Predators, Nimród Antal, 2010

Sciur Gino, ma l'è semper lu?

Una cosa è certa: il mondo è pieno di fessi. Giusto ieri vi parlavamo di M. Night Shyamalan, uno dei personaggi più spocchiosi e sopravvalutati della storia del Cinema. Oggi è la volta del suo collega Robert Rodriguez, che riesce a farci un pelo in più di simpatia rispetto al regista di quel film con le piante, ma che anche lui, a voler essere proprio sinceri, dove tocca fa danni. Rodriguez ha giusto il culo di essersi fatto durante la sua carriera una lunga serie di amicizie altolocate (un nome su tutti: Quentin Tarantino) per cui continua indisturbato a fare cazzate in giro per il mondo con il suo cappello da cowboy e i camperos modello Ligabue. Certo però che bisognerebbe dargli una regolata. Che marachella ha fatto il nostro ultimamente? Robert sostiene di pensare a un seguito/reboot di Predator da anni. Oggi, grazie alla sua Troublemaker, è stato in grado di realizzarlo e di farlo arrivare sui nostri schermi. Risultato: anni buttati via, visto che Predators non si può vedere.

Semplicissimo...

Rodriguez, impegnato a girare Machete, s’è ritagliato il ruolo di produttore (ingombrante), e ha messo alla regia Nimród Antal, regista dal curriculum piuttosto interessante, visto all’opera quest’anno con il cazzutissimo straight to video Armored. E cosa viene fuori? Beh, andiamo con ordine. Allora, lo spunto iniziale è obbiettivamente interessante: una serie di militari e assasssini, famosi per essere cattivissimi e senza scrupolissimi, vengono buttati da un momento all’altro nel mezzo di una giungla. Ma buttati nel senso letterale del termine, eh? Dove sono? Chi li ha messi lì? Perché proprio loro? Qual è il loro scopo? L’incipit è fologorante e riscrive il concetto di in media res. Non può non venire in mente Taricone, ma vedere Adrien Brody che cade dal cielo e sta per schiantarsi al suolo così, di botto, non può non piacere. Peccato che – dopo che i primi nodi vengono al petttine – la noia si faccia prepotentemente largo. Gli uomini sono dei guerrierei selezionati per la loro cattiveria dalla razza degli Yautja (quelli che noi ‘gnoranti chiamiamo Predators) per la classica caccia all’uomo. Insomma, un altro modo di buttare lì gli stessi elementi del primo bellissimo Predator del grande John McTiernan. Insomma, un remake non dichiarato. Vogliamo dire rilettura? Ok, ma con al posto di Schwarzy, Adrien Brody.

Mamma mia, gli schiaffi che ti tirerei su quel nasone!

Si prosegue stancamente fino al confronto finale, facendo quello che si deve fare in un film del genere (ammazzare uno a uno i componenti del gruppo, svelare mano mano qualcosa in più degli alieni) senza un minimo di inventiva o anche solo d’intelligenza. I personaggi (il duro, la donna, il chicano, il cattivone, lo sbruffone, ecc…) sono ricalacti biecamante da quelli dell’originale, ma sono sviluppati in maniera decisamente più goffa. La location aliena poteva dare adito a qualche trovata e invece è buona solo per fare due cosine alla Lost senza alcun senso (“hai visto? Se metto una foglia in una pozza d’acqua… gira fortissimo!”). Vengono introdotti dei nuovi mostri, dei cani/predator (un po’ simili a quelli di Avatar) che non servono a moltissimo. C’è anche una scarsissima gestione dei tempi. Ovvio che siamo qui per l’azione, ma in un film del genere valgono anche le attese, la suspense, il lento svelarsi della minaccia. Qui, escludendo l’inizio, non ci sono picchi: tutto sembra avere la stessa tensione narrativa. Ovvero, zero. Il colpaccio lo si tenta con l’introduzuione di Laurence Fishburne che, non so se è colpa del doppiaggio, ma appena apre bocca sembra una drag queen a fine spettacolo, pronta a struccarsi. Gonfio come pochi attori al mondo, giogioneggia per dieci minuti, mettendo in ombra un cast nullo composto da gente famosissima come Walton Goggins, Louis Ozawa Changchien, Oleg Taktarov, ecc… Insomma, non proprio una sfida imposssibile.

Reunion del vecchio cast

I due sceneggiatori Alex Litvak e Michael Finch non si sono sbattuti molto e, oltre a saccheggiare i personaggi del primo film, hanno copiato intere sequenze, inserendo giusto qualche piccola variante per non essere sbeffeggiati proprio da tutti. Per cui abbiamo il gruppo che spara contro la selva, la soggetttiva del Predator intento a copiare le voci delle sue prede e anche qualche “riferimento o omaggio” al deullo finale. Peccato però che, al di là di tutti i difetti già elencati, gli alieni siano veramente solo mostrati senza alcun impegno (non si chiedeva un flashback sui loro traumi infantili, ma così è veramente solo una figurina) e che – soprattutto – al posto di Arnold Schwarzenegger sia stato chiamato Adrien Brody. Cioè, l’unico punto su cui Rodriguez ha voluto evidenziare la sua diversità dal prodotto iniziale è la fisicità del protagonista. Tutto uguale o simile, tranne il protagonista. Dai muscoli di Schwarzy alla canappia di Brody che, inevitabilmente, risulta fuori parte. E non parliamo solo di una differenza di centimentri di bicipite (interessante fino a un certo punto) ma proprio della gestione da parte di Brody del personaggio del duro menefreghista senza scrupoli. Legnoso nei movimenti, è anche incapace di quella sicurezza che dovrebbe avere nel pronunciare quelle frasi ad effetto che in film del genere corrispondono a metà del godimento. Le uniche soddisfazioni le concede il bravo Antal, che da alfiere della B più sfrenata (vedi ancora Armored) evita qualsiasi fighetteria da new action movie, prediligendo una messa in scena volutamente old school. Comunque lo si guardi, un film sbagliato. Fa giusto piacere risentire la vecchia colonna sonora, qui a firma John Debney. Peccato.

IMDB | Trailer

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