Gainsbourg (Vie Héroïque), Joann Sfar, 2010


Io ho questa brutta abitudine. Quando guardo un film francese, faccio automaticamente il paragone con la cinematografia nostrana. Sarà per la vicinanza geografica, sarà perché li consideriamo nostri cugini, sarà per la competitività sportiva, non lo so. Certo è che guardare una pellicola francese, anche la più mediocre, mi apre una voragine di sconforto per il nostro cinema. Figuriamoci poi che pensieri possono scattare quando si vede un film come Gainsbourg (Vie Héroïque), che ha l’ardire di portare sullo schermo un’icona, un vero e proprio monumento nazionale transalpino come Serge Gainsbourg. Artista, poeta, scrittore, cantante, musicista, compositore, regista, attore, provocatore. Scordatevi una banale agiografia. Perché dietro la macchina da presa c’è un disegnatore e autore di fumetti come Joann Sfar.

A un livello superficiale, il film, come nei più classici dei biopic, narra la vita di Gainsbourg, dal bambino di nome Lucien dei primi anni, vivace figlio di genitori ebrei russi, che reclama la sua stella di David  gialla “da sceriffo” nella Parigi occupata della seconda guerra mondiale, al maudit di nome Serge dedito all’alcol, alle donne e alle Gitanes degli ultimi tempi, passando per il giovin pittore, l’imberbe pianista da night club, il promettente chansonnier richiesto da tutti, la nuova stella del firmamento pop attorniato da belle donne, l’artista iconoclasta e dissoluto. L’originalità sta tutta nel modo di raccontare tutto ciò. Sfar non gira un racconto lineare ma procede per piccoli tasselli di una vita esagerata e strabordante, impossibile da rappresentare nella sua totalità, interessato, come recita in calce la didascalia finale, più alle menzogne che alle verità di Gainsbourg. Ne esce fuori un mirabolante e vorticoso racconto onirico, perfetta comunione tra cinema e fumetto, dove a noi spettatori non è dato sapere cosa è vero e cosa è falso, e del resto poco importa. È il restituire una personalità artistica del genere attraverso la stessa creazione artistica, probabilmente l’unica maniera per ottenere la verità.

Con grande ironia Sfar calca il pedale del surreale e grottesco, che ha la sua trovata vincente nell’idea di sdoppiare il personaggio principale. Sullo schermo, infatti, noi ritroviamo visualizzato il dualismo che ha accompagnato gli ultimi anni del protagonista: il Gainsbourg reale e il suo alter ego mefistofelico Gainsbarre, sorta di anima nera alla Mister Hyde reso attraverso un pupazzo con amplificate le caratteristiche orecchie a sventola e il naso adunco, che gli infonde la passione bruciante, nel vero senso della parola, per la musica. E poi ci sono le canzoni, ovvio, usate in maniera funzionale più come motore dell’azione che come ornamento, e le sigarette, ancora più ovvio, tante sigarette, che cadenzano il film attraverso la loro accensione. Difficile ipotizzare per un film del genere un’uscita italiana, essendo più vicino a un’operazione come Io non sono qui di Todd Haynes per Bob Dylan, e quindi probabilmente ermetica per chi conosce poco un personaggio la cui fama fa fatica ad attraversare i confini patri. Certo non distribuirlo sarebbe un peccato madornale, perché è un film folgorante, inventivo e appassionante, in cui il protagonista Éric Elmosnino, dalla somiglianza stupefacente, si concede generosamente anima e corpo nel personaggio. Ma la domanda rimane: sarebbe possibile un’operazione del genere in Italia?

IMDB | Trailer

Bonus: il video di Nazi Rock tratto dalla colonna sonora…parbleu!


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2 Comments

  1. Posted 23 giugno 2010 at 09:48 | Permalink | Rispondi

    Quindi se uno se lo volesse vedere adesso tocca sapere il francese… Spero almeno nei sottotitoli.

    Comunque consiglio il fumetto “Pascin” di Sfar, edito dalla 001 Edizione, che, a leggere la recensione del film, direi che tratta le stesse tematiche, e a parte questo è molto bello.

    • tommy
      Posted 23 giugno 2010 at 09:56 | Permalink | Rispondi

      Sottotitoli ovviamente in francese. Comunque ora Sfar sta girando il suo “Il gatto del Rabbino” con Hafsia Herzi, l’attrice di “Cous Cous”…

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