Benvenuti al sud, Luca Miniero, 2010

Allora non è che si possa evitare. Questo film ha incassato più di Inception, quasi 11 milioni in due settimane. E non è che vogliamo assumere che così tanti spettatori siano dei deficienti. Cioè, oddio, lo possiamo anche fare ma poi pare male e ci accusano di essere imprigionati dai preconcetti, come accade al protagonista del film. E quindi lo si è visto per provare a capire, che magari c’è qualcosa di buono. La risposta è: di sicuro non ci vedremo il sequel.

Per tranquillizzarvi: vedetevi il trailer, le cose divertenti ci sono tutte lì. Che qualcuna ce n’è, eh? Non si vuole negarlo, per carità. Ho riso, vostro onore, non avrei voluto farlo, ma ho riso. Lo ammetto. Penso anche che Siani sia bravo. Però il film rimane una semplice espansione del trailer. Un minuto e mezzo contro un’ora e mezza della vostra vita. Non c’è confronto.

Facciamola breve. Perché funziona?

Perché ci sono tutti gli stereotipi che potete immaginare. Tutti. Perché sugli stereotipi su cui è costruito il film sono tra i più forti e resistenti d’Italia, c’è un partito che è 20 anni che sta al governo facendo forza su questa roba, perché non dovrebbe funzionare in un film? E se gli stereotipi proto leghisti iniziali vengono ribaltati con “il nord ricco ed efficiente, ma freddo vs. il sud cialtrone con il cuore in mano” allora non c’è davvero speranza.

Giusto un esempio: la donna del nord è Angela Finocchiaro che non fa altro che stare in ansia tutto il tempo. La donna del sud è Valentina Lodovini che dimena le grazie di continuo. E qui tralasciamo la figura della donna utilizzata come attualizzazione del simbolico, simbolico inteso come stereotipo ovviamente, che sennò stiamo a parlare per ore

E se qualcuno dice che è un omaggio al neorealismo rosa, a Pane amore e fantasia,  trucidatelo sul posto. Avete alibi a iosa.

Infine, probabilmente, devono essersi dimenticati di scrivere un finale. O forse è andato perso il rullo, non so. Ma queste in fondo sono piccole cose.

C’è una cosa che preme di più, il product placement.

Non ho nulla contro il product placement, anzi. Ci sono molti buoni motivi economici e financo narrativi (alla fine i prodotti e i marchi fanno parte del panorama del mondo) per averlo.

Certo, se la modalità del PP è quella di far sembrare le scene di un film la campagna TIM con De Sica e Belen, allora c’è un problema. Grosso. Di filtro, di struttura, di concezione del PP e del fatto che il monolite “spot da 30’’ tabellare” pesa tantissimo su modi alternativi di comunicazione pubblicitaria.

Dialogo tra un  responsabile del product placement e gli sceneggiatori

(DISCLAIMER: le scene del film descritte sono effettivamente presenti nel film, il resto è invenzione drammatica)

Primo atto

Account in blazer blu e abbronzatura da lampada e capelli corti con il gel e sorriso a 32 denti irrompe  nella “stanza dei creativi”. (NDR. Voi fate un film con la gente che mangia le mozzarelle di bufala e all’istante si ama e diventa felice e capisce il vero senso della vita e io non posso usare un pubblicitario uscito direttamente dall’immaginario di un militante di Rifondazione Comunista nel 1995 per finalità drammatiche? Ecco.)

P: Ragazzi, è entrato l’Olio XXX!

SC1: Ok, ce la possiamo cavare. Quando sono a tavola ci mettiamo una bottiglia di Olio XXX e la inquadriamo con insistenza.

SC2: c’è da dire che abbiamo un film ambientato nella ridente parte rurale della Campania, dove i semplici autoctoni si fanno tutto secondo le Tavole della Legge di Slow Food. Limoncello, mozzarelle di bufala, salumi…e condiscono tutto con l’olio XXX preso al supermercato?

P: Mica se ne accorge nessuno…

SC1 Massì, parassiti, siccità, sovraconsumo locale che ha esaurito le scorte locali, sceicco che ha comprato tutto l’olio della zona…un motivo si trova. Ce la possiamo fare.

P:  Ma il problema, anzi l’opportunità, è un altro. Ci sono poche scene in cui può apparire la bottiglia d’olio.

SC1: Ma abbiamo 12 scene in cui stanno a tavola…

P: Si, ma 6 sono quelle di colazione. Non voglio rubarvi il mestiere, ma se caratterizzassimo un simpatico personaggio secondario con una passione viscerale per l’olio d’oliva. Magari fa colazione con pane e olio, adora l’olio in ogni forma e casa sua è un pullulare di bottiglie, in bagno sotto il letto, sul  comodino, e che porta sempre con sé una bottiglietta d’olio come portafortuna?….eh, che ne pensate?

