Il nostro viaggio nel cinema italiano /12: Kiss Me Lorena, di Guglielmo Favilla e Alessandro Izzo, 2005


Trama
Un regista convoca una serie di attori per la prova di lettura di un film. Ogni scena letta viene “vista”: il “film” è un misto di parodie, demenzialità e comicità di grana più o meno grossa. Ma tra gli attori e il regista non corre buon sangue, per una serie di eventi accaduti nel passato. Alla fine il film si farà o no?

Giudizio sbrigativo
Prodotto dal gruppo cabarettistico “I Licaoni”, Kiss Me Lorena è pubblicizzato come il primo film italiano scaricabile dalla rete. Spicca nel cast una Alba Rohrwacher colta qualche mese prima dei primi ruoli mainstream. La voglia è quella di fare un pastiche divertente e del tutto folle, e per un po’ il film riesce ad esserlo. Il ritmo e la qualità dlele trovate, però, è piuttosto discontinua: a scenette (perché tali sono) realmente divertenti seguono cose molto più grezze e tirate via. Ma si sa, il low budget

Perché lo abbiamo visto?
Perché è un esperimento curioso.

Fulmine di Pegasus (aka triplo dolly carpiato con avvitamento aka la scena ricca aka buttiamo due soldi su questa sequenza che facciamo il botto aka “la mia arte si esprime nella visione”)
Probabilmente nella gag che rifà i film sovietici di propaganda, con tanto di didascalie recitate da voce triste e personaggi con gli occhi bistrati di nero e baffoni. Tutto, però, si risolve in un chiave pseudoporno.

Momento Centovetrine (alias la scena povera alias hai speso i soldi per il triplo dolly, adesso quest’altra la fai con un totale di 3′ e la illumini con la luce di emergenza Beghelli, e il fonico oggi non viene perché aveva un torneo di karate)
In realtà il film ha una dignità e una coesione formale, nella sua totale follia. Gli attori sono bravi, la messa in scena tutto sommato curata, e quindi la media rimane buona.

Dai, dai, dai che la giriamo (alias la scena in cui il film sembra decollare)
A tratti, qua e là: il problema è proprio la discontinuità.

Enchanted Bunny (alias la scena in cui il film si suicida)
Vedi sopra: ci sono degli sketch che partono bene, ma poi finiscono in vacca. Intendo dire eccessivamente in vacca.

Tarallucci e vino (alias c’è un conflitto? che cos’è il conflitto alias l’altro umiliato in sottotesto)
Ma per carità, no.

La società si prende le sue colpe?
Nessun riferimento al contemporaneo, e volutamente: per dire, i personaggi hanno tutti nomi improbabili di origine anglosassone, un po’ come alcune delle cose che i Broncoviz hanno fatto per quella meraviglia che era Hollywood Party.

Indice di in-vaccabilità (alias quanto è riconducibile a: “è di destra o di sinistra?”)
Zero.

Indice “Montale e i suoi limoni” (alias sfoggio di high culture a caso)
Non c’è, anche se ci sono evidenti riferimenti al cinema demenziale, e alla comicità televisiva dello stesso stampo. L’idea di avere un contesto di continuità (le prove di lettura) nel quale si innestano i momenti ridicoli ricorda un po’ Ridere per ridere, di John Landis, non a caso scritto anch’esso da cabarettisti.

Indice di Tarantinabilità (alias c’è qualcosa che tra vent’anni ci sembrerà troppo avanti?)
Probabilmente vicino allo zero: questo tipo di demenzialità terra terra, che pure amiamo, non ha mai davvero attecchito in Italia e in media americani e britannici la sanno fare meglio.

Maggio 2007 (alias segnali di calendario possibile alias tette laterali)

Pubblico? Quale pubblico?
Be’, sarà il fascino magico della parola gratis, ma il film pare sia stato scaricato 300000 volte. Butta via.

Ce lo meritiamo?
Ma sì, dai.

Annunci

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: