Amore liquido, Marco Luca Cattaneo, 2009

Un esempio di cinema autarchico o, come si usa dire oggi, fatto dal basso: cast e troupe sono coproduttori di quest’opera prima, presentata lungo il corso dell’anno in diverse rassegne, che ha raccolto buoni giudizi da parte della critica. Ambientato in una riconoscibilissima Bologna, racconta di Mario, un netturbino che vive con la madre invalida e, quando non lavora, raccoglie oggetti dalla spazzatura e si dedica alla pornografia su internet. Una delle cose che salta agli occhi di Amore liquido è la caratterizzazione del protagonista: Mario, ben interpretato da Stefano Fregni, è tratteggiato con cura. Non è visto come un pervertito, perché ben più della sua pornodipendenza salta agli occhi la timidezza e la solitudine che lo avvolgono. Gli sceneggiatori (oltre allo stesso regista firmano il copione Davide Turrini e Marcomario Guadagni) fanno stare lo spettatore teso grazie ad alcuni espedienti (cosa combina il nostro in cantina?) e fanno subodorare la deflagrazione delle possibili  turbe che ha il protagonista senza farle scoppiare mai, molto intelligentemente.

Il punto di svolta del film è quando entra in scena Agatha, una giovane madre che, inaspettatamente, prova interesse per quest’uomo che sta sempre solo e lavora di notte. Ovviamente non vi sveliamo come va a finire la storia, perché non avrebbe senso neanche per lo spirito del film. In Amore liquido, infatti, si tratteggiano bene gli ambienti caldissimi e solitari della città deserta, e la routine di un lavoro che forse sarebbe affrettato definire come una sorta di correlativo della “sporcizia” che l’uomo ha dentro. Perché, sebbene non sia un figuro limpidissimo, Mario è sostanzialmente innocuo, inerte, privo o quasi di iniziativa: è questo che lo caratterizza, e sembra che il suo modo di vivere sia immutabile. Ogni suo atto è ripetuto, è legato ad un’azione identica che l’uomo ha fatto precedentemente e che siamo sicuri ripeterà. La parentesi offerta dalla comparsa della ragazza madre (anche questo personaggio è ben scritto e interpretato) è davvero troppo per la routine alla quale Mario si è rassegnato. Ciononostante, lui ci prova, ed è forse questo tentativo che rende ancor più patetico (nel senso proprio del termine) il protagonista.

Insomma, un buon film, che ha però un difetto: per eccesso di grazia, forse, Cattaneo non osa fino in fondo, infondendo nel film l'”energia” che basterebbe a un cortometraggio, ma che non fa scorrere così bene i cento minuti della sua durata. Non è una questione di noia, ma di gestione della materia narrativa: le lentezze e le ripetizioni, pur essendo lontane da qualsiasi vezzo autoriale (e per fortuna), affaticano un po’ il ritmo del film. In ogni caso, se ci riuscite (considerando la scarsa distribuzione che lo penalizza), provate a vederlo.

Trailer | IMDB

Annunci

One Trackback

  1. […] Amore liquido ci è piaciuto e saremmo felici se si facessero più film come questo nel nostro meraviglioso Paese. Perciò abbiamo deciso di intervistare il regista, Marco Luca Cattaneo, che è stato gentilissimo, anche e soprattutto quando gli abbiamo detto cosa del suo film d’esordio ci piaceva meno. Come si farebbe alla radio: la prima domanda è “Quanto è costato il tuo film?”. Non vi anticipo la risposta, ma vi dico che è meno di un box auto nella periferia di Bologna. […]

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: