Intervista a Sigourney Weaver

Per l’uscita del cofanetto Blu-ray Alien Anthology siamo riusciti a incontrare la grandissima Sigourney Weaver, o se preferite il tenente Ripley. Un personaggio iconico che ha attraversato tutti i quattro capitoli di una saga ancora in divenire (lo sapete vero che il fratello meno furbo della famiglia Scott ha annunciato due prequel, no?) e che letteralmente ridefinito la fantascienza cinematografica.

sigourney weaver
La cosa incredibile è che ancora oggi, a 31 anni dall’uscita del primo film, in molti siano interessati a scoprire i segreti di quella pellicola.

Se penso al quantitativo di dettagli che il regista Ridley Scott aveva in mente sul set, a tutto quello che ha fatto e inventato, sono molto contenta che oggi esista un modo per far apprezzare a tutti il suo lavoro. Ciò che mi stupisce maggiormente è che si tratta di un film con una storia talmente bella che ha battuto il tempo. E oggi esiste addirittura un nuovo formato grazie al quale poterlo vedere e apprezzare al massimo. Questa per me è vera fantascienza.

La possiamo definire una fan dei Blu-ray e delle nuove tecnologie dell’home entarteinment?

No, e mi dispiace molto. La cosa più moderna che ho è un enorme televisore in HD che mi hanno regalato quelli dell’Academy 10 anni fa. Diciamo che nella mia lista di cose da fare c’è anche l’idea di farsi un home theatre come si deve, ma per adesso sono abbastanza arretrata.

alien boxset

Si ricorda la prima volta che vide Alien al Cinema? Come le sembrò?

Ovviamente è sempre difficile vedersi al cinema. Però mi ricordo che non appena si spensero le luci e partì il tema, con quelle enormi lettere che vanno a comporre il titolo, mi sono sentita una spettatrice come un’altra. Sapevo che ero la protagonista e che alla fine me la sarei cavata, ma comunque mi sono molto spaventata. Lo ricordo come un bellissimo film, in cui tutto funziona a meraviglia.

Cosa ne pensa della mania del 3D che in questo momento sembra aver colto tutti a Hollywood? Se ci fosse la possibilità di avere il primo Alien di nuovo nelle sale in 3D, sarebbe contenta?

Ultimamente ho parlato con James Cameron della possibilità di far riuscire nelle sale Aliens in 3D. Dipende da come viene la conversione. Lui ha le idee molto chiare. Mi ha detto che se hai una bella storia, con un po’ di lavoro in più, la puoi trasformare in qualcosa di nuovo e di tecnologicamente all’avanguardia. Il progetto esiste anche se so che  prima vuole rimettere le mani su Titanic. Immagino che Ridley Scott voglia realizzare i due prequel di Alien [in cantiere in questo momento] in 3D, ma non potrebbe far altrimenti: è inevitabile. In questo momento questa tecnologia rappresenta il futuro. Però penso abbia ragione James: l’importante è che ci sia una bella storia dietro e che abbia a che fare in qualche modo con la tridimensionalità. L’idea che il 3D venga utilizzato solo per farti arrivare delle dita negli occhi, mi sembra banale, un cavalcare una moda. In realtà è uno strumento in più che abbiamo per comunicare qualcosa di emotivamente profondo. Mi sembra però che questo non sia ancora stato recepito da Hollywood e che, eccezione fatta per Avatar, tutto rimanga un semplice trucco, come i gimmick degli anni ’50…

Lei ha preso parte a Alien e Avatar, due film che hanno ridefinito il concetto di Sci-Fi. È una grossa responsabilità anche nei confronti dei fan. Come ci si sente?

Mi piace molto la letteratura Sci–Fi: sono una grande fan di Dune. Per quanto riguarda i film, sono di gusti piuttosto difficili: penso che molti siano delle stupidate. Lo dico da appassionata del genere. Alcuni invece sono dei veri e propri classici. Quando ero piccola il Comic-Con non esisteva, ed è un peccato perché sarei stata sempre lì insieme ai nerd e i geek, con indosso qualche strano costume. È un tipo di pubblico molto appassionato, a cui mi sento molto legata. A marzo uscirà Paul, che è una lettera d’amore alla Sci-Fi. Mi piace tantissimo far parte di questi film e sono onorata che siano molto amati dal pubblico.

galaxy questParadossalmente lei ha preso parte anche a Galaxy Quest, geniale presa in giro di quel mondo.

Certo, bel film! Lì penso però fosse più una presa in giro agli attori, del loro ego e della loro personalità. Ovviamente c’è anche la parte “fantascientifica”. Mi ricordo che quando venni  a sapere del progetto, chiamai il mio agente e gli chiesi esplicitamente di entrare nel cast. Lui chiese ai produttori, i quali non volevano nessuno che avesse mai fatto parte realmente di un film di fantascienza. E io mi arrabbiai molto perché era una scelta stupida, perché se c’è qualcuno che poteva essere perfetta per un ruolo del genere ero io [ride]. Poi le cose sono andate molto bene…

C’è anche da considerare che lei è stata la prima donna con un ruolo da protagonista in film al limite tra l’horror e la fantascienza….

All’epoca, nella nostra società, molte donne stavano cominciando a prendere piede in campi che tradizionalmente erano stati appannaggio esclusivamente maschile. Noi in qualche modo, inconsapevolmente, ci siamo inseriti in quel fenomeno. Non l’abbiamo fatto per motivazioni, diciamo così, “femministe”. Penso che fu il produttore (Walter Hill) ad avere l’idea della protagonista donna, anche se poi è stato Ridley a cambiare tutto. Inizialmente mi avevano messo una magliettina e dei piccoli short. Lui mi ha visto e ha capito che non andava bene. Per cui con lui abbiamo letteralmente ridisegnato il personaggio, rendendolo molto più realistico. Se fosse possibile vivere su una navicella per un lungo periodo, le cose sarebbero esattamente come ce le ha fatte vedere Ridley: i vestiti si sporcano, la gente sarebbe brutta e spettinata. Non sembrerebbero tutti appena usciti da una sfilata di moda. Questo aspetto penso sia stato un grosso guadagno, sia per me sia per l’intera serie.

Tra i quattro film, qual è stato per lei il più difficile da girare?

Fisicamente sicuramente il secondo. Tutte le parti ambientate nella stazione spaziale sono state girate realmente all’aperto, a Londra e per di più in inverno. E avevo sempre in mano questo enorme fucile pesantissimo. Che non solo era un fucile, ma anche un lanciafiamme. E sparava anche delle granate. C’era gente appesa alle parete, messa di fianco a dei pupazzi a cui dovevo dare fuoco. Un bel po’ di responsabilità, insomma. C’era anche una bambina piccola da tenere d’occhio. Penso che Ripley in Aliens sia un grandissimo personaggio, ma è stato veramente faticoso. Meno male che al mio fianco c’era un regista come Cameron.

aliens

L’anno scorso è venuto a mancare Dan O’Bannon, geniale sceneggiatore e creatore della serie. Lo ha mai incontrato? Se lo ricorda?

Certo! Durante le riprese del primo film, era sempre sul set. Mi ricordo nella sequenza in cui siamo in cucina e a John Hurt esce l’alieno dalla pancia, lui correva da una parte all’altra eccitatissimo, come un bambino il giorno di Natale. C’era lui in compagnia di questi tecnici, tutti vestiti con dei lunghi impermeabili e noi eravamo un po’ perplessi. Certo, sapevamo quelle che sarebbe successo perché avevamo letto la sceneggiatura, ma non avevamo realizzato che veramente ci sarebbe stato un alieno che usciva dalla pancia di qualcuno. Il ragazzo degli effetti speciali era questo tipo molto molto rilassato: se ne stava su una sedia con tutti i suoi tubi e strani marchingegni in mano con questo strano sorriso. Poi abbiamo cominciato a girare ed è successo il panico: quella che vedete sullo schermo non è neanche recitazione. È la nostra reazione naturale! Mi sento molto fortunata ad avere lavorato in un film dove gli effetti speciali sono stati rivoluzionari, ma comunque fatti con tubi e materiali concreti, tangibili, perché adesso avrei dovuto recitare immaginando che una cosa fuoriuscisse dal petto di John Hurt. Invece al tempo era reale. E per questo che ho apprezzato molto il motion capture di Avatar, dove comunque le cose erano reali, perché James ha compreso che tutto deve venire dagli attori. Anche se poi il risultato finale è generato al computer, sul set c’è qualcosa con cui confrontarsi, qualcosa di tangibile. Perché recitare facendo finta, secondo me è terribile.

Tempo fa si è parlato di una sua possibile partecipazione a un fantomatico Alien 5. C’è stato effettivamente qualcosa di concreto?

Esisteva uno script di Joss Whedon, in cui l’Alien arrivava sulla Terra, ma devo ammettere che non mi convinceva. Non mi piaceva proprio l’idea di tornare sul mio pianeta. Prendi anche quel film di Star Trek (Star Trek IV: Rotta Verso la Terra) che so che ha milioni di fan. Per me il risultato sulla Terra è stupido, un po’ sfigato. Secondo me questi film devono rimanere nello spazio. È lì che la gente vuole andare: nessuno vuole vedere un film in cui c’è l’Alien in un caffé sullo sfondo della Tour Eiffel. A me sarebbe piaciuto ambientare il film nel pianeta degli Space Jokey (quelli enormi che si vedono nella navicella dove vengono trovate le prime uova). Dal mio punto di vista, a quel punto la cosa interessante era capire da dove tutto era partito, tornare indietro, mentre alla Fox avevano in mente di andare ancora avanti. A un certo punto, quando si ha a che fare con un franchise del genere, c’è un momento in cui va rinforzato. E penso che questo sia quello che sta facendo adesso Ridley con i suoi due prequel. Spero che mi chiamino almeno per fare da consulente. Sono sicuramente la persona più esperta del mondo!

 

All'inizio non volevo, poi lei ha talmente insistito...

All'inizio non volevo, poi lei ha talmente insistito...

 

[versione integrale – già vista su i 400 Calci – dell’originale apparso su Wired.it]

Annunci

One Comment

  1. paolo
    Posted 9 novembre 2010 at 15:01 | Permalink | Rispondi

    “Lo odio. Ha tutte le fortune…”

One Trackback

  1. […] Mentre arriva nei negozzi un cofanetto che raccoglie l’intera saga di Alien in alta definizione, Ridley Scott progetta ben due prequel da realizzare in 3d e Sigourney Weaver, l’indimenticabile tenente Ripley, ci racconta aneddoti e retroscena di quei primi film che hanno ridefinito il concetto stesso di fantascienza… Per l’uscita del cofanetto Blu-ray Alien Anthology siamo riusciti a incontrare la grandissima Sigourney Weaver, o se preferite il tenente Ripley. Un personaggio iconico che ha attraversato tutti i quattro capitoli di una saga ancora in divenire (lo sapete vero che il fratello meno furbo della famiglia Scott ha annunciato due prequel, no?) e che letteralmente ridefinito la fantascienza cinematografica. La cosa incredibile è che ancora oggi, a 31 a … Read More […]

Pubblica un Commento

Required fields are marked *

*
*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: