storia di amore che trascina nell’abisso, ma tutto è risolto nel quotidiano. Non è commedia, anche se alcuni momenti vogliono essere divertenti. Si cerca ossessivamente il “quotidiano” come se fosse l’unica parola d’ordine: tinelli pieni di piatti da lavare, appartamenti brutti, vite tra turni di lavoro e appuntamenti fissi, cene in famiglia, ma tutto questo è sfuggente allo stesso modo di come sfugge senza attenzione la vita triste di tutti i giorni che manco ci si ricorda che è così brutta. La “Quotidianità” delle persone che di solito non sono riprese al cinema, tante piccole cose che accadono e finiscono senza essere nulla di effettivamente importante. Con una Q maiuscola che sembra, alla fine,una nota stonata.

Certo, si narra una storia di passione, una storia di tradimento, ma tutto è talmente calato nel tran tran dello squallore, talmente gelido, talmente senza alcuna passione né svolta narrativa che ci si chiede perché, perché si deve dare visibilità a qualcosa che è niente, alla fine non succede niente se non dolore tristezza che poi svanisce nel passaggio del tempo, mi ripeto, nel quotidiano?

Mi viene da apprezzare che “le piccole cose della vita” per una volta non vengano presentate come qualcosa di consolatorio, come in una diffusa ideologia minchiona, ma qualcosa di povero (di animo e idee) e disperato, come le scene di sesso nel motel tra la Rohrwacher e Favino che ti fanno passare la voglia di scopare per 15 giorni,

Credo che si possa essere contenti che un film così ci sia, esista, ma non si è contenti di vederlo. E non è perché si voleva vedere Glee al suo posto. Ma perché il rispetto e lo sguardo sui personaggi è rispettoso, ma mai empatico, perché nessuno di questi ha un sogno, nemmeno di passione, ma solo delle piccole increspature nella bruttezza di tutti i giorni. Perché l’anatomia di un tradimento la si desidera non così fredda come se si sezionasse un cadavere, ma perlomeno cercare di carpirne la vitalità e le sue ragioni.

Insomma, sembrerà banale, ma al cinema magari tutto questo quotidiano è troppo quotidiano. Ed è un po’ una palla senza ragione.

Cosa voglio di più è un film terribilmente nichilista, ma non offre alcun appiglio per giustificare questo suo nichilismo. Non formale, non narrativo, non di genere.

È cinema italiano con più intelligenza, ma senza una ragione. E questa mancanza di ragione lo fa essere nichilista non solo nel contenuto, ma anche nella sua stessa presenza. Ricorda alcune visioni del cinema italiano d’autore di fine anni 80, più che il sommo disagio partecipato dei Dardenne.  La sua ragione sembra essere la domanda “Ma la vita della gente è davvero così?” e la conseguente domanda autoanalitica “Ma anche la mia vita è così”? E la risposta è no, che qualcosa di meglio c’è, perlomeno l’anelito a qualcosa di più, qualcosa di diverso. E quindi, in fondo,  questo film ha poche ragioni di essere visto. Anche se possiamo rispettare la sua esistenza.

PS. No, in uno stereotipo cade. Battiston che fa l’ingenuo simpatico puro di cuore e onesto. Grazie a Dio in questo film non  va a zoccole per consolare la sua solitudine. Però basta. Apriamo la petizione: vogliamo Battiston come nuovo Freddy Krueger.

IMDB | Trailer

Annunci

10 Comments

  1. alessia
    Posted 10 maggio 2010 at 14:14 | Permalink | Rispondi

    sento che sto per fare una colossale figura di merda, ma “minchino” deriva da minchia o da un regista espressionista tedesco di nome tipo minchen?

  2. manu
    Posted 10 maggio 2010 at 14:32 | Permalink | Rispondi

    Scusa il refuso, corretto.
    Era “minchiona”
    grazie della segnalazione.

