Consigli non richiesti per i responsabili dei casting/7, Dorotheea Petre

Ma come faremmo noi cinefili italiani se non avessimo l’intensa Giovanna Mezzogiorno e la sorprendente Alba Rohrwacher? Sarebbe difficile, certo. Ci piace pensare però che andremmo avanti lo stesso. Anche questa settimana secondavisione si fa i cavoli degli altri e propone agli amici dei casting facce e nomi di attori e attrici che se fossero usati di più sarebbe forse meglio.

Chi è? Dorotheea Petre, 29 anni, nata a Eforie Nord (Romania).

Dove è che l’ho già vista? Pochi film, a quanto pare, di cui uno solo in Italia: Mar nero di Federico Bondi, accolto con calore a Locarno, distribuito pochino pochino un paio d’anni fa, molto amato da chi scrive e dall’amico Francesco, che ne ha scritto una bella recensione.

Com’è? Sperando che non ci legga, direi che sembra un po’ Angela dei Ricchi e Poveri, in versione meno spiritata e con una trentina di anni in meno. Non particolarmente alta, carina, grandi occhi neri molto mobili, aria tra l’ingenuo e il furbo. In Mar nero è Angela (vedi il caso) la giovane badante rumena di Gemma (Ilaria Occhini), una ruvidissima signora fiorentina. In quel film, nell’ordine: viene maltrattata da Gemma, non capisce una parola d’italiano, forse rimane incinta forse no, viene tradita dal marito, canta L’italiano di Toto Cutugno e in nessuna, dico nessuna, di queste occasioni ricorre a: espressioni patetiche, urla isteriche, sguardi pensosi, astuta ironia. Sta semplicemente lì un po’ assorta, come se non capisse bene cosa le succede. Insomma, gran prova, almeno alla pari con Ilaria Occhini, che a Locarno venne premiata come migliore attrice.

Cosa potrebbe fare? Poco finché nei film italiani non si crea un po’ di spazio per ruoli femminili meno scontati. Breve divagazione. Qualche sera fa con l’amico Francesco abbiamo rivisto quello straordinario film che è Mondo cane. La cosa che mi ha più colpito non è stata né il razzismo da bar dello sport né la lacca di moralismo che ricopre ogni cosa, ma un certo modo di concepire e rappresentare l’Altro. Non il portavoce di una diversità o anche di una difformità, ma sempre e comunque il potenziale protagonista di una barzelletta. Di quelle che non offendono, eh, perché noi si fa per ridere.
Nel frattempo è cambiato qualcosa? Non so se ci avete fatto caso, ma nove volte su dieci (con significative eccezioni), quando in un film italiano c’è come personaggio una ragazza dell’Est Europa, si tratta di una-di-facili-costumi. Vi devo proprio ricordare chi ha interpretato fino allo sfinimento questo tipo umano? Non credo proprio. Mi limito solo a fare presente che nel recente Maschi contro femmine si intravede una certa Svetlana, ucraina e guarda un po’ soggiogata dalla virilità latina. L’attrice che la interpreta è italiana, “‘esperta dell’origine storica della fiaba di Cenerentola” nonché “campione di fischio melodico” (sic).
Ecco, amici sceneggiatori, se per caso volete rendere conto di altro, della varietà umana e fisiognomica delle giovani donne che vivono in questo Paese e che sono parte di quella realtà a cui spesso il nostro cinema si richiama, bene, in quel caso, le attrici che fanno al caso vostro ci sarebbero. Una, appunto, è Dorotheea Petre.

Chi le ha rubato il lavoro? Nessuno.

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