The Runaways, Floria Sigismondi, 2010

La locandina: la cosa più bella del film...

La locandina: la cosa più bella del film...

L’altro giorno ho letto un’intervista in cui Katy Perry se la prendeva con Lady Gaga. In questo scontro tra titanti, la Perry, a proposito dell’ultimo video della collega (Alejandro) dichiarava: ““Usare la blasfemia per fare intrattenimento è banale quanto un comico che racconta barzellette sulle scorregge“. Ieri ho visto California Gurl,  il nuovo video di Katy Perry. È ambientato in una specia di mondo dei dolci. Si vede lei nuda su una nuvoletta di zucchero filato, lei che lecca dei coni gelati e lei che balla seminuda accompagnata da altre giovini nelle sue stesse condizioni. Verso la fine attacca un esercito di orsetti di gomma sparando getti di panna dalle tette. Ora, capisco che la questione non sia tra le più interessanti, ma secondo me una che spara panna dalla tette può risparmiarsi certe uscite. E comunque Lady Gaga è mille volte meglio. PoPoPoPokerFeis

Stavi dicendo, Katy? Scusa, ma mi sono distratto...

Stavi dicendo, Katy? Scusa, ma mi sono distratto...

È proprio vero però che l’esperimento di Kim Fowley è fallito. Meglio: È proprio vero però che Kim Fowley ha cambiato la storia della musica. Nel lontano 1975 questo totale genio, mise insieme The Runaways, un gruppo di ragazze carine, mediamante arrabbiate e in fissa con Suzi Quatro e David Bowie. Mise loro in mano strumenti e microfono, scrisse con loro qualche hit e le mandò al macello. Nell’arco di tre anni – grazie alle idee di Fowley (“ragazze, dovete imparare a pensare col cazzo!”) e alla loro avvenenza – divvennero famose in tutto il mondo, suonarono con gente come The Dead Boys e The Damned per poi inevitabilmente bruciarsi. Il mondo non era preparato a vedere o a prendere sul serio un gruppo punk rock formato solo da ragazzine adolescenti e aggressive (anche e soprattutto sessualmente parlando). Loro non erano pronte alla fama e al successo. Ed è stato un peccato perché le Runaways, a differenza di molte delle loro colleghe di oggi, erano brave. La cosa incredibile però è che la loro esperienza non ha cambiato nulla nella percezione che gli utenti medi hanno delle donne nella musica. Ancora oggi, anche sulle riviste specializzate, fa notizia che quattro o cinque donne siano in grado di mettere in piedi una band e quelle che sfondano, sfondano perché fanno dei video dove pigliano delle secchiate di roba bianca in faccia al rallentì. Chiedete a Melissa Cherry…

... e vuoi essere ricoperto d'amore.

... e vuoi essere ricoperto d'amore.

Le Runaways e Kim Fowley fino a poco tempo fa sono state una piccola storia all’interno dell’epica del roghenrò che in pochi si ricordavano. Oggi sono al centro di un nuovo biopic. Era da un po’ che non usciva un biopic musicale; dopo la scorpacciata post Ray e Walk The Line (Quando l’Amore Brucia l’Anima… Ahahahahahaha, quando l’amore brucia l’anima, ahahahaha, troppo forte…) si pensava di aver trovato la gallina dalle uova d’oro. E invece ci si è fermati quasi subito. Ed è stato un bene, direi. La responsabile di questo ritorno del genere è Floria Sigismondi, di origini ovviamente italiane e famosissima regista di video per gruppi come Sigur Rós, White Stripes, Amon Tobin (ha fatto anche cose pessime coi Muse e Christina Aguilera…). Forse il video più famoso della Sigismondi è Beautiful People di Marylin Manson. Lì era evidente tutta l’attrazione della ragazza nei confronti di freaks, disadattati e “brutti” ( considerati tali). Pensarla al comando di un film con protagonista Cherie Currie, Joan Jett e soprattutto Kim Fowley non poteva non farci esultare. In realtà le cose non sono andate tutte per il verso giusto.

Il comodino Dakota ha i problemi della droga

Il comodino Dakota ha i problemi della droga

The Runaways è un film che non riesce a mettere a fuoco il materiale che ha a disposizione e che finisce per adagiarsi senza alcuna idea o intuizione nel solco dei film sui gruppi/cantanti che l’hanno preceduto. Parte della colpa è di una sceneggiatura (della stessa Sigismondi e ispirata da Neon Angel: A Memoir of a Runaway, libro di Cherie Currie) che vuole mettere troppa carne al fuoco. La storia personale di Joan Jett, di Cherie e di Kim Fowley. La storia della band, l’aspetto musicale e il loro impatto culturale (commericale) sul pubblico. In 109 minuti tutto questo non ci sta, neanche se si pigia tutto per benino. Ma la più grava pecca è quella patina di coolness e pulizia che è stata spalmata su una delle storie più zozze del R’n’R. Ci sono le droguccie e le bevutine, non la dissoluzione assoluta della scena punk della Los Angeles di metà settanta. Il sesso, la dipendenza, la dissoluzione rimangono sulla carta o – nei momenti peggiori – finiscono per essere “intensi” fotogrammi, cartoline statiche costruite dalla Sigismondi con in mente la pubblicità… Un occasione sprecata, insomma. Peccato soprattutto per il cast. Kristen Stewart e Dakota Faning sono veramente intense come due comodini, ma non è quello il problema. Da una regista come la Sigismondi si immaginava un trattamento della loro fisicità differente. Non c’è nessun tipo di riflessione su due dei corpi più famosi e esposti di Hollywood, niente di niente. Si poteva sfuttare la loro desiderabilità, la loro innocenza, i loro corpi acerbi per dire qualcosa sull’incapacità del pubblico di comprendere e accettare la loro fisicità (fuori e dento lo schermo) e sottolineare come proprio la loro bellezza le abbia poi rese delle freaks. E invece… una robina buona a sconvolgere chi guarda MTV.

Il comodino Kristen prova della malinconia

Il comodino Kristen prova della malinconia

L’unico che si salva (chiudendo un occhio) è il bravo Michael Shannon nella parte di Fowley. Ovviamente una grandissima colonna sonora: oltre ai brani delle Runaways, si segnalano Gary Glitter, The Stooges, Mc5, Sex Pistols… Ignorate quesi totalmente Lita Ford e la povera Sandy West, scomparsa nel 2006.

IMDB | Trailer

6 Comments

  1. Anon
    Posted 23 giugno 2010 at 13:21 | Permalink | Rispondi

    “Non c’è nessun tipo di riflessione su due dei corpi più famosi e esposti di Hollywood, niente di niente. Si poteva sfuttare la loro desiderabilità, la loro innocenza, i loro corpi acerbi per dire qualcosa sull’incapacità del pubblico di comprendere e accettare la loro fisicità (fuori e dento lo schermo) e sottolineare come proprio la loro bellezza le abbia poi rese delle freaks”.

    Insomma dovevano tirar fuori le zinne.

  2. fedemc
    Posted 23 giugno 2010 at 17:22 | Permalink | Rispondi

    non hai capito: dovevano sparare panna dalla tette.
    no, seriamente.
    non sta nelle tette il punto.
    si può essere lascivi, perversi o “malati”
    senza far vedere un centimetro di carne.
    è quello che ha fatto la sigismondi nei video.
    qui invece di quello sguardo non c’è traccia. anche quando la stewart fa la pipì su una chitarra o quando la fanning posa in mutandine..

  3. Posted 24 giugno 2010 at 09:25 | Permalink | Rispondi

    Da quasi totale neofita in materia Runaways devo dire che mi è piaciuto, ho gradito anche l’happy ending un po’ mieloso. Probabilmente non sarà tra i biopic musicali più riusciti ma sicuro batte “walk the line”che personalmente ho trovato noisosissimo.
    Nota di merito la performance di dakota. Visto dopo i video originali su youtube e devo dire che è stata bravissima a copiare la vera Cherry.