  3. Francesco
    Posted 10 maggio 2010 at 15:16 | Permalink | Rispondi

    Io credo, più che altro, che Soldini sia un ottimo direttore di attori e che riesca a mettere in atto con capacità delle sequenze: in questo film, però, manca il respiro, la storia. Come se gli autori si fossero talmente concentrati sui dettagli da dimenticare che dovevano essere parte di un tutto più ampio.

  4. manu
    Posted 10 maggio 2010 at 16:28 | Permalink | Rispondi

    http://leonardo.blogspot.com/2007/10/ehi-margherita-guarda-qui.html

    ecco, forse il problema è questo.
    Manca la storia, non è che Soldini non sia bravo, ma manca il perché di questo film. Soprattutto il perché vederlo

  5. alessia
    Posted 10 maggio 2010 at 20:56 | Permalink | Rispondi

    Lo sapevo che la minchia c’entrava qualcosa!
    Tornando al film, premetto che sono una frequentatrice recente del blog quindi ancora non conosco le tue posizioni in proposito; le mie sono che tendenzialmente ho una gran passione nei confronti della tristezza(in senso cinematografico, s’intende. Hai presente quando ti dicono, lasciando trapelare un’evidente accuratissima anamnesi globale, “Miii cheppalle il cinema italiano, sempre ste storie tristi scassapalle!”. Ecco, io adoro il cinema italiano proprio per questo), dicevo, una gran passione nei confronti della tristezza, e forse sarò impopolare, ma lo stesso provo verso le piccole cose, che percepisco spesso come grandi.
    Le piccole cose creano la densità della vita.
    Guarderò il film e ti farò sapere.
    cià

    • Esseciphoto
      Posted 19 maggio 2010 at 15:50 | Permalink | Rispondi

      Detto da uno che nelle piccole cose ci si perde (e non è un bene), il film l’ho visto e penso che ti piacerà. Molto.
      Facci sapere, perchè nel caso sei candidata a diventare la prossima donna ideale dello scrivente…

  6. manu
    Posted 11 maggio 2010 at 10:35 | Permalink | Rispondi

    Ribadisco il concetto, prendendo Moretti ad esempio: esiste un triste “vitale” ed esiste un triste “squallido”.
    Il secondo magari è vagamente realista (ma ne siamo sicuri?), ma perché vederlo al cinema? Non potrebbe succedere qualcosa, anche di brutto e triste eh?
    Come dice il link che ho messo sopra: una mia giornata è più emozionante di un film del genere.
    E non c’è nemmeno il desiderio di presentare (formalmente) questa tristezza squallida.
    Non credo che, anche se uno ci può pensare, lo sguardo di un intellettuale che dice “Guarda come sono poveri, non sanno nemmeno amare” (http://mattiacarzaniga.wordpress.com/2010/05/03/finiremo-in-quel-caffe-di-porta-ticinese-un-giorno-forse/), però non è che si sbaglia di molto.
    Qualcosa di più insomma, è un film non una coda all’ufficio postale.
    Sulle piccole cose il discorso sarebbe molto lungo, e soprassediamo per ora.
    Ciao

  7. Posted 11 maggio 2010 at 11:28 | Permalink | Rispondi

    io sono ancora triste da quella volta che ho visto L’aria serena dell’ovest.
    dopo aver letto manu, stavolta non me la sento.
    saluto
    gig.

  8. ratto inetto
    Posted 11 maggio 2010 at 11:37 | Permalink | Rispondi

    Ma è più un film triste o un film noioso?

  9. manu
    Posted 11 maggio 2010 at 11:42 | Permalink | Rispondi

    Entrambi, direi.

One Trackback

  1. By Vitaminic – Amori on 12 maggio 2010 at 16:54

    […] voglio di più, con Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino e Giuseppe Battiston. Ne ha parlato sul blog il nostro Manu, e noi non possiamo che essere d’accordo con lui: Soldini è bravo come […]

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: