Cattivissimo Me, Pierre Coffin, Chris Renaud, Sergio Pablos, 2010

Diversamente che nel caso di Pietro, Paolo e Francesco questa volta non erano partiti neanche da un perché sì o un perché no: quello che li ha spinti a parlare di Cattivissimo Me in forma di chat ancora una volta, oltre alla pigrizia, è stata la mancanza di entusiasmo, non tanto il dispiacere, nei confronti dell’esordio della Universal nel campo dell’animazione.

Gru è un cattivissimo: fa colpi in giro per il mondo, scorrazza, inquina e ha il suo bravo scienziato che lo aiuta ad architettare i suoi piani diabolici, coadiuvato da una miriade di omuncoli con uno o due occhi, buffi e pasticcioni, chiamati Minions. Il problema è il suo nemico, però: Vector è in cima alla classifica dei cattivi perché ha rubato la Piramide di Giza, e inoltre possiede un raggio riduttore. Proprio quello che servirebbe a Gru per coronare il suo sogno: rubare la Luna. Sarà disposto anche a usare tre orfanelle per il suo scopo, ma non tutto andrà come previsto.

Francesco. Paolo, perché quando si parla di animazione non si riesce minimamente a evitare il paragone, diciamo così, con la Pixar? Qui abbiamo il primo prodotto di animazione della Universal, e forse non si dava così importanza agli studi dalla cosiddetta “epoca d’oro” di Hollywood…
Paolo. Ti stavo per chiedere la stessa cosa… Anzi, aggiungerei una domanda alla tua: perché per i film della Pixar si ragiona sulle gradazioni dell’entusiasmo, mentre per i film degli altri sulle gradazioni del piacere? Questo è un film che può piacere o meno, ma di sicuro non ci ha entusiasmato…
F. E’ vero, e in un certo senso per me è stata una delusione, da questa prospettiva: ho provato ad andare al cinema disponendomi all’entusiasmo, e mica lo faccio sempre. E però… Ho trovato un prodotto derivativo, citazionista, come se, al di fuori della Pixar, non ci possa essere altro che un calco più (vedi la serie di Shrek) o meno (vedi questo film) smaccato di fenomeni (nel vero senso del termine). D’altro canto anche la Pixar “cita”, ma è come se avesse uno sguardo più ampio sul quale poggiare i rimandi.
P. Sì, ragionando proprio col pennato, la Pixar crea dei mondi possibili, gli altri fanno riferimento a questo. Non nel senso del “realismo”, ovviamente, ma nel senso di un insieme di rimandi che hanno a che fare con i prodotti culturali e cinematografici più diffusi e più riconoscibili. Però basta parlare della Pixar, se no sembriamo due innamorati delusi…
F. Hai ragione, parliamo di Cattivissimo Me. Insomma, per divertire diverte: e, come alcuni grandi film, ha il tratto peculiare di avere sviluppato molto meglio il villain, Vector, del protagonista Gru.
P. Sono d’accordo. Uno dei più grossi tonti che mi ricordi.
F. Mi sono immaginato uno sceneggiatore chiuso nella sua stanzetta a sfogarsi creativamente, o a eruttare creatività, su Vector, mentre la Produzione era là a premere in senso conformativo…
P. Sì, io penso una bella squadra di sceneggiatori, un po’ come quella immaginata dal nostro Manu per Benvenuti al Sud, impegnati ognuno a soddisfare un certo tipo di clientela, un certo tipo di potenziale spettatore. Le bambine, tenere e ballerine, per il pubblico infantile, ma non troppo, diciamo sopra i 4 anni. I Minion – come si chiamano – per i bambini ancora più piccoli. Gru e le sue battute sul capitalismo cattivo per i genitori vittime del credit crunch. Vector, che mi pare esca dallo schema, è il personaggio che ci è piaciuto di più.
F. Senza dubbio. Tornando alla Pixar: lei ha creato un mercato trasversale (creato: l’ha puntato bene), mentre questo prodotto si affanna a non scontentare nessuno, rischiando pochissimo. E’ chiaro che le possibilità di guadagno sono minori. Ma tornando agli sceneggiatori, sono più intelligenti di quelli della Dreamworks, per dire…
P. Perché?
F. Perché, come dicevi tu, non si accontentano di grattare la superfice del “pop” per spargerla a mo’ di parmigiano sul film, ma un po’ più a fondo vanno.
P. Sì, direi di sì. I segni però delle “cuciture” di pezzi ritagliati da stoffe diverse si vedono, e si vedono soprattutto sul versante della caratterizzazione grafica dei personaggi, non trovi? Gru, le bambine, Vector, i Minion presi uno per uno sono belli ed efficaci. Tutti insieme sembrano spuntati da mondi diversi e nemmeno tanto paralleli.
F. Sì, ma d’altro canto c’è una disomogeneità pazzesca nella caratterizzazione dei personaggi, ad uso e consumo dello specifico settore di mercato, tanto che il film pare una specie di mostro di Frankenstein, visto a distanza. Non c’è il cervello di A. B. Normal, comunque.
P. Direi che funziona di più quando lascia per strada le premesse suggerite dal titolo. Quando si realizza che il protagonista Gru – non sveliamo nessun segreto – poi tanto cattivo non è e anzi ha un cuore tenerissimo, la trama romantica e la gestione ferma di un classicissimo del racconto d’azione (il salvataggio) rendono il film più godibile.
F. Secondo me quello è il momento in cui si perde ogni entusiasmo e si torna alla scala del piacere, riprendendo i tuoi termini di prima.
P. Sì, però tra un entusiasmo che non decolla e un piacere moderato e ripetitivo, come spettatore, ho scelto il secondo!
F. Be’, diciamo che a meno che tu non te ne andassi, quello ti toccava: se avessi potuto scegliere davvero, avresti rivisto Toy Story 3, no?
P. Che domande… Quello che voglio dire è che ho preferito la tradizionalissima e telefonatissima seconda parte, quando lo zucchero filato scorre a fiumi. Senti, ma il titolo, visto che è saltato fuori, come lo interpreti?
F. Come un ottimo packaging.
P. Spiegati meglio.
F. Pensa alla trama scritta qui sopra e al titolo: Cattivissimo Me. In fondo non c’è una vera e propria bugia, nel “biglietto da visita” del film: la novità di questo ribaltamento, se vuoi anche banale (un cattivo come protagonista che ha lo scopo di diventare ancora più cattivo), è sufficiente per essere disposti (almeno dal mio punto di vista) all’entusiasmo e quindi ad andare al cinema. Mi sono perso un sacco di film d’animazione perché sentivo che non sarebbero stati qualcosa di eccezionale. In questo io ci credevo, ma d’altro canto mi faccio fregare anche dalle foto sulle confezioni dei prodotti.

IMDB | Trailer

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