Robin Hood, Ridley Scott, 2010

Pausa pranzo! E vai!

Ci sono alcuni artisti che hanno smesso di produrre (per cause di forza maggiore, tipo il decesso, o per scelta volontaria) di punto in bianco: in questo modo, hanno evitato che la naturale curva discendente a cui gli umani sono destinati influenzasse il loro carnet. Cosa avrebbero fatto i Beatles dopo Let It Be? O Nick Drake dopo Pink Moon? Non lo sapremo mai, e forse è meglio così.
Ce ne sono altri, invece, che non smettono mai. Tra di essi, i Pooh, Vasco Rossi e Ridley Scott. Vi immaginate se il regista ormai ottantenne avesse diretto solo I duellanti, Alien e Blade Runner e poi si fosse ritirato nel Chianti(shire)? Tutti noi lo avremmo nel cuore. E invece no. Scott, dopo quei capolavori ha fatto schifezze come L’albatro, 1492, Black Hawk Down e Robin Hood.

Bisognerebbe forse stare più attenti alle vicissitudini umane e produttive dietro i film: il primo progetto per Robin Hood, infatti, era una sceneggiatura incentrata sulla figura dello sceriffo di Nottingham, che doveva essere interpretato da Russell Crowe. Poi il centro della storia è scivolato di lato su Robin Hood e, infine, ha fatto un passo indietro (cronologicamente parlando) raccontando del Robin pre-leggenda. Capite che, visto che questi cambiamenti non sono avvenuti nel giro di dieci anni, ma in una manciata di mesi, la produzione ne ha risentito. E infatti, vedendo l’ultimo film del fratello meno dotato di Tony Scott, sembra che tutti, dallo sceneggiatore, al regista, agli attori, si siano presentati sul set il primo giorno e qualcuno gli abbia detto: “Ehm, un attimo di attenzione. Non giriamo quello che credete, ecco, prendete queste fotocopie, date una letta veloce e, via, ciak!” A quel punto, ognuno ha fatto affidamento su quello che poteva.

Lo sceneggiatore, il pur bravo Brian Helgeland, si è detto: “Uh, niente più leggenda? Mi toccherà fare qualcosa di serio.” Ma che volete, il Medioevo è un’epoca complicata, quindi si è trovato costretto a pescare un po’ qua, un po’ là, creando un pasticcio pseudostorico che non sta in piedi in alcun modo. I francesi (sempre nervosetti, forse perché allora la baguette non era stata inventata) sono infidi, zozzi e decidono di invadere l’Inghilterra così, con delle imbarcazioni che ricordano quelle usate per lo sbarco alleato in Normandia quasi un migliaio di anni dopo.
Russell Crowe era stanco: ha deciso di usare la metà delle espressioni a disposizione, cioè due, copiandole da Il Gladiatore, che in fondo era andato bene al box office, e quindi, considerando che Crowe ha una percentuale sugli incassi…
Il regista ha visto le prime prove di Crowe e si è detto: “Ma sì, oh, che ce frega: antica Roma, Gran Bretagna medievale, che vuoi che sia. Motore! Daje, Ispanico!”

Il risultato è un film di due ore e venti del tutto privo di alcun tipo di ispirazione: le schermagliucce amorose tra Robin e la Blanchett (l’unica che si salva) sono come una gazzosa senza bollicine, il lato avventuroso è ridotto a situazioni che si possono ricondurre al periodo storico solo per i vestiti (se provate a sentire i dialoghi senza vedere il film, capirete che tutto è plausibile anche se fossimo nella Germania di Weimar, nel Vietnam degli anni ’60 o nel periodo delle guerre puniche), l’approfondimento psicologico dei personaggi è assente, mentre esiste quello psicanalitico-ericksoniano: memorabile la scena in cui Max von Sydow fa “regredire” Robin con la sola imposizione delle mani, facendogli raggiungere il suo inconscio sepolto con una forma di ipnosi ante-litteram. E poi c’è una sorta di previsione della Magna Charta, oltre all’ovvio rilancio su un sequel che, finalmente (?), tratterà del “Merry People of Sherwood”. Ah, in tutto questo lo sceriffo di Nottingham è stato ridotto a una macchietta, per cui in confronto il suo epigono disneyano sembra un personaggio scritto da Shakespeare.

Però ci sono i titoli di coda di Toccafondo, che salutiamo: Gianluigi, invitaci nel castello che ti sei giustamente comprato con il lauto e meritato compenso derivato dal film. Il dvd di Blade Runner e le patatine le portiamo noi.

IMDB | Trailer

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3 Comments

  1. BabiDec
    Posted 21 maggio 2010 at 09:46 | Permalink | Rispondi

    bello!quando passo dal cinema devo ricordarmi di non andarlo a vedere, allora. dal trailer si capiva già che era un “Gladiator in the Sherwood Forest” … comunque.

  2. Posted 21 maggio 2010 at 19:52 | Permalink | Rispondi

    Non potrei essere più d’accordo sull’inizio della recensione. Continuo a pensare che il ridley Scott di quei capolavori sia stato sostituito da un clone (forse come il clone di McCartney ma meno bravo ahaha).
    Per il resto, Robin Hood non m’è sembrato proprio una schifezza. Neanche una cosa degna certo, ma mi aspettavo peggio. Certo questo escludendo il finale plagio dal Soldato Ryan.
    In fondo questo passa ormai Scott.

  3. Francesco
    Posted 23 maggio 2010 at 21:16 | Permalink | Rispondi

    eh, ma la tentazione è, se scott passa questo, appunto, di passare.
    il prossimo non glielo concedo, mi sa.

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  1. […] Attore filodrammatico – Mark Ruffalo per Shutter Island – Liam Neeson per A-Team – Pippo Delbono per Io sono l’amore – Johnny Depp per Alice in Wonderland – Russell Crowe per Robin Hood […]

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