X Factor, quarta stagione

Anche quest’anno Rai Due ha messo in palinsesto X Factor, un programma che, se funzionasse in TV una selezione della specie basata solo sugli ascolti, sarebbe già stato accantonato da tempo. Invece la quarta stagione è partita da un paio di settimane, con dodici concorrenti divisi in quattro categorie, con alcune novità e uno studio sempre più sbrilluccicante e gigantesco. Gli ascolti martedì scorso sono stati così e così. Perché X Factor va avanti? Per un paio di motivi.
Uno: con X Factor la Rai raggiunge un pubblico, principalmente giovanile e con un livello medio-alto di istruzione, che in genere guarda altro – o che non guarda per niente la TV. Il che significa che, grazie a X Factor, il servizio di Stato erode apprezzabili quote di ascolto alla concorrenza e soprattutto che può portare numeri interessanti ai tavoli in cui si discutono le trattative con gli investitori pubblicitari, dove gli ascolti si contano, ma soprattutto si pesano. (A grandi linee: centomila 25enni sono, per propensione al consumo, un target ben più appetibile di un milione di 75enni).
Due: i cosiddetti talent show sono un traino ormai irrinunciabile per le vendite delle case discografiche. Basta guardare a come sono andate le ultime due edizioni del Festival di San Remo, e non solo per quanto riguarda i vincitori, per farsene un’idea. Per questo motivo X Factor, come buona parte dei talent e dei reality show, va incontro alla sorte di un noto animale: non si butta via nulla. I contenuti, rielaborati in mille fogge, sono spalmati in tutto il palinsesto, dai talk pomeridiani agli speciali del fine settimana; per i feticisti, poi, ci sono i riassuntini giornalieri a tarda notte.
Cosa c’è di nuovo quest’anno? Intanto il modello inglese, trasmesso su ITV1, è seguito sempre più pedissequamente. Là ci sono quattro giudici? Adesso anche qua: fino all’anno scorso erano tre, ma adesso sono quattro. Loro hanno Cheryl Cole, sexy ma anche ragazza della porta accanto, giovane ma maternamente protettiva coi suoi concorrenti? Noi abbiamo Anna Tatangelo. Simon Cowell ha un’aria da cospiratore? Anche l’ex punk, ipse dicit, Enrico Ruggeri. L’anno passato a X Factor UK era scoppiato il fenomeno Jedward, al secolo i gemelli John ed Edward Grimes, stonatissimi ma fighi? E noi, in mancanza di gemelli, abbiamo i Borghi Bros, che sono pur sempre fratelli. (In ogni caso il nostro provincialismo è fuori discussione).
Di meno nuovo c’è che la mariadefilippizzazione del programma è ormai completa. Si litiga un casino, si piange di continuo, l’inserimento di freaks (televisivamente parlando) non era mai stato così massiccio. Il racconto segue in modo deliberato lo schema scontro/dibattito, senza lasciare i momenti infuocati all’estro – pure notevole – dei conduttori, come avveniva negli anni scorsi. La cosa più inquietante di questa edizione: l’inserimento di un paio di concorrenti dall’aspetto decisamente infantile, anello di congiunzione col fortunato filone televisivo dei bambini canterini.

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One Trackback

  1. […] vero fatto di cose vere e di emozioni vere (un po’ come quelle di cui parlava la Tatangelo a X Factor) e un mondo posticcio dove tutto è finto e falso e […]

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