Il nostro viaggio nel cinema italiano /9: Mar Nero, Federico Bondi, 2009

Trama. Angela è una giovane rumena, che viene assunta come badante di Gemma, una burbera fiorentina che ha appena perso il marito. L’anziana la tratta malissimo, dal principio, ma poi, un po’ alla volta, inizia a costruirsi un rapporto tra le due donne, che sfocerà in un viaggio in Romania, alla ricerca del marito di Angela, che inizia a non dare più sue notizie.

Giudizio sbrigativo. Un film italiano praticamente perfetto, da tutti i punti di vista, nonostante il minimalismo coatto, dovuto alla produzione low budget, e il tema sulla carta rischiosissimo (vi immaginate Ozpetek o qualcun altro alle prese con una trama del genere?)

Perché lo abbiamo visto? Perché mi ricordo ancora della felicità del dott. Noto l’anno scorso, quando ne ha parlato in onda, intervistando anche il regista.

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”). Non c’è: tutto è controllato senza essere algido, misurato senza intellettualismi.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate). Nessuno, per i motivi di cui sopra.

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare). C’è un momento in cui Angela fa un test di gravidanza, nei bagni di un centro commerciale. La macchina da presa rimane ferma su un lavandino, mentre fuoricampo si sente il rumore della ragazza che fa la pipì, per poi poggiare lo stick sul bordo del lavandino. Un senso del pudore magnifico, accentuato dal fatto che lei non è incinta. Uno schiaffo al sensazionalismo e al turning point telefonato. Qui, in effetti, il film decolla, o quanto meno si capisce di che stoffa è fatto Bondi.

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida). Non esiste: il film regge bene fino alla fine, suggerendo possibili svolte dramàtiche, ma non attuandole, poi. Bravi.

Tarallucci e vino (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto). Di conflitti ce ne sono parecchi, in primis quello tra Angela e Gemma. Una rumena e giovane, l’altra italiana e vecchia. Ma c’è un conflitto tra rumeni in Italia e italiani. In una scena ambientata in una discoteca popolata di immigrati dell’est durante l’ultimo dell’anno, si dice: “Ci hanno sempre chiesto se la Romania fosse pronta ad entrare in Europa, ma l’Europa è pronta per la Romania?”. Ecco, considerate che, nel contesto costruito da Bondi, questo momento è credibile.

La società si prende le sue colpe? No, nel senso che il film non vuole mettere alcuna parola definitiva sul conflitto tra residenti e immigrati, non ci pensa neppure. Così come non vuole fare il punto sull’annoso rapporto tra giovani e anziani, vecchi e badanti. Mar Nero racconta una storia, e solo in filigrana fa affiorare dei dubbi e delle domande, senza dare risposte.

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”). Considerando che i rumeni sono raffigurati come persone normali, per come vanno le cose in Italia, è un film da Internazionale socialista. Quindi: 10. Anche se non c’è alcuna velleità di indottrinamento politico, barricadero, terzomondista o simili.

Indice “Montale e i suoi limoni (alias sfoggio di high culture a caso). Niente. Non vi è alcun testo altro citato, se non una canzone di Cutugno, che peraltro è l’unico momento, non a caso, in cui cantandola Angela parla italiano senza incespicamenti e tentennamenti.

Indice di Tarantinabilità (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?). Alcuno. O meglio: se fra vent’anni i film in Italia si faranno anche così, senza ridurre pellicole del genere a sgattaiolamenti in sale delle città capozona, sarà un bel passo avanti. Ma ci crediamo pochissimo. Anzi, per nulla: perché è cinema autoriale senza alcuna traccia di glamour.

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali). Niente. Doroteea Petre (bravissima) è sempre vestita. D’altro canto fa la badante a una donna anziana, mica la cubista.

Pubblico? Quale pubblico? Eh già, Mar Nero non l’ha visto quasi nessuno. La Kairòs Film, che coproduce e distribuisce, ha evidentemente mezzi limitati. Peccato. Molto.

Ce lo meritiamo? No, la domanda è se lui si merita noi.

Vedetelo, amici.

Annunci

One Comment

  1. chiara
    Posted 7 giugno 2010 at 00:32 | Permalink | Rispondi

    lo vidi qualche tempo fa, uno di quei film che ogni tanto la mia dolce metà mi propone, illudendosi di non farmi addormentare come spesso accade… ma quella sera non accadde. Anzi, mi ha tenuta volentieri sveglia (il film). Non saprei esprimere così bene come qua sopra quali elementi mi abbiano colpito e abbiano reso il film, il racconto di questa storia, una visione gradevole. A dire il vero, all’inizio c’era qualcosa che mi disturbava, non so dire… forse non mi convinceva fino in fondo proprio questo “stile neutro” (non so meglio definirlo) nel rappresentare un tema del genere. Come a dire: possibile che non ci sia una qualche forma di giudizio o un punto di vista moralistico su questo? Forse siamo abituati ad aspettarcene sempre qualcuno. Eppure c’è qualcosa di “delicato” (appunto, il pudore di cui dicevi) anche nel mostrare lo scontro, o meglio il disagio di doversi lentamente “addomesticare” a vicenda, nella convivenza quotidiana. Succede spesso tra due persone che già vogliono amarsi, ancor di più sono le difficoltà tra due mondi culturalmente e anagraficamente distanti. Ma alla fine ci riescono, anzi scoprono di essere più vicine di quel che pensano. Forse perchè sono donne? (o no… controprova: mi viene in mente Clint col suo personaggio in Gran Torino…)

One Trackback

  1. […] Dove è che l’ho già vista? Pochi film, a quanto pare, di cui uno solo in Italia: Mar nero di Federico Bondi, accolto con calore a Locarno, distribuito pochino pochino un paio d’anni fa, molto amato da chi scrive e dall’amico Francesco, che ne ha scritto una bella recensione. […]

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: