Il nostro viaggio nel cinema italiano/7: Last Minute Marocco, Francesco Falaschi, 2007

Trama:

Sergio (Valerio Mastandrea) sta divorziando da Valeria (Maria Grazia Cucinotta) e il loro figlio Valerio (al che il film si rivela un omaggio al tormentone anni 90′ Valerioooooooooooooo) trascurato da lui e iperprotetto da lei, li mena per il naso e parte per il Marocco con due amici, tra cui Vaporidis. Obbligato da Valeria, la madre, Sergio, interpretato da Valerio, si lancia all’inseguimento di Valerio, il figlio. Scusate non ho resistito.

Comunque, Valerio jr. va in Marocco e si innamora della cugina di un suo amico marocchino che in Italia fa lo spacciatore di fumo di pessima qualità, ma il loro rapporto è ostacolato dalla famiglia di lei conservatrice e scappano andando in giro per il Marocco. Valerio attore lo insegue con l’aiuto di una misteriosa, timida e gnocca donna locale. Valeria, la madre, rimane in Italia a lavorare.

Tra deserti, feste in spiaggia e inseguimenti le cose si metteranno al meglio.

Ah, il figlio si chiama Valerio perché la madre iperprotettiva e egocentrica lo ha voluto chiamare come lei.

Giudizio sbrigativo:

C’è Mastandrea e quindi accettabile. Ma solo per la sua presenza, il resto ce lo siamo dimenticati 4 minuti dopo la visione.


Perché lo abbiamo visto?:

Non lo sappiamo nemmeno noi. Perché Mastandrea ci sta simpatico?

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”):

In questo caso, direi le riprese di paesaggi in Marocco che evocano la possanza meravigliosa del deserto che sovrasta e annichilisce i personaggi e anche gli spettatori nella magia degli spazi sconfinati e che  sono andati là proprio là a cercarli.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate):

Ogni scena con la Cucinotta. Soprattutto quando lei è nell’agenzia turistica che sembra riciclare le scenografie dei “Cinque del quinto piano“. La recitazione è ovviamente inferiore.

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare)

Quando Mastandrea, perso nel deserto con la macchina in panne, incontra un locale che lo aiuta utilizzando cammelli. Il buon marocchino dice “Il deserto ti fa diventare diverso” e Mastandrea risponde: “Amico, anche tu sulla tangenziale saresti diverso”. Si ride.

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida):

Tante volte. Direi ogni volta che la Cucinotta entra in scena si mette una pallottolain più  nel tamburo per la roulette russa.

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto):

C’è il padre di tutti i conflitti: quello di civiltà. Marocco contro Italia, occidente contro oriente. Matrimonio d’amore contro matrimonio di interesse. Un giorno il romanticismo che ancora stiamo scontando pagherà anche per la riduzione dei conflitti culturali a un “l’amore vince contro ogni cosa”. Per ora, sappiamo che le cose nei film come questi ideologicamente affini a Sognando Beckham e altri quintali di commedie furbette si sistemeranno ricorrendo al buon senso. Il conflitto di civiltà viene risolto dall’ormone e dal sano buon senso. Insomma, se il mondo fosse pieno di villette a schiera con camera da letto spaziosa con specchi e senza simboli religiosi di sorta, il mondo sarebbe un posto migliore.

La società si prende le sue colpe?:

La società occidentale si prende le sue colpe in quanto frettolosa, superficiale, ignorante e poco rispettosa dell’Altro. Infatti viva il Marocco e le destinazioni sconosciute contro il grigio lavoro. A me la poetica della fuga contro il tran tran che ci opprime in questo mondo senza più la dimensione umana ha rotto il cazzo perlomeno da 15 anni. Poi, se volete continuare, fate voi. Io ve l’ho detto.

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”):

Direi, vista la prospettiva culturalista che ci pone il Marocco contro una soluzione a portata di mano contro i problemi che attanagliano il nostro tran tran per riscoprire una dimensione più vera ecc. ecc., ch il film può essere considerato di sinistra. Senza esagerare. Direi un sei e mezzo di indice sul buttare in vacca il discorso.

Indice “Montale e i suoi limoni (alias sfoggio di high culture a caso):

Un festival di musica local ricorre spesso. L’esotismo facile pure. Qundi, diamogli un sette pieno. Apprezziamo però che non ci sia nessuna intemerata esplicita sui pregi delle culture diverse dalla nostra.

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)

Direi nulla, è un prodotto medio, senza infamia e senza lode. Forse, un giorno Mastandrea sarà salutato come un gigante, e anche questo film contriburà al suo mito. Uno  e mezzo

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali) :

Solo quella di Kesia Elwin, in una tenda nel deserto, mentre si sparge acqua su tutto il corpo seducendo Mastandrea. Scena abbastanza ingiustificata, ma abbiamo visto di peggio

Pubblico? Quale pubblico?

Talmente medio e senza picchi, da averne poco. Qualcuno nostalgico della poetica della fuga, qualcuno amante di Mastandrea, qualcuno a cui piacciono i film italiani “Carini”

Ce lo meritiamo?:

Di film così se ne fanno a quintali, secondo me qualcosa nella vita precedente abbiamo fatto per meritarcelo.

2 Comments

  1. Posted 17 maggio 2010 at 14:35 | Permalink | Rispondi

    potete mettere un tag che se ci clicco sopra saltano fuori tutti i post del vostro (meraviglioso) viaggio nel cinema italiano?
    così ce li leggiamo e rileggiamo tutti d’un fiato.

    gig.

  2. manu
    Posted 17 maggio 2010 at 16:49 | Permalink | Rispondi

    Provvedo all’inserimento tag.
    Grazie dell’apprezzamento.

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: