Tutti pazzi per amore/2

L’altra sera, in tutto il mondo, milioni di fans erano in fibrillazione per la fine di Lost, la serie che ha rifondato la serialità contemporanea. Allo stesso tempo, in Italia, milioni di fans, dando prova di irriducibile provincialismo, erano in fibrillazione per la fine di Tutti pazzi per amore/2, la serie che non ha rivoluzionato un bel niente, ma ha portato – con piglio riformista – in prima serata e su Rai Uno una serie di cose che prima erano impensabili. Sarebbe interessante capire se esistono o possono esistere intersezioni tra i due pubblici. Tenderei a escluderlo; nel mio caso specifico (che non conta nulla) i motivi per cui mi sono affezionato a Tutti pazzi per amore, fin dalla prima serie, sono simmetrici a quelli per cui non sono mai riuscito ad appassionarmi a Lost.

Vale la pena però di fare un catalogo di cose che si sono viste o di cui si è parlato nella serie scritta da Ivan Cotroneo e Monica Rametta e diretta da Riccardo Milani (tutti bravissimi). Amore, sesso, amore tra persone dello stesso sesso, genitori omosessuali, gang bang, angeli, persone che parlano con l’Aldilà, persone che parlano dall’Aldilà, matrimoni rimandati, tradimenti, quasi tradimenti, divorzi, amore tra persone anziane, rifiuto della maternità, voglia di maternità, voglia di paternità, aborto spontaneo, parti trigemellari, rifiuto della famiglia, feticismo, quasi vedove incinte che si uniscono col fratello del quasi marito defunto nonché padre del proprio figlio, ornitologia, relazioni rovinafamiglie, adozioni, adozioni internazionali, pallanuoto, Matia Bazar, chirurgia plastica, sesso tra quasi parenti, funerali musicali, ritorno alla campagna, esami di maturità.
Un paio di considerazioni per capire come si combinavano tutte queste robe, senza nessuna intenzione di convincere alcuno circa la qualità della serie.

1) In Tutti pazzi per amore c’è la scoperta dell’acqua calda. Chiunque viva nel 2010 riconosce, come semplicemente comuni e abituali, temi e figure del telefilm, e sa che i modelli di famiglia qui raccontati fanno parte dell’esistente e del quotidiano.  Però, qui sta il riformismo, la forza è stata quella di renderli visibili, accessibili, desiderabili e divertenti per lo spettatore della Rai e di Rai Uno in particolare. Il grande tema italiano della famiglia non è più da anni declinabile in termini di buoni sentimenti e di Mulino Bianco, cui peraltro in TPPA si rimandava di continuo con ironia. Non lo è almeno da quando Maria De Filippi ne ha rifondato la narrazione, agganciandola però nel suo caso alle lacrime e, per metonimia, al sangue, al grand guignol, all’etica del pentimento e del purgatorio.
2) Nel caso di TPPA l’acqua calda è passata (invece?) attraverso il filtro del melodramma, demone e garanzia di italianità. Le feste sono perennemente interrotte, le relazione primarie e parentali messe in discussione e continuamente ri-conosciute, il sentimento si esprime per vie tortuose e quasi mai verbali, la musica sostituisce la parola quando la parola non significa più nulla o non arriva.
3) Innovazione e modernita? No, si diceva: riformismo e modernariato. L’estetica camp e queer di TPPA non disegna un futuro (o una bolla di presente) in cui il mondo possa essere migliore e le coppie di fatto, per esempio, possano vivere felici senza che l’assessore di destra ti ricordi sempre l’art.29 della Costituzione Italiana e l’assessore di sinistra ti ricordi che la Costituzione Italiana è la più bella del mondo. Qui la trasgressione sono le acconciature di Mina in Studio Uno e il vitalismo ha le forme visive dell’ultima modernità possibile, per quanto imperfetta, quella degli anni Sessanta.

L’estetica non è nuova e il messaggio alla fine è vecchio come il cucco: l’amore è la cosa più bella del mondo e fa diventare tutti pazzi. Solo è aggiornato ai tempi e alle persone: non è tanto, ma non è nemmeno poco.
Per quanto riguarda me, invece, da domenica prossima posso tornare al cinema parrocchiale o a guardare Report.

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9 Comments

  1. clumsy
    Posted 26 maggio 2010 at 13:30 | Permalink | Rispondi

    Sì, però… buona parte dei temi citati erano già presenti in Un medico in famiglia. o in Un posto al sole. quindi (a parte l’introduzione di musica e balletto) ancora meno riformista.

  2. BabiDec
    Posted 26 maggio 2010 at 15:49 | Permalink | Rispondi

    Lo confesso: ho seguito tutta la prima serie. Poi, alla dipartita (vera) della Rocca e quella (finta) di “Michele”,il mio tv-c e io siamo entrati in lutto. Lui ha reagito male e mi è diventato in b&n (storia vera!). Io, peggio e ho abbandonato il simpatico rito del pianto della domenica e mi sono data alla settimana enigmisitca. Cmq. pur ricordandomi troppo spesso questa cosa quì: http://www.youtube.com/watch?v=CBFeyUDkUUY, all’epoca sembrava anche a me una cosa carina, poco impegnativa da seguire, meno da fare. Solo un appunto:il dr. Freiss e la sua assistente? Quella si che è una cosa interessante…

  3. paolo
    Posted 26 maggio 2010 at 22:36 | Permalink | Rispondi

    @clumsy: cavolo, non ci avevo pensato al Medico e a Un posto al sole! Però non so se sono d’accordo… Conosco poco tutti e due, il Medico un po’ meglio, ma mi pare che lì intanto non ci fosse coolness visiva vera o presunta, e che soprattutto ci fosse, appunto, “la famiglia” a integrare e contenere ogni tipo di stranezza. Non so, non mi pare che Un medico in famiglia + musical dia come risultato TPPA, ma magari mi sbaglio.

    @BabiDec: no, la Premiata Ditta, no, mi offendo! Comunque sì, Stefania Rocca come attrice non è granché, ma era davvero in parte. Senza di lei la perdita è stata secca…

  4. BabiDec
    Posted 28 maggio 2010 at 08:17 | Permalink | Rispondi

    quì pero sfugge l’x factor del prodotto, ragazzi!Insomma, stiamo parlando di una serie in cui c’è una famiglia, ci sono le canzoncine, c’è tutta quella roba anni Sessanta … ma, soprattutto, c’è un esperto di non si sa che cosa (il suo titolo di studio cambia ogni puntata ma, in realtà, si comporta come uno psicologo-chiatra che ha in cura sta banda di pazzi innamorati) che guarda tutto questo, lo commenta e, di tanto in tanto, si rivolge ai protagonisti come per suggerigli le battute di uno spettacolo. Il mondo-finto del musical (pure evocato linguisticamnete da movimenti di macchina e sguardi in macchina), così come quello del Medico e di tutte le altre cose citate, è accettato come reale e chiuso… questo è aperto e messo in discussione. Ecco perchè, dice Paolo, dentro confluisce di tutto e la storia sembra di seconda mano. L’operazione è molto più complessa. Il corpo voluminoso di Battiston la dice lunga sul suo peso nella serie. ..

  5. Posted 28 maggio 2010 at 11:05 | Permalink | Rispondi

    mi hai fatto capire quanto mi manca Servire il popolo …

  6. Vera
    Posted 28 maggio 2010 at 20:40 | Permalink | Rispondi

    grazie per questo post!

  7. mal
    Posted 28 maggio 2010 at 23:47 | Permalink | Rispondi

    …se solo Cotroneo si emancipasse dai balletti!! li mette IN QUALUNQUE cosa scriva! Ebbasta, su!

  8. paolo
    Posted 29 maggio 2010 at 15:44 | Permalink | Rispondi

    @ gig: d’altra parte era uno spin-off di secondavisione, facciamo finta che sia tornato a casa!

    @ BabiDec: tutto vero. Tanto che sul sito della Rai il blog della trasmissione è tenuto proprio da Freiss e signorina Carla.
    Aggiungerei che il movimento è duplice. Freiss apre il mondo chiuso della narrazione, ma d’altra parte lo “cuce” in funzione di spettatori che digeriscono buoni sentimenti, Matia Bazar e “che bello l’amore” solo con l’ausilio di una buona dose di distanza e ironia

    @ Vera: prego! A saperlo facevamo un supergruppo d’ascolto…

    @ Mal: c’hai ragione, come sempre ;-)

  9. clumsy
    Posted 29 maggio 2010 at 21:26 | Permalink | Rispondi

    io parlavo solo dei temi, in effetti, che però mi pare che fossero al centro della tua recensione. e quel che volevo dire è che quanto a tematiche non mi pare che ci sia questo consistente aggiornamento progressista. niente che non si fosse già visto prima. quanto alla coolness visiva è un altro discorso e mi sembrano molto più interessanti i personaggi di Freiss e Carla. anche se, pure lì, di cosa parliamo? metatelevisione? siparietto ironico che richiama allo spettatore i tanti talkshow che hanno invaso la nostra televisione, con l’intento di ironizzare sui tuttologi opinionisti di oggi?
    la vera innovazione potrebbe essere la consistente ironia, a tratti critica.
    boh, vabbé, comunque carino.

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