SC2: …Ecco, forse ci modificherebbe un po’ troppo la sceneggiatura, non abbiamo lo spazio per questa caratterizzazione.

P: Era solo un suggerimento… allora che ne so? Quando si scopre che lui è ancora innamorato, mettiamoli a tavola…

SC1: ma l’avevamo pensata in spiaggia!

P: E invece fate sta scena davanti a una mozzarella di bufala!

SC2: Ma non possiamo, non fanno altro che parlare di fronte a mozzarelle di bufala, mangiano una quantità di mozzarelle di bufala che è pari al consumo annuo del Piemonte…

SC1: Abbiamo messo anche una bufala vera all’ingresso del paese quando Bisio arriva…

P: L’animale?

SC2: Si, ce l’hanno chiesto sennò la gente non capisce perché continuano a mangiare mozzarella di bufala al posto del pane. Poi è una curiosità. Avete mai visto una bufala voi? Senza contare il fatto che fa tantissimo rurale

P: Ragazzi. Io volevo venirvi incontro, ma la bottiglia d’olio ci deve stare. È deciso. E il cliente la vuole ben visibile. Aumentate i pranzi, le cene e le merende nella sceneggiatura. E cacciateci dentro anche la battuta “E poi mettici pure un bel po’ di olio buono” mentre gli stanno facendo assaggiare qualche specialità locale. Sono battute che fanno impazzire il pubblico, e anche i clienti. “Mettici pure un bel  po’ di olio bbbuono”. Rido anche a dirla io che non riesco a fermarmi. Oro in bocca a un comico: “Mettici pure un bel  po’ di olio bbbuono”…Pensate ai grandi del passato: Nino Manfredi, Vittorio de Sica, vivetelo come un omaggio a Pane Amore e Fantasia

Secondo atto

P: Ragazzi, è sono entrate le poste come sponsor. Ce la facciamo?

SC1: Beh, dai, questa è facile. Per ora Bisio era direttore di banca, lo facciamo diventare direttore dell’ufficio postale e siamo a posto.

SC2: tutte le scene di interni, ci mettiamo loghi sesquipedali da inquadrare di continuo. Tutti contenti.

P: Ma una di quelle belle scene da film colto che piace a voi? Che ne so, inquadrare per 10 minuti l’ufficio vuoto, per mostrare l’asetticità del luogo di lavoro, dieci minuti e solo loghi e la semplice funzionalità dell’ufficio postale, eh, che ne dite, vi ho fatto un bel regalo, eh?

SC1: è che dovremmo fare una commedia…

P: mmhh…forse hai ragione…vali i soldi che ti diamo…

SC2: E, poi, quando non mangiano o non stanno a ritemprarsi nella sana vita del paesiello di provincia, stanno all’ufficio postale, quindi si vede per tre quarti di film, non c’è bisogno di esagerare…anzi meglio, l’ufficio postale diventa il teatro di vita quotidiana…

P: è vero, è geniale

SC1: allora siamo a posto, sono cazzi del regista poi…sarà lui a dover inquadrare quel chilometro quadro di loghi …

SC2: E Siani fa il postino, che tenga la pettorina con logo in evidenza per tre quarti di film….

P: Ok, tutto fantastico, gli faccio fare anche una bella inquadratura a cazzo che indugia su un cartonato con le offerte commerciali XXX . Ma c’è un altro problema…

SC1: un’opportunità vorrai dire.

P: Si, una grande opportunità, grandissima…vogliono che si parli anche del XXXmat

SC2: …

SC1: E come facciamo?

SC2: Siamo in un ufficio postale, facciamo vedere qualcuno che lo chiede?

P: Si, ma dev’essere un personaggio simpatico, divertente, caratterizzato

SC1: Un tipico local

SC2: Un local che chiede informazioni

P:  Si ma dev’essere uno semplice, schietto spontaneo e simpatico. E che vuole fortemente il XXXmat così si capisce che è alla portata di tutti quanti, e che proprio tutti lo vogliono.

SC1: Abbiamo questo contadino locale, che parla solo in campano strettissimo, volevamo sottotitolarlo…

P:  Fantastico, ma la gente si annoia con i sottotitoli…

SC1: Beh, possiamo fare che lui va a chiedere informazioni sul prodotto, in napoletano, dicendo che lo vuole assolutamente e che tutti i suoi amici ce l’hanno, e Bisio non capisce

P: Grande questa gag, ricorda, che ne so, i grandi del passato Totò, Peppino, Walter Chiari

SC2: E lo facciamo tradurre alla Lodovini in tempo reale, di modo che Bisio capisca e che possano anche capirlo tutti gli spettatori.

