The Final Destination, David R. Ellis, 2009

Vi ricordate del caso Snakes on a Plane? Piccolo riassuntino per chi era assente. Anno di grazia 2006. L’internet comincia ad essere utilizzato per i fini altissimi per i quali è effettivamente stato inventato da Dio: il Fail e i lol cats. In questo clima gioviale e rilassato, una bomba si abbatte su quello che il TG1 chiama ancora oggi “il popolo della rete”. Sta per uscire un film dal titolo Snakes on a Plane. Serpenti! Aereo! Serpenti su un aereo! Ahahahaha! Non è incredibile? Tutti impazziscono per un titolo come Snakes on a Plane. Grazie a quella fabbrica di ROFL che è l’internet, tutti si scoprono appassionati di B Movies. Sembra che il mondo intero desideri fortissimamente vedere una megacazzata al Cinema. Poi esce il film e quasi tutti rimangono delusi. Motivo: Snakes on a Plane era una megacazzata. Come mai dunque questa discrepanza, questo gap insanabile tra intenzioni e risultato? Perché la gente voleva una megacazzata per essere felice, poi vede una megacazzata e non è felice? Perché c’è un’idea distorta di megacazzata. Mi ricordo la delusione cocente la prima volta che riusci a mettere le mani su una vhs della Troma. Pensavo fosse amore, invece era un film sciatto e soprattutto di una noia sinistra. Ma bisogna avere coraggio e affrontare la realtà: le megacazzate sono brutte. Sono dei brutti film. Non nascondo segreti. Se li giri e li volti, rimangono comunque brutti. Snakes on a Plane raccontava di uno che prendeva a padellate dei serpenti velenosi su un aereo. Non era un bel film.

Spoiler: Ahahahaha, cioè, muore al cinema 3D mente io sono... ahahaha... formidabili quegli anni!

Spoiler: Ahahahaha, cioè, muore al cinema 3D mente io sono... ahahaha... formidabili quegli anni!

Il regista di Snakes on a Plane era David R. Ellis. David R. Ellis, oltre a far finta di essere un regista, è uno stunt. Uno stunt vero: nel suo curriculum ha roba pesante come L’Ultimo Combattimento di Chen, Scarface, Vivere e Morire a Los Angeles, Arma Letale e mille altri film. Poi è passato a dirigere le seconde unità (Sliver, Waterworld, Il Negoziatore, Matrix Reloaded, Master and Commander: Sfida ai Confini del Mare, ecc…). Dopo aver diretto un filmettino con dei cani simpatici per la Disney – Quattro Zampe a San Francisco – si alterna con James Wong alla guida di una delle saghe horror più divertenti degli ultimi anni: Final Destination. Veramente. Si alternano. Nel senso che James Wong fa quelli dispari, Ellis quelli pari. La storia di questi quattro film è ovviamente sempre la stessa. Ci sono dei giovani in una situazione x. Uno dei giovani ha una premonizione: vede che tutto sta per esplodere/schiantarsi/incidentarsi e avverte i suoi amici. Si salvano, ma la morte non perdona e ti insegue fino a farti morire. La cosa interessante della saga è ovviamente COME muori. La morte non viene silenziosa come un alce, ma organizzata come Reuben Lucius Goldberg. Dopo aver tentato la via della serietà per i primi 12 minuti del primo film, gli sceneggiatori hanno capito che era meglio buttarla subito in caciara e nelle pellicole successive hanno alzato il grado di maccosismo a randello, regalandoci alcune delle sequenze horror più divertenti degli ultimi anni. Guardiamo il filmato.

Dieci minuti di applausi. Capite anche voi che The Final Destination è perfetto per il 3D. Se escludiamo i pornacci, potremmo pure azzardare che gli occhialini sono stati ritirati fuori proprio per questo film. Impossibile sbagliare dunque: il regista forse più arrogante della Storia del Cinema, una storia rodatissima, e il 3D. Tutti gli elementi necessari per realizzare una megacazzata come si deve. E com’è The Final Destination? Una straordinaria megacazzata. È esattamente come quelli prima, con il plus di litrate di sangue che vi arriveranno dritte in faccia. È scritto malissimo, i dialoghi mettono imbarazzo, gli attori sono pessimi, manca completamente un’idea di ritmo, è una inutile sequela di sequenze di morte. Esattamente come deve essere. Ma si è pagato il biglietto per vedere una megacazzata e ci si diverte come i matti. Niente di più, niente di meno. No, a dire il vero c’è anche un tentativo di dire qualcosa in più. Il 3D non viene sfruttato solo per farvi arrivare roba in faccia (ed era ora! Basta con “Ho notato una particolare attenzione alla profondità di campo in quella sequenza in cui uno leggeva un libro”), ma anche per tentare di fare del metacinema. Con evidente sprezzo del pericolo, lo sceneggiatore Eric Bless si è divertito a disseminare il film di continui richiami metacinematografici. Finte locandine, inside jokes e – ovviamente – una sequenza di morte ambientata in una sala cinematografica dove stanno proiettando un film in 3D. Hai capito Quentin Tarantino? Eh? Unica delusione: la sequenza finale non raggiunge i liveli di complessità sperati. Però si vedono due tette e un culo COMPLETAMENTE aggratis.

IMDB | Trailer

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One Comment

  1. Posted 15 dicembre 2015 at 16:54 | Permalink | Rispondi

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One Trackback

  1. […] dal 2009 (data che fissiamo come riscoperta di questa tecnologia) ad oggi. Il suo “prefe” è The Final Destination. L’ha visto per ben tre volte. Sandro Tirappugni non conosce Werner Herzog. Normale quindi […]

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