Intervista a Robert Rodriguez

Difficile esprimere un parere su Robert Rodriguez. A voi piace? Personalmente vi posso dire che ogni volta che mi capita di vedere un suo film, parto con le migliori aspettative. Sfortunatamente queste vengono poi quasi sempre deluse. Eppure se esce un suo film sono pronto a fare la coda al cinema. Questo per due semplici motivi. Primo: Rodriguez è uomo di gusti semplici. Furbo sicuramente, ma alla fine semplice. Nei suoi film non mancano mai elementi a noi cari, come sparatorie, esplosioni, mostri, gnocche e violenza. Secondo motivo, questo più importante: nel bene o nel male, Robert Rodriguez è un vero e proprio autore, di quelli che si dovrebbe usare la A maiuscola. I suoi film sono riconoscibili. E non solo quelli che lui dirige, ma anche quelli che segue e cura. Merito del fatto che la sua è un’idea di cinema  personale capace di coinvolgere quella che è a tutti gli effetti un factory moderna. Robert Rodriguez è  a capo dei suoi studi, i Troublemaker Studios, un vero polo alternativo al glamour losangelino. Un luogo dove dal 2000, spalleggiato da una crew ristretta di maestranza, è libero di produrre  liberamente e di curare in ogni dettaglio le sue pellicole. Ed è proprio qui che l’abbiamo incontrato, in occasione dell’uscita del Blu-ray di Predators.

robert rodriguez

Cosa ne pensi degli extra e di tutti il materiale nuovo che si trovano nei dvd e nei Blu-Ray?
Sono un grande fan degli extra. Compro di tutto: dvd da collezione, cofanetti, edizioni speciali della Criterion Collection. Mi ricordo che all’epoca dell’uscita del dvd di El Mraiachi, ho chiamato quelli della Sony per chiedergli di aggiungere al film la traccia con il mio commento audio e un cortometraggio. Loro erano perplessi, non volevano. All’epoca era una cosa che non faceva quasi nessuno. Io mi sono imposto e gli ho detto che avrebbero cominciato a pubblicare gli extra con il mio titolo. Questo perché, facendone parte, so perfettamente che i fan del cinema di genere amano e desiderano questo tipo di operazioni. Non mi interessa se gli studi che fanno uscire i miei dvd non mi pagano per gli extra: lo faccio anche gratis. Adesso che ho la fortuna di lavorare con la Fox, sono molto più tranquillo. Addirittura sviluppiamo e lavoriamo su idee comuni. Loro hanno capito che, soprattutto per il genere di film di cui mi occupo, è importante avere a disposizione molto materiale. Per me è un gran vantaggio, perché so già che alcune delle idee che non finiranno nel film nella sua versione cinematografica, non saranno gettate via, ma ci sarà la possibilità di vederle in qualche modo.


Il tuo è un tipo di cinema volto al passato. Che spazio trovano le nuove tecnologie per l’home video come il Blu-ray?

Il Blu-ray è un formato superiore. Non c’è discussione: se ti piace il cinema, è il modo di vedere i film. Quando c’è qualche scettico che viene a casa mia gli faccio sempre fare la prova e gli faccio notare la differenza. Per me è incredibile, è come vedere un film per la prima volta: c’è una definizione incredibile, vedi tutti i dettagli, vedi esattamente quello che voleva farti vedere il regista. Premia il nostro lavoro, ci fa dormire meglio la notte.

Passiamo al film. A livello registico tu e Nimród Antal siete molto differenti: è stato difficile convincere la Fox ad affidare Predators a un regista come lui, molto più vicino a uno stile da “vecchia scuola”, come quello del vecchio film del 1987?
No, direi che la Fox è sempre stata entusiasta. Il mio soggetto li ha subito convinti. A dire il vero la primissima sceneggiatura era più un sequel del primo Predator,  ma poi le cose col tempo sono cambiate. Sì, io e Nimród  siamo due registi dallo stile differente, ma devo dire che apprezzo molto il suo lavoro. Ha una  personalità molto forte, s’è subito inserito nella crew di lavoro e sa come dirigere gli attori. In Blindato ha avuto a che fare con un cast di tutto rispetto – compreso Laurence Fishburne, che anche qui ha un piccolo ruolo – e se l’è cavata alla grande. E poi è dotato di un entusiasmo contagioso. Tra di noi non c’è stata nessuna, diciamo così, incompatibilità artistica: lui aveva il film in mente. Io posso avergli dato dei consigli, ma lui aveva veramente le idee chiare. Non c’è stato bisogno di aggiungere o modificare nulla. Da produttore, ho fatto di tutto affinché potesse realizzare il film come lo voleva lui. Il problema è che c’è stato poco tempo e soprattutto pochi soldi. Ma in generale posso dire che è stata una bella collaborazione.

Hai fatto vedere Predators a Schwarzenegger?
L’ho incontrato in un ristornate subito dopo la fine delle riprese. Sono andato da lui e gli ho detto “Arnold, ho finalmente finito quel film, ti ricordi? Predators. Ne abbiamo parlato più o meno 15 anni fa!”. Lui si è detto subito entusiasta: mi ha dato il suo numero di telefono e mi ha detto di chiamarlo non non appena fosse stato possibile vederlo. Ovviamente gli ho detto che glielo avrei portato io direttamente a casa. Sfortunatamente poi, tra gli impegni di entrambi, non sono mai riuscito a farlo e me ne dispiaccio molto. Ma questo è l’unico problema di lavorare e vivere qui in Texas: sei distante da Los Angeles! Per cui sinceramente non so se ancora l’ha visto. Spero proprio di sì e spero di avere la possibilità di vederlo di nuovo con lui, perché all’epoca della stesura del soggetto ne avevamo parlato moltissimo. Lui era indeciso se prendere parte a un sequel di Predator e una sera l’ho portato al ristorante per tentare di convincerlo. Sfortunatamente abbiamo bevuto troppo vino bianco e, quando sono arrivato al momento di raccontargli la storia, eravamo ubriachi! [ride]

Nel film è evidente la volontà di rinnovare la saga e il personaggio