P: Geniale. Mi vedo Rascel. vedo il Vianello dei tempi d’oro. Ma poi questo XXXmat glielo danno? Non vorrei far passare il messaggio che il cliente è inefficiente…

SC1: Ce l’ho. Guarda, per far capire che Bisio si è integrato al Sud, gli facciamo fare il giro di tutto il paese, e tutti che sono ospitali con lui come tutti i meridionali, e gli offrono tutte le specialità locali. E va anche dal nostro contadino che gli offre il limoncello

P: e ovviamente la bufala

SC1: e la bufala, certo. e l’olio. Possiamo fare che Bisio gli porta il  XXXmat quando va da lui e lui è felicissimo

SC2: Comincia a parlare in campano incomprensibile, e per far comprendere la sua felicità gli facciamo pure fare una bella danza tribale, eh?

P: Colpo di genio. Secondo me regala qualcosa di più anche al film. Un personaggio che la gente si ricorderà. Come, che ne so, i personaggi di Sordi, Tognazzi…un omaggio. Grandissimi ragazzi!

Atto terzo

P: Ragazzi, va alla grandissima. È entrato anche il gorgonzola XXX. Ce la…

SC1: Stop. Questa volta siamo pronti

SC2: Senti questa. Bisio è milanese, no? Lombardo? E il gorgonzola è un formaggio lombardo.

P: Quindi?

SC1: Allora ne facciamo un adoratore del gorgonzola, per esaltare la sua lombarditudine: un fanatico che fa parte dell’accademia per l’adorazione del gorgonzola

SC2: Una specie di loggia massonica in cui si venera il gorgonzola in ogni sua forma e specie. Che fanno riunioni notturne vestiti con tuniche e cappucci in una cascina lombarda e si ritrovano a mangiare e celebrare il gorgonzola

SC1: E lui viene nominato gran cavaliere del gorgonzola. Un ruolo importante nell’accademia per la beatificazione del gorgonzola

SC2: E quando parte per il sud, si porta una forma di gorgonzola con sé, e la prima notte appena arrivato a Castellabate, si mette il gorgonzola sul comodino per averlo sempre a fianco. Gorgonzola forever!

SC1: E il gorgonzola in questo modo diventa simbolo dell’essere lombardo!

SC2: E poi, quando si ambienta e decide di essere gentile con i local, porta una forma di gorgonzola in omaggio alla mamma di Siani

SC1: Il gorgonzola come omaggio di pace e di fratellanza. Semiotica…sociologia…tutto si fonde nel gorgonzola! Gorgonzola against odio!

SC2: E la madre di Siani, signora anziana meridionale, non ha mai assaggiato il gorgonzola

SC1: Gorgonzola come sapore nuovo e da conoscere!

SC2: Fingiamo che il gorgonzola non abbia mai raggiunto la Campania

SC1: Si, il traffico di gorgonzola è bloccato dalle guardie di confine all’altezza della linea gotica. Basta realismo! La fantasia al potere! Siate realisti, vogliate il gorgonzola!

SC2: E la madre dice anche “ma che è ssto XXXX?”

SC1: Esplicitazione della marca!

SC2: E poi lo assaggia, e le piace

SC1: Apoteosi gorgonzolesca!

SC2: Il mondo si fonde in un abbraccio di gorgonzola

SC1: Pangorgonzolismo!

SC2: eh, che dici?

SC1: Stupito eh?

P: Ragazzi, sono commosso. È fantastico. Siete da Hollywood. Questa è Hollywood. Penso ai grandi del passato, Tony Curtis, Jack Lemmon, Jerry Lewis, ma anche alle icone del nostro Paese: Gassman, Mastroianni, Scola, Dino Risi. Penso che voi avreste potuto tranquillamente scrivere per loro. Stavolta spacchiamo davvero. Siamo finalmente a Hollywood. Siamo l’industria del cinema.

Trailer|IMDB

Annunci

3 Comments

  1. eleonora
    Posted 13 ottobre 2010 at 17:47 | Permalink | Rispondi

    il “pangorgonzolismo” è uno dei neologismi migliori che abbia mai sentito!

  2. manu
    Posted 13 ottobre 2010 at 18:07 | Permalink | Rispondi

    Grazie.
    Anche se mi viene un dubbio: vorrei che fosse chiaro che davvero nel film Bisio gira con del gorgonzola in mano e davvero fa parte della loggia pro gorgonzola.
    Lo giuro.
    saluti

  3. stooge70
    Posted 15 ottobre 2010 at 15:46 | Permalink | Rispondi

    a me il film era piaicuto (cioè dico, vai a vederlo per i primi venti minuti fai anche alcune risate poi va bene così).
    avevo notato tutto il PP (d’altronde faccio maccheting..) quello dell’olio (essendo che è una marcaccia) di nota di brutto
    ma messo così con questi dialoghi che tanto finti non sono (ripeto, faccio MACCHETING) mi cade un pochino…

One Trackback

  1. […] penso una bella squadra di sceneggiatori, un po’ come quella immaginata dal nostro Manu per Benvenuti al Sud, impegnati ognuno a soddisfare un certo tipo di clientela, un certo tipo di potenziale spettatore. […]

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: