Il mostro di Firenze (Antonello Grimaldi, Fox Crime/Canale 5, 2009/2010)

Il mostro di Firenze è una serie scritta da Daniele Cesarano, Barbara Petronio e Leonardo Valenti, vale a dire l’apprezzata squadra di Romanzo criminale, e diretta da Antonello Grimaldi. Trasmessa in 6 puntate da 50 minuti ciascuna su Fox Crime tra novembre e dicembre 2009, è stata poi replicata in chiaro in tre seconde serate da Canale 5 tra luglio e agosto, unendo gli episodi a due a due. Non ho dati sugli ascolti, che non credo siano stati strabilianti, vista anche la collocazione in palinsesto (forzata per via dei contenuti decisamente adulti). Le puntate sono poi tranquillamente disponibili coi ben noti sistemi che tutti si conosce.
Il primo merito della serie è quello di non esagerare col colore toscano. “Sicché” e occlusive aspirate sono distribuiti con giudizio, non ci sono frantoi sempre attivi né fattori con le camicie a quadrettini e il cappello di paglia. Ne guadagna la credibilità, in particolare quella degli ambienti. Tra il caldo un po’ kitsch delle case e l’anonimato dei luoghi della burocrazia c’è una serie vertiginosa di spazi di mezzo (bar, luoghi di lavoro, farmacie, piazze, le stesse scene del delitto) che danno concretezza al percorso degli investigatori e alla vita dei protagonisti.
Il secondo merito è quello di mettersi al servizio della trama. Le vicende del serial killer che dal 1968 (forse) al 1985 terrorizza le campagne attorno a Firenze, sono talmente intricate da non aver quasi bisogno di sceneggiatura. Otto duplici omicidi, quattro dei quali seguiti dall’asportazione del pube o del seno delle vittime femminili, una decina di sospettati, almeno tre piste seguite, Pacciani, Vanni, Lotti, una sentenza in Cassazione che lascia parecchi dubbi. C’è dentro di tutto: crimine, sesso, misteri irrisolti, italiche approssimazioni, esoterismo e depistaggi. Grimaldi e gli autori non forzano letture e non privilegiano una pista sull’altra. Si affidano invece al tragitto degli inquirenti, tanto che i veri protagonisti, più che il fantomatico mostro, sono loro: Della Monica, Vigna, Perugini, Giuttari e Renzo Rontini, il padre di Pia, uccisa nel 1985, uno dei più tenaci tra i parenti delle vittime a ricercare la verità giudiziaria.
Il terzo merito, di conseguenza, è quello di fornire agli attori principali delle parti notevoli, tanto che il cast pare un festival delle occasioni mancate o sottoutilizzate dal cinema italiano. Ennio Fantastichini nel ruolo di Renzo Rontini, riesce a essere impulsivo e ambiguo, mai agiografico. Giorgio Colangeli dà una nota di understatement al capo della Mobile Michele Giuttari. Tra il compianto Corso Salani e il vero pm Paolo Canessa, l’attore pare quest’ultimo, tanto il primo è poco stentoreo e teatrale. Marco Giallini (Renzo Perugini) ha una faccia e un eloquio da tardo poliziottesco. Nicole Grimaudo tiene testa a tutti questi colleghi, e non è davvero poco.
I demeriti sono speculari ai meriti e non compromettono che in parte la capacità di tenere viva l’attenzione. Gli inquirenti, più che la detection in se stessa, sembrano il filo conduttore della storia, tanto che a volte i salti da un segmento all’altro paiono un po’ bruschi.
Se si fa un paragone con le immagini tv dei processi, qui manca, anche perché è onestamente difficile da maneggiare, l’impasto osceno di crimine e basso corporeo che rende la storia del mostro anche – e chiaramente con un bel po’ di distanza – una storia “comica” e i suoi protagonisti dei mostri di ridicolo. (Basta cercare “Pacciani” su Youtube e vedere quel che viene fuori).
Peccato, ma è una contestazione molto personale, per la sequenza finale, alla Meglio gioventù, che non sono proprio riuscito a comprendere.

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One Comment

  1. Posted 23 maggio 2016 at 08:42 | Permalink | Rispondi

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One Trackback

  1. […] sulle reti Mediaset che ricostruiva la storia del Pacciani (tra le altre cose intelligentemente recensita sulle pagine di secondavisione). Perché dovrebbe essere immorale e sbagliato raccontare le vicende di Vallanzasca […]

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