    Sono d’accordo che manca il vero punk, ma loro lo erano veramente?

  4. valido
    Posted 25 giugno 2010 at 00:43 | Permalink | Rispondi

    Jail-Fuckin’-Bait! Jack-Fuckin’-Pot!

    (finalmente sono riuscito a scriverlo da qualche parte)

    (no, loro non erano punk, loro erano l’antipasto di Avril Lavigne)

  5. Mic
    Posted 7 luglio 2010 at 19:34 | Permalink | Rispondi

    Film visto ieri. Non che mi sia dispiaciuto, ma avrei voluto anch’io che ci fosse più “malattia” e più “perversione” (per citare fedemc) sia negli atteggiamenti delle protagoniste, che a livello della narrazione, dello svolgersi della vicenda, della storia vera e propria.
    Non so, anche a me ha dato l’impressione proprio di quella “alternatività” tipica di MTV, e di quei gruppetti pseudopunk che ultimamente stanno spuntando su come funghi. L’unica cosa che mi è venuta spontaneamente da dire dopo la pisciatina sulla chitarra è stata “wooow, mattuguarda che ggesto alternativo!”…Cioè, stiamo parlando di pisciare-su-una-chitarra! Per come la penso io il gesto in sé per sé è alquanto provocatorio (senza considerare il valore simbolico di “pisciare sulla musica”), ma non posso di certo dire che nel film lo sia stato. Premetto, sono una neo-cinefila e purtroppo non ne capisco ancora quasi nulla di narrazione cinematografica, di tecniche narrative ecc ecc, ma provo comunque ad esprimere la mia (e “se sbaglio mi corrigerete”, ehe): credo che la Sigismondi non sia andata abbastanza a fondo, tutto il film è pervaso da una superficialità devastante. Il problema non sta tanto nel “cosa” si è narrato, ma nel “come”; è nei modi che la regista avrebbe dovuto essere più cruda, più grezza insomma. Tutto quello che ho visto, dalla mano del tizio della prima scena sotto la gonna di Marie, alle cacchette che i ragazzini lanciavano addosso alle ragazze, al rapporto lesbo tra Cherie e Jean (e tutta la storia della droga, delle foto di una quindicenne in mutandine…) ha a malapena suscitato il mio interesse…e invece avrei voluto non dico rimanerne sconvolta, ma per lo meno esserne un minimo impressionata (e io sono una che si impressiona facilmente, figuriamoci.)! Caspita, le Runaways erano delle vere e proprie tamarre! E per me nel film non lo sono affatto, mi sono solo sembrate la versione femminile dei Greenday (gruppo inequivocabilmente tamarro e alternativo della scena musicale contemporanea).
    Ad esempio, anche nella scena in cui Cherie canta per la prima volta Cherry Bomb… Kim dopo la performance esclama cose del tipo: “Brava, fantastica (e blablabla)”; a pensare che nel frattempo la mia mente aveva formulato un pensiero che suonava più o meno come “e che è sta cagatina?”. Non che non abbia apprezzato Dakota, anzi, sarà per la simpatia innata che nutro nei suoi confronti (come potrei dimenticarmi di I Am Sam, sigh!), l’ho trovata in linea di massima abbastanza brava nell’interpretare Cherie (tralasciando il fatto che fisicamente le sia davvero davvero molto somigliante -ma qui dobbiamo ringraziare il costumista e il make-up artist)…ma avrei voluto di più, di più, di più.

    Caspita, mi sono resa conto di aver scritto una mezza filippica! Spero non me ne vogliate ;)

    Vi seguo da circa un mesetto -ma ho spulciato accuramente sia questo, che il “caro vecchio blog”- e finalmente sono riuscita a dire la mia in merito a qualcosa (anche se in maniera un po’ sdentata…)! :D

    Saluti e…non abbandonateci per l’estate!
    Michela

  6. Mic
    Posted 7 luglio 2010 at 23:02 | Permalink | Rispondi

    D’oh! Volevo dire stentata!

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