Prince of Persia – Le Sabbie del Tempo, Mike Newell, 2010

Lo spiegone introduttivo
Come anticipato la settimama scorsa, SecondaVisione, il blog di cinema, sciocchezze e pretese culturali, vi vuole viziare. Non solo recensioni e premiazioni come se non ci fosse un domani, ma anche ospitate di un certo livello. Questa volta abbiamo cooptato il giornalista, autore televisivo e radiofonico nonché esperto di videogiochi ma altresì di cinema, Matteo Bordone. Il quale, dopo essersi fatto pagare una basla di pop corn da 12,50 euro, è andato a vedere Prince of Persia – Le Sabbie del Tempo. Ecco il risultato.

Ma veramente io ho fatto una tesi sul Cinma di Val Lewton...

Ma veramente io ho fatto una tesi sul Cinema di Val Lewton...

La storia è questa. C’è la principessa Bajana che è a capo di un regno di sfigati, che se li attacchi di notte li fai fuori in cinque minuti. Infatti i persiani li attaccano, perché hanno intercettato un convoglio pieno di armi che vengono proprio da lì e vanno verso i nemici dei persiani stessi. Quindi un po’ alla Bush, ché l’amico del mio nemico è sicuramente cativo canaglio anche lui, fanno la guerra preventiva e sbaragliano tutti. Ce la fanno grazie all’astuto e muscoloso Jake Gyllenhaal, che salta di qui e salta di là, ed è stato adottato dal re persiano perché era un orfano salterino, e il re quando vede l’orfano salterino si impietosisce. È principe ma non di sangue, insomma. Comunque conquistano la città, facendo incazzare parecchio la stessa Bajana, che è tutta presa non tanto dai morti e dai feriti, quanto dal fatto che le hanno ciulato il Miracle Blade: un coltello che tu schiacci un tasto e il tempo va indietro. Perché Bajana è custode delle sabbie del tempo, e se uno è cativo cativo, poi con quel coltello può fare del casino col tempo e con le sabbie. E Bajana non vuole, poi si incazza, mette il broncio, e tu sei costretto a ciularla per due settimane. Così, idealmente. Insomma poi muore il re, incolpano Gyllenhaal e scoppia il merdone. I due fratelli e il consigliere Ben Kingsley sono tutti sulle tracce, ma lui sfugge con Bajana.

Eh no, no, no: qui adesso si ciula per due settimane! Filate!

Eh no, no, no: qui adesso si ciula per due settimane! Filate!

Adesso di più non vi posso raccontare, ma vi posso dire che il nuovo capitolo della serie videoludica uscito in questo periodo non è uguale al film. E questa è già una grande notizia. Non solo, ma tutta la menata videogiocosa dei film tratti dai videogiochi e viceversa qui manca quasi del tutto. Prince of Persia è un titolo storico, che c’è da decine d’anni e cambia sempre forma, colore e consolle. Quello che resta costante è il fatto che lui sia tutto agile e salterino, tipo che è arrivato il circo a Teheran. E quello è mantenuto nel film, ma non rompe le palle, anzi.

Oggi con gli effetti speciali si può fare veramente di tutto.

Oggi con gli effetti speciali si può fare veramente di tutto.

Perché il film alla fine sapete cosa? Funziona. Non è abbastanza orrendo da essere gustoso al contrario, ma è abbastanza onesto da non essere male. Per esempio non ha quei finti cattivi CGI che hanno devastato I Pirati dei Caraibi. Qui, per intenderci, non c’è uno con la faccia di polpo. Ché se metti uno con la faccia di polpo a fare il cattivo, è facile che nello stesso film la donna barbuta possa essere la dama di compagnia della Regina dalle Tre Tette Cobalto, o roba del genere. Qui i nemici cattivissimi sono presi (virtuosismo non indifferente) da un altro gioco dello stesso editore (Ubisoft), cioè Assassin’s Creed. E gli assassini in questo film sono una casta di perfidissimi, che riprende la storia vera dell’origine del termine “assassino”, cioè quella dei sicari di non so quale califfo, che venivano premiati per le loro imprese con dei panetti di hashish. Da cui la leggenda secondo cui l’hashish farebbe diventare pazzi violenti assassini, cavalcata per decenni da governi, preti e coglionazzi assortiti; nonché la prima dazione di panetto di hashish della storia del cinema in costume. Non è poco.

Controlla se vedi uno col fumo. E chiedici l'ajunta!!!

Controlla se vedi uno col fumo. E chiedici l'ajunta!!!

Diciamo una cosa e diciamola chiara: quando vesti di pelle e camiciole i personaggi; quando ti inventi una storia d’avventura che è ambientata nel passato, o col passato ha a che fare; quando ci sono gli inseguimenti tra le mura antiche del borgo, con o senza ceste di vimini; quando c’è una fase tira quella leva schiaccia quella piastrella; quando c’è una commedia romantica tra salvatore e salvanda, Jake e Bajana nello specifico, dove mentre sfrecciano dardi mortali accanto alle loro orecchie questi flirtano smorfiosandosi a vicenda:  quando succede tutto questo, tu regista hai un po’ perso in partenza. Nel senso che dopo Indiana Jones in teoria non dovresti nemmeno mettertici. Invece la principessa Bajana e Gyllenhaal flirtano bene, gli assassini sono cativi cativi davvero, le battute altisonanti e spiegonesche ci sono, ma sono poche e non hanno quel peso mortifero che hanno in genere le battute altisonanti spiegonesche. Insomma il film — cosa vi devo dire?! — ha un suo equilibrio. Scolastico quanto volete, ma ce l’ha.

Bajana, ti prego di riacquistare un equlibrio per lo meno scolastico!

Bajana, ti prego di riacquistare un equilibrio per lo meno scolastico!

L’unico modo per far funzionare un gioco tratto da un videogioco è fottersene del videogioco dal punto di vista formale, e prendere solo i temi di fondo e la storia. E qui hanno richiamato dei temi del gioco originale, costruito una storia plausibile, giocato secondo le regole di un genere molto ben codificato. C’è la situazione iniziale, c’è il turbamento della stessa da parte di un evento drammatico (crisi), c’è la fuga dell’eroe e dell’amata (abbandono della famiglia, fine dell’innocenza), la costituzione del gruppo di eroi (nuova famiglia, svincolata dai legami di sangue), c’è il patapìm e c’è il patapàm.

Me ne rendo conto: io ho fatto altre robe nella mia vita, ma che ve devo da dì?

Me ne rendo conto: io ho fatto altre robe nella mia vita, ma che ve devo da dì?

A far cagare ci sono Ben Kingsley e la musica.
A far paura c’è Alfred Molina con il negrone Steve Toussaint al seguito.
A far sbavare c’è la principessa Bajana, che in realtà si chiama Tamina. Ma Tamina secondo me non rendeva l’idea di quanto Gemma Arterton sia una immorale via di mezzo tra Laetitia Casta e Liv Tyler.

IMDB | Trailer

One Comment

  1. PiDave
    Posted 25 Maggio 2010 at 10:25 | Permalink | Rispondi

    Quindi si va a vederlo, alla fine. :)

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