24 ore a Venezia

Veloce resoconto, in ordine cronologico di visione, di qualche ora passata al lido

Oca (Dad) di Vlado Skafar

Visto perché si incastrava bene come orari, opera prima (di finzione) di Vlado Skafar, regista sloveno. Lunghe inquadratur fisse e dissolvenze altrettanto lunghe per raccontare tra realtà e onirismo il rapporto tra un padre e un figlio, dopo un abbandono (divorzio? Perdita del lavoro?) da parte del padre. L’obiettivo è rendere tutto esplicito, attraverso dialoghi, voci mentali e ambientarlo nella natura, come se fosse una giornata da passare assieme. Struttura forse fin troppo ambiziosa, che alla fine ammorba ogni sentimento nel sezionamento dei sentimenti

Promises written in water (scritto, diretto, prodotto, montato e pure con le musiche di Vincent Gallo)

Avrei voluto scrivere qualcosa di questo film, ma per tutto il tempo lo schermo era impallato da Vincent Gallo che fumava paglie di profilo. Nelle tre inquadrature senza di lui si apprezza Delfine Bafort nuda e, si vorrebbe, novella Jean Seberg.

Cold Fish di Sono Sion

Primo film visto in cui si muove la macchina da presa. E bene. Folle, disturbante, sanguinario e moralmente ambiguo. I thriller horror come dovrebbero essere fatti. Padre, figlia e matrigna gestiscono un piccolo negozio di pesci tropicali. Incontrano per caso un ricco e espansivo commerciante (come si dice commendator Zampetti in giapponese?) di pesci tropicali che si offre di aiutarli. Seduce la moglie e assume la figlia, e prende l’uomo come suo assistente. Il problema è che i soldi Zampetti-san li fa prendendo i soldi dagli investitori per poi avvelenarli, farli a pezzettini da dare da mangiare ai pesci, e bruciare le ossa. Questo lo fa con l’aiuto della moglie folle. L’uomo si trova suo malgrado convolto in questo gioco. L’ultima mezz’ora è, letteralmente, un bagno di sangue. Non si parteggia per nessuno, e quando si parteggia, ci si trova sempre in una posizione scomoda. E spesso si ride pure. Menzione speciale per la malattia mentale.

All Inclusive (3d) di David Zamagni e Nadia Ranocchi

Per la prima volta, Marina di Massa in 3D.

All’urlo di se ne sentiva il bisogno. Loro sono membri dei Motus, il lavoro è fondamentalmente tecnico di ricerca sul 3D e la profondità, e sull’uso dei rumori. La storia è di una direttrice di albergo che uccide i dipendenti che non seguono attentamente i suoi ordini.

Alla fine, una noia sinistra e una gran fatica per gli occhi.

Dopo la prima mezza giornata, ci si chiede per quale cazzo di motivo i film arty o d’essai si siano tramutati in fotografie fiche animate e sonorizzate. Si abbozzano risposte di cui vi si fa grazia

13 Assassins di Takashi Miike

I samurai secondo Takashi Miike. Bello, dritto, disturbante come può essere un harakiri visto alle otto e mezza del mattino, classico nella struttura. 13 soldati devono uccidere un giovane consigliere dello shogun, pazzo e sanguinario, per evitare la sua ascesa politica. Ovviamente, una missione suicida.

La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo

Noi qualche speranza in Costanzo (Saverio) la si aveva. In realtà, dalla nave che affonda si salvano direttore della fotografia, musiche di Mike Patton e Alba Rohrwacher, che è brava e merita di più dei ruoli da Littizzetto drammatica che le affibbiano di continuo. Ehi, in questo film c’è una donna che vive solo nel tinello? Chiama la Rohrwacher. Spero per lei che sopravviva alla legge dei tre anni che sembra dominare lo star system (sic) italico. Un anno promessa, due anni in tutti i cazzo di film prodotti in questo disgraziato paese, e poi nel dimenticatoio. Lei può essere più brava e sorpassare tutto questo. (che fine ha fatto il nuovo virgulto dal cristallino talento del cinema italiano, Ambra Angiolini?)

Per tornare al film, è una delusione molto forte. Non sapevo nulla del materiale di partenza, perciò non mi esprimo, ma è un’occasione sprecata. Costanzo vorrebbe fare l’Antonioni all’epoca degli attacchi di panico (no incomunicabilità, si esclusione; no alienazione, si somatizzazione) ma si perde tra 4 piani temporali, tra abbozzature inadeguate e spreca quindi intuizioni di regia che meriterebbero di più. Si dovrebbe empatizzare con loro, ma l’errore è di struttura: il disagio è mostrato in momenti topici, e non nel lavorio quotidiano che comporta l’esclusione. Si cerca la “bella” scena, e piena di significato, ma si manca di chilometri la descrizione di quello che possono provare i due protagonisti. Che dovrebbe essere il centro del film.

