Youth In revolt, Miguel Arteta, 2009

Spoiler: non è vero.

Spoiler: non è vero.

Come ci insegna Robin Williams, ci sono quegli attori che rimangono ammanettati a un determinato ruolo. Possono anche essere bravissimi, ma al quarto film che fai quella roba lì, io sinceramente ho perso la pazienza. Il povero Michael Cera è bravo e ha fatto dei bei film. Ha fatto Superbad che è nella mia personale top ten delle commedie americane. Ha fatto quella bomba di Arrested Development e anche Juno che, vabbeh, poi ne possiamo parlare, però ce lo siamo visto tutti. Ha fatto anche altre cose che mi sono rifiutato di vedere, come Nick & Norah’s Infinite Playlist, ma lì non è colpa sua. È che a me vedere due con la maglia a righe che si fanno le compilation in un film non è che proprio mi esalti. Il problema è che Michal Cera fa sempre il ragazzo educato, dal variabile grado di nerditudine, con una vita sessuale simile a quella di una piastrella, impacciato e innamorato di una ragazza carina ma non fighissima. Va bene, c’ha quella faccia lì e quel fisico lì, ma per dio…

Rido perché in realtà carico gnocca come se non ci fosse un domani!

Rido perché in realtà carico gnocca come se non ci fosse un domani!

Youth In Revolt racconta la storia di un ragazzo educato, dal variabile grado di nerditudine, con una vita sessuale simile a quella di una piastrella, impacciato e innamorato di una ragazza carina ma non fighissima. Incredibile, no? Ah, è anche onanista come ci informa il deligatissimo incipit. Nick abita con la madre e con l’uomo di lei. A causa di una serie di cazzate di quest’ultimo, si deve trasferire in una piccola cittadina della provincia simil white trash americana. Qui conosce Sheeni (Portia Doubleday… la ragazza “non megagnocca ma molto carina, direi quasi normale”. Su cui poi varrebbe la pena di aprire una parentesi. Perché siamo veramente ai livelli di “mi sciolgo i capelli, mi levo gli occhiali – ta dà –  e sono una figa…), una ragazza colta, intelligente e altezzosa. Con il mito della Francia, con i poster di Belmondo alle pareti e i vinili sparsi per la cameretta. Lui ovviamente dopo quattro secondi è cotto e pronto a fare qualsiasi cosa per lei. Ma visto che il destino è beffardo e crudele, i due devono separarsi. Nick, per poter rivedere la propria amata, dovrà cambiare personalità e tirare fuori la sua parte aggressiva. Nick si sdoppia e crea una seconda personalità: l’affascinante Francois Dillinger. Uffffffffffff…

Una grande idea.

Una grande idea.

Quindi, non so se l’avete presa: da una parte Michael Cera che fa Michael Cera, dall’altra Michael Cera che fuma le sigarette, ha le occhiaia, risponde male e alla mamma ed è risoluto e deciso. E il film va avanti così. Con, bisogna ammettere, dei momenti anche piuttosto piacevoli, ma un sommarsi continuo di elementi talmente fastidiosi che non si può non arrivare a fine visione schiumando rabbia. Quello sguardo sull’america piccolina e di provincia (la gente che abita nelle roulotte) che vorrebbe fare tanto cinema indie ma che ormai veramente basta. Uno stile registico “leggero e sognante” con l’aggravente di alcune sequenze di animazione a passo uno. Una bella galleria di personaggi uno più bizzarro dell’altro (si contano: l’amico col pisello storto che se lo scotcha alla gamba per raddrizzarlo, il vicino anarcoinsurrezionalista, il fratello di lei drogato che suona la tromba, i genitori ferventi cristiani, l’amica ninfomane con le foto di ogni sua conquista, l’amico di origine indiana che parla con accento british e cita poesie a memoria, ecc…). Una colonna sonora invasivissima di quelle che a metà film prometti agli dei del Cinema: “Dei del Cinema, se adesso parte un pezzo dei Vampire Weekend io spacco tutto!”. Un cast con una marea di attoroni in parti piccoline picciò. Steve Buscemi, Ray Liotta, Justin Long, Zach Galifianakis, Fred Willard, M. Emmet Walsh, buttati lì con fare disinvolto. Insomma l’ennesimo film disonesto che, con l’aria da commediola innocua, farà più danni che altro. Detto questo non vedo l’ora di vedere Michael Cera in Scott Pigrim Vs the World. Indovinate che parte fa? (Sticazzi però, visto che alla regia c’è Edgar Wright! Mica Miguel Arteta…)

IMDB | Trailer

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5 Comments

  1. Posted 18 giugno 2010 at 09:33 | Permalink | Rispondi

    Fede, secondo me manca un ultimo paragrafo dove tiri le somme di quanto elencato nel terzo. Il “sommarsi continuo di elementi talmente fastidiosi” lo capisco, ma non mi sembra un argomento decisivo. Voglio che mi spieghi che è questo realmente sbagliato.
    E’ come quando parli dell’invasività della colonna sonora: Beulah, Little Wings e Fruit Bats direi che non sono nomi così forti (potevano mettere lì gli Shins, gli Arcade Fire, e pàm): sarà invasivo o fastidioso per qualcuno, ma è evidente che una storia di questo genere mirando all’identificazione, per di più sfruttando anche alcuni tratti della favola, o sei un quindicenne per esaltarti, o sei un trentenne che vuole sentirsi un quindicenne che si esalta. Secondo me è solo questione che siamo delle vecchiazze.
    ciao, e.

  2. Becciu
    Posted 18 giugno 2010 at 10:54 | Permalink | Rispondi

    “anche Juno che, vabbeh, poi ne possiamo parlare, però ce lo siamo visto tutti”

    è vero ce lo siamo visto tutti e, malgrado gli evidenti difetti, a me è anche piaciato, così come questo Youth in revolt. Imputare ai film le colpe dei mostri che genera è forse naturale ma è giusto?

  3. fedemc
    Posted 18 giugno 2010 at 14:44 | Permalink | Rispondi

    @ enzo: novvabeh, ma siamo oald senza se e senza ma. Però secondo me il problema del film è la sfacciataggine con cui vengono proposti gli addendi. YIR non è meglio o peggio di altri film simili, ma è evidentemente fatto con la ricetta e i misurini. Ci metto due robe così, due robe cosà e il gioco è fatto.
    per la colonna sonora: non si discute sulla qualità dei pezzi, ma anche lì… possibile che al terzo minuto sai che ci sarà un pezzo che parte mentre michael cera correrà al rallentì?

    @becciu: YIR secondo me è proprio un mostro nato da questi anni di film indie fatti solo con le maglie a righe…

  4. Posted 18 giugno 2010 at 15:35 | Permalink | Rispondi

    sulla ricetta e i misurini non discuto, e io in quanto presunto target ideale di ste robe le vivo sempre con tutto il disagggio (gli Shout Out Louds e Jens Lekman in Nick & Norah… AAAAAAA!!!!) ……. però anche qui quando parli di “sfacciataggine”: sarà davvero così, o siamo semplicemente un filo più consapevoli noi? Per esempio,chissà cosa dicevano gli over 35 all’uscita di Bella in Rosa e Breakfast Club?

  5. fedemc
    Posted 18 giugno 2010 at 17:37 | Permalink | Rispondi

    good point anche se non penso ci fosse tutta quella volontà di essere “per pochi” o “di nicchia” che c’hanno adesso questi film. tolto che john hughes a miguel arteta ci spezza la schiena anche adesso…

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