Il nostro viaggio nel cinema italiano/10: Animanera di Raffaele Verzillo

Trama: Un pedofilo assassino è a piede libero a Roma. Nell’ultimo periodo ha stuprato, ucciso e fatto a pezzi 6 bambini e continua ad agire indisturbato. Lo spiegamento di forze per catturarlo è ingente: un commissario (Luca Ward), una psichiatra (Giada Desideri) e un magistrato. I tagli alle forze dell’ordine si fanno sentire.

Inoltre, il maledetto è davvero una scaltra anguilla, lascia liquido seminale sui cadaveri dei bimbi, ma  evidentemente l’esame del dna non è arrivato alla polizia romana; inoltre, si aggira davanti alle scuole elementari di continuo con la faccia di Lino Banfi che spia dal buco della  serratura la Fenech che fa la doccia. Inafferrabile.

Comunque, lui porta i bambini in un rifugio con una gabbia, dove li uccide mai senza aver avuto un flashback del di lui padre  stupratore che parla in campano stretto e fa da voice over (incomprensibile allo scrivente), e assolutamente mai senza aver gattonato per la gabbia facendo spaventare il bambino gattonandogli incontro e facendo un temibile verso a meta tra il ruggito di una lince afona e una zanzara fritta.

Ce la faranno i nostri eroi a catturarlo prima che uccida l’ennesimo bambino, rapito grazie all’indifferenza della famiglia in cui il padre non fa altro che leggere il giornale e la madre telefonare alle amiche per organizzare cocktail parties?

Giudizio sbrigativo:

Le intenzioni, indagare più a fondo e in modo psicologicamente corretto una mente criminale, sono buone, e anche il fatto che il protagonista vero sia il mostro non è male. La realizzazione è pessima e si fonda su dei buchi neri di sceneggiatura che assorbono le cose buone . Un crime che non regala neanche un attimo di tensione è sempre sbagliato.

Perché lo abbiamo visto?:

Perché è un crime e poteva essere interessante. Poi non lo è stato ma questo è un altro discorso.

A posteriori il perché lo troviamo nell’aver trovato la pagina wikipedia di Luca Ward che, nella sezione vita privata, spiega meglio di qualsiasi saggio socioeconomico la condizione del cinema italiano, della società italiana, le mosse dei servizi segreti deviati nel nostro paese e anche perché l’Italia è a forma di stivale.  La copioincollo ché merita:

È figlio del doppiatore Aleardo Ward, nipote dello storico doppiatore Carlo Romano e fratello dei doppiatori Monica Ward, storica doppiatrice di Lisa Simpson, e Andrea Ward, doppiatore di Goku nei film della serie animata Dragonball, e Rat-Man, nella serie animata omonima.

È padre della doppiatrice Guendalina Ward, avuta dalla doppiatrice Claudia Razzi, sua ex moglie, dalla quale si è separato dopo 25 anni di matrimonio. Nel 2007 è diventato padre di Lupo e di Luna nel 2009, avuti dalla nuova compagna, l’attrice Giada Desideri.


Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”):

Direi le scene nella tana dell’orco. Qualche soldo di scenografia, un buon lavoro sulle luci e anche movimenti di macchina ricercati: inquietante descrizione dello spazio come risultato. Peccato che la prima volta in cui si vede questa tana, con un lungo piano sequenza in cui si dice “Beh, ispirazione argentiana, non nuovo ma ok”, a un certo punto appare Angelo Russo, il pedofilo, che fa il verso della lince afona e tutto crolla.

perché non giochi, prrrpffffttttttahhhhhhhhhhhhh

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate):

Tanti proprio tanti. La tristezza della finta tristezza del rapporto piccolo-borghese e alienato del pedofilo con la moglie, che sembra non sapere ma che in realtà lo copre, vince su tutto il resto.

Dai, dai, dai che la giriamo: (alias la scena in cui il film sembra decollare)

Il finale: per quanto insensato, almeno è coraggioso

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida):

Beh, quando il pedofilo fa il verso della lince afona non scherza, i flashback del padre stupratore che parla in campano sono delle ottime corde a cui il film si impicca. Ma il momento più alto, in cui si sghignazza ad altissima voce, in cui il film perde ogni credibilità è quando si scopre il lavoro del mostro: L’AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO.

Tarallucci e vino: (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto):

Conflitto principale: tra Luca Ward, il commissario per la giustizia sommaria, e la psichiatra, quella che vuole capire cosa succede nella mente del mostro. Poi ci sono i conflitti psicologici dell’assassino, ok. Però lasciamoli stare.

La società si prende le sue colpe?:

Le colpe dei padri ricadono sui figli che si macchiano di crimini ancora più orrendi. La società è piena di pedofili, però non ha colpe dirette

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”):

Scarso. L’interesse “giornalaio” potrebbe essere quello di essere un film che indaga in una mente malata, che è la protagonista. Ma nulla di riducibile al “comunista”/”fascista” che ci ammorba le palle da 35 anni.

Indice “Montale e i suoi limoni (alias sfoggio di high culture a caso):

Anche qui scarso, qualche libro di psicologia/psichiatria, che ispira ricghe di sceneggiatura di poco interesse, più qualche monologo terribilimente teatrale. Ma poca roba

Indice di Tarantinabilità: (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)

Io Luca Ward lo scritturerei subito per una parte in Machete o consimili. Con quella voce e quella faccia ha una potenzialità non sfuttata

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali) :

Nessuna, psichiatra e poliziotto fanno l’amore, ma nulla si vede.

Pubblico? Quale pubblico?:

Nessuno. Il crime ha un grosso successo in generale, ma qui manca totalmente la suspense. E l’intenzione di essere psicologicamente corretti è un peso più che un pregio, alla fine.

Ce lo meritiamo?:

Ci meritiamo crime più efficaci e appassionanti. E anche cattivi più inquietanti. Basta con “l’apparenza borghese che nasconde orrori”.

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: