20 sigarette, Aureliano Amadei, 2010

Il primo film italiano a parlare di guerra in Iraq ha un materiale di partenza ottimo: la storia dell’unico civile sopravvissuto all’attentato alla base italiana di Nassiriya del 2003. E’ lo stesso Aureliano Amadei a mettersi dietro la macchina da presa, per raccontare la sua storia, traendola, a sua volta, dal libro scritto insieme a Francesco Trento. Il problema è la confusione nella gestione di questo materiale, sia dal punto di vista narrativo che registico.

Amadei ha ambizioni da filmaker e va in Iraq per questo: ha l’occasione di fare l’aiuto regista per una produzione cinematografica. Il film, quindi, prende spesso dei punti di vista in soggettiva, e sceglie questa prospettiva per narrare, in maniera riuscita, il momento dell’esplosione del camion e la confusione che segue l’attentato. Questa sequenza centrale, sia narrativamente che nello svolgersi del film, è però circondata da false partenze, accenni, indecisioni nella caratterizzazione. Tanto che, se dovessimo fare l’esperimento di spezzettare il film e di mostrare questi brani a persone diverse, probabilmente le nostre cavie direbbero che si tratta di un film di guerra, giovanilistico, di denuncia e addrittura una commedia leggera. Non è di per sè un male che in un lungometraggio si mischino registri diversi, ma non basta che sia il protagonista a tenerli insieme: Vinicio Marchioni, già visto nella serie Romanzo criminale, è bravo ad interpretare l’Amadei della finzione. Chi non riesce tanto bene nel suo compito è l’Amadei regista che pare non riesca a decidersi sulla strada da far prendere al suo film, sia dal punto di vista stilistico che del racconto. I salti di registro sono bruschi e, forse, derivano dalla voglia di Amadei di mettere tutto in 20 sigarette: la denuncia della guerra in Iraq, la caratterizzazione di un personaggio principale e dei militari che lo circondano, un percorso di formazione interiore e, perché no, anche una storia d’amore. Ma non ha il tempo di soffermarsi davvero su nulla.

Peccato perché, ripetiamo, non tutto nel film è da dimenticare: ma l’accumulo di cose lo fa troppo spesso assomigliare a una sorta di compendio.

IMDB | Trailer

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