Il nostro viaggio nel cinema italiano/8: La canarina assassinata di Daniele Cascella

Trama: Metacinema. Giusto per avvertire. Franco è un giovane regista idealista, che viene ingaggiato da un produttore senza scrupoli per girare un film. La sceneggiatura sarebbe di Franco, ma il bieco produttore l’ha modificata per poter fare più soldi (sic) oltre ad ingaggiare attori cani e raccomandati. Partono per dei sopralluoghi, in cui faranno pure dei provini, assieme all’aiuto scenografo, all’aiuto regista e a due attori importanti che, in effetti, non si capisce che cosa cazzo ci facciano mentre si fanno dei sopralluoghi.

Il set di tutto il film che devono girare è una grande e bella villa (possiamo solo sospettare il ritmo del film), affittata al produttore dalla signora che la abita con il suo fedele maggiordomo. Tra soldi mancanti, attori insatiriti che fanno overdose di viagra, tradimenti, pugnalate alle spalle il film sembra procedere su un terreno accidentato, in più il maggiordomo e la signora sembrano nascondere qualcosa…

Giudizio sbrigativo:

Difficile elaborarlo, siamo obnubilati dalla domanda “Ma hanno pensato solo per un secondo a chi mai potrebbe andare a vedere questo film?”

Perché lo abbiamo visto?:

Fondamentalmente, per il titolo. E per la locandina che richiamava quella dei gialli Mondadori. Tra parentesi, il titolo è quello davvero di un romanzo giallo, che la signora Anna padrona della villa finge di aver scritto.

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”):

Neanche una per sbaglio. La troupe del film nel film è ridotta all’osso fino all’irrealtà. Direi che la cosa più ricca che si vede è la villa, davvero bella. Il resto sono Primi Piani Intensi.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate):

Se non c’è un fulmine di pegasus, forse tutto è Centovetrine. Così suggerirebbe la logica, e chi siamo noi per andare contro la logica? A caso, ci ha messo particolare sconforto per la carenza di beni materiali l’arrivo alla villa della troupe, l’aiuto regista e l’aiuto scenografo che arrivano in bus assieme (e poi avranno una breve ma intensa storia di sesso), e attori produttore e regista che arrivano tutti assieme con la stessa macchina come se si andasse a mangiare un panino con la frittata fuori porta.

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare):

A me è piaciuto il fatto che il produttore stronzo e cattivo sotto la doccia, in una citazione vaga da Psycho, reciti la formazione dell’Inter. Il cattivo interista mi piace come personaggio, ed è una buona rappresentazione della realtà. Ma sono io che so solo odiare.

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida):

Subito. Non ci prova neanche. La scena onirica iniziale mette sull’avviso anche lo spettatore più puro di cuore. Il regista arriva davanti a un cinema abbandonato dall’insegna scrostata che si chiama Nuovo Cinema Paradiso. Una bionda biancovestita da leggere come apparizione ekbergiana comincia a dire “Franco Franco vieni qui”. Franco entra nel cinema scalcinato e incontra l’apparizione di un vecchio signore, il amestreo, che gli mostra che quella sala scalcinata è il paradiso dei registi italiani. “E che ti aspettavi Hollywood? I registi italiani si devono accontentare di questo”. A costo di sembrare un asburgico Tadzio, viene da dire “Visconti probabilmente sta in un paradiso che nemmanco riesci a immaginare”

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto):

Cinema con tante idee e dignità ma pochi soldi vs. cinema senza scrupoli fatto per soldi e senza idee né rispetto. Superfluo dire per chi si schieri il film, con una passione encomiabile. Sia detto senza ironie. Peccato che la voglia di scrivere la monografia “Tim Story. Il Titano della settima arte” venga proprio alla fine del film. C’era una volta una strada lastricata di buone intenzioni…

La società si prende le sue colpe?:

La società è il cinema che pensa solo ai soldi, e quindi infila storie banali, attori cani e raccomandati in film che non hanno capo né coda. Si parteggia forte per la società

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”):

La difesa del “cinema di idee” dovrebbe essere considerato argomento di sinistra, opposto al “cinema di cassetta” che pensa a fare soldi (tendenzialmente destra). Ma questa è la versione della sinistra dopo un ventennio veltroniano che ci ha obnubilato tutti quanti. Risolviamo dicendo che la politica ci azzecca poco: voto 1,5.

Indice “Montale e i suoi limoni (alias sfoggio di high culture a caso):

Abbastanza alto, direi un sette tondo. Nessun riferimento preciso a colossi della cultura, ma un florilegio di frasi importanti sulla sostituibilità tra arte e vita, cinema e realtà, ruoli e persone, interpretazioni e spontaneità, finzione e vero, Storia e storie. Oltre il livello di guardia. C’è anche un accenno alla dimensione del tempo che si chiude nel momento in cui si dice stop e poi si può vendicare, qualcosa sospeso tra Bazin e Deleuze. Decisamente oltre il livello di guardia.

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)

No, il metacinema non può sembrare mai più troppo avanti. Mai più. MAI, è ora che ce ne facciamo una ragione

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali): un’ottima Chiara Conti in una scena di sesso con l’attore famoso insatirito che va in overdose di viagra. Abbastanza inutili per il film

Pubblico? Quale pubblico?

Esclusivamente quello di aspiranti registi che si sentono defraudati da un mondo che non guarda all’arte ma al vil denaro.

Ce lo meritiamo?:

Per quanto il film sia sincero, e lo penso davvero, non credo che ce lo meritiamo. Meritiamo almeno che non vengano realizzati film migliori di questo. Almeno ingiustizie più epiche, suvvia.

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