Insomma, Saverio Costanzo normalizzato: non è da escludere che molto sia dovuto alla necessità di voler/dovere fare un film “largo”, per grandi fasce di pubblico. Per cui assomiglia a un brutto film italiano più di quanto dovrebbe. Volevi fare Antonioni? Ti ritrovi a fare Soldini, che sennò la gente non capisce. Grazie al Signore non c’è Battiston.

Road to Nowhere di Monte Hellman

Metacinema con Shannyn Sossamon (nota positiva). Molti giochi sulla mise en abyme e finzione, cinema, realtà menzogna e verità. Nulla di nuovo, purtroppo. E in salsa di noia (perdono per il gioco di parole). Cammeo di Fabio Testi.

La seconda mezza giornata si conclude con un’idea di business incredibile: scrivere un libro “La sceneggiatura dopo il 2000: internet, cellulari, fax e tutte queste diavolerie moderne”. Da fare miliardi. O forse solo una serie di post sul blog.

Però ora ho la risposta alla domanda: perché il cinema italiano ama ambientare tutto nel passato? No sociologia, no teoria della cultura, no riscrittura del passato alla luce del presente, ma solo che non è uscito il fascicolo di aggiornamento del manuale del pessimo sceneggiatore sulle nuove tecnologie della comunicazione.


Annunci

6 Comments

  1. Pattyover55MO
    Posted 10 settembre 2010 at 19:10 | Permalink | Rispondi

    Ho trascorso 4 gg. al Lido di VE,
    da 4 al 7.09.2010,sono incompetente, ma mi e’sembrato un gran floppy !!
    Solo gente che vive nel lusso,escort
    in cerca di luci….,poi un compaesano come Ligabue che si presenta vestito
    ‘come un poveraccio’ o un povero barbone assisisto dalla USL di R.E oppure dalla Caritas
    *La cosa che mi ha colpito di piu’,e’stato l’allestimento e la presentazione dei piatti di ZAFFERANO,in data 4 settembre .
    Meglio visitare Venezia e le sue isole che la mostra del cinema.Anche
    il portico e gli edifici del Lido,avrebbero bisogno di un nuovo LOOK! Patrizia prov.MO

  2. p
    Posted 11 settembre 2010 at 13:04 | Permalink | Rispondi

    Io speranze in Costanzo non ne avevo poi tante (pur avendo fatto due buoni lavori in passato), ma è stato anche peggio di quel che mi aspettassi. uno strazio, pure intriso di supponenza.

  3. manu
    Posted 11 settembre 2010 at 16:38 | Permalink | Rispondi

    Alcune sequenze, soprattutto per cura dell’immagine e tempi di montaggio sono molto belle, ma alla fine il risultato è strazio. Si, sono d’accordo

  4. mal
    Posted 11 settembre 2010 at 21:07 | Permalink | Rispondi

    hanno premiato la ex fidanza del capogiuria!!!
    che le cattiverie comincino…

  5. babidec
    Posted 13 settembre 2010 at 11:05 | Permalink | Rispondi

    … se si dovesse criticare negativamente la vittoria della Coppola da questo particolare (e dal fatto che è “la figlia”) allora si dovrebbe togliere il lavoro a 3/4 di impiegate-i statali/regionali/provinciali italiani, dall’università agli operatori ecologici. Non so nulla degli altri film in concorso e questo non mi permette di giudicare la scelta di Quentin e Co. L’unica cosa che so è che quello di Sofia non è un film da prendere sotto gamba nè guardare con supponenza, pensando al resto della sua filmografia e con il notes aperto per segnarsi battute e plot.

  6. mal
    Posted 15 settembre 2010 at 01:57 | Permalink | Rispondi

    “… se si dovesse criticare negativamente la vittoria della Coppola da questo particolare (e dal fatto che è “la figlia”) allora si dovrebbe togliere il lavoro a 3/4 di impiegate-i statali/regionali/provinciali italiani, dall’università agli operatori ecologici.”

    infatti,togliamoglielo!

    “L’unica cosa che so è che quello di Sofia non è un film da prendere sotto gamba nè guardare con supponenza, pensando al resto della sua filmografia e con il notes aperto per segnarsi battute e plot.”

    Pensando al resto della sua fimografia, anche questo dovrebbe essere un film abbastanza di cacca. Il notes resta chiuso, visto che nessuno dei film della coppola ha un plot, o delle battute degne di memoria.

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: