Shadow – L’ombra


Caro Fede, Caro Manu, Cara Luciana, Caro Tommy,
(e per conoscenza Caro Fra, sebbene sia stato tu a portarmi a vederlo)

è uscito l’ultimo film di Zampaglione, che si chiama Shadow – L’ombra ed è un film horror abbastanza misero e di cristallina implausibilità. Il classico horror all’epoca del telefonino, quando per avere un po’ di spavento bisogna recarsi dove non c’è campo, vale a dire sotto terra, nella foresta brasiliana, nel distretto minerario, nelle fabbriche dell’Est Europa – dove il roaming evidentemente non è attivo – o, appunto, in mezzo ai monti.
Vi dico solo che è la storia di un reduce dell’Iraq che fa biking sulle Dolomiti. David, questo il suo nome, si innamora di un’altra appassionata di biking, Angelina. A causa delle violente molestie di due perfidi cacciatori, i due sono costretti ad addentrarsi in un territorio stregato. Lì – SPOILER – David e i cacciatori sono prelevati e seviziati da un mostruoso individuo, forse reduce dai campi di sterminio nazisti. Costui, tanto per capirci, lecca i rospi, possiede una foto con autografo di Leni Riefenstahl (anche lei, in effetti, star del film di montagna) e ha appesi in casa i poster giganti di George W. Bush, Hitler (o Hitler no?) e Stalin. Le emorroidi e le coliche renali probabilmente non sono state considerate perché di visualizzazione meno intuitiva.
Ma scusatemi, non voglio fare facile ironia sulla trama, sapete che non sono in grado. E poi diciamo la verità: non è lì il punto. Eh, ma allora dov’è? Con chi ce la possiamo prendere se Shadow è brutto, già visto, pauperistico? Troppo facile prendersela col cinema italiano che non ci sa più regalare un horror come si deve (una volta tanto che ci prova) e col pubblico che non premia il coraggio dei giovani registi amanti del genere (il film è decimo nella settimana di uscita, dati Cinetel). Posso dire? Sarebbe troppo facile prendersela anche con Federico Zampaglione, che in fondo il suo compito lo fa. Gli inseguimenti, lo dicevi anche tu, Fra, in fondo sono girati benino, la fotografia è funzionale, il sangue fuoriesce copioso e appagante.
Ma allora a chi va la colpa responsabilità di questa roba qui? A noi. Non solo a noi, ma anche a noi. Pensateci. Da quanto tempo andiamo ripetendo: ah, ma che bello che era l’horror italiano? Ah, ma perché in Italia non si fanno più horror come una volta? Ah, ma come facevano Fulci, Deodato, Soavi, Bava? Pochi soldi, tanta fantasia… E il vhs di Operazione paura? E quella volta che siamo rimasti a litigare con uno sconosciuto fuori dal vecchio Lumière per via di L’aldilà – … E tu vivrai nel terrore?
Già, formidabili quegli anni. Ora però arriva lo stimato autore di Due destini e che fa? Fa un film come quelli lì. Attori sconosciuti. Set nostrano e ambizioni transnational. Tanti interni e piani ravvicinati per non turbare il piano di lavorazione. Evidentissime derivazioni dai successi più fastidiosi degli ultimi anni. Splatter un tanto al kilo. Torture efferate. Pressappochismo ideologico. Una bella canzone vintage, come in Non si sevizia un paperino.
In fondo anche quella roba là, di suo, non era tanto diversa. E allora, sapete che vi dico? Un po’ ce lo meritiamo Zampaglione. O no?

Vostro,
p.

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4 Comments

  1. MARIO DONATI
    Posted 22 maggio 2010 at 09:49 | Permalink | Rispondi

    RECENSIONE MALIGNETTA E SUPPONENTE, IL FILM FUNZIONA E A ME E’ PIACIUTO MOLTO COSI’ COME MI PIACEVANO LE COSE CHE HAI CITATO IN MODO TREMENDAMENTE SUPERFICIALE.DOVRESTI VERGOGNARTI DI PARLARE COSI’ DI UN CERTO TIPO DI CINEMA.SEI UN BEOTA.

  2. Francesco
    Posted 22 maggio 2010 at 16:54 | Permalink | Rispondi

    Erano anni che non leggevo la parola beota. Comunque, il commento, a prescindere dal fatto che credo che provenga da una persona che non ha capito davvero bene quel che Paolo volesse dire, è proprio scritto male, eh.

  3. BabiDec
    Posted 23 maggio 2010 at 19:32 | Permalink | Rispondi

    Ciò che si dice nel pezzo – dice il mio maestro, parafrasando non so chi – di solito NON è ciò che il pezzo dice. Nel caso di Paolo, forse, lo è ma è una roba talmente complessa che scriverne in questa sede, senza farci un minimo di ironia sopra (ci sono le reception theories per questo e un milione di tesi sparse per il globo)sarebbe proprio da “beoti”. Questo si, eh.

  4. Damiano Ansaloni
    Posted 8 gennaio 2014 at 15:36 | Permalink | Rispondi

    Ha ha ha!
    Bè la recensione è scritta in maniera simpatica e ben argomentata, bravo!
    Mi pare d’aver colto pure un parallelo con la politica italiana (o son andato troppo oltre?).
    Comunque pure a me il film non è spiaciuto (sarà perchè l’ho guardato più come uno “svago” di un cantante che come un lavoro di un regista professionista). Poi i gusti sono soggettivi ed ognuno si tenga i propri.
    PS qualcuno sa dove si trovano quelle belle montagne del film?

2 Trackbacks

  1. By Shadow, Federico Zampaglione 2009 | Cinema on 5 giugno 2010 at 08:16

    […] – da una parte, l’entusiasmo di Nanni su I 400 Calci, dall’altra la freddezza di Paolo su Secondavisione. In altri tempi, probabilmente, mi ci sarei buttato a pesce. Ma forse, si diceva, posso riportare a […]

  2. […] – da una parte, l’entusiasmo di Nanni su I 400 Calci, dall’altra la freddezza di Paolo su Secondavisione. In altri tempi, probabilmente, mi ci sarei buttato a pesce. Ma forse, si diceva, posso riportare a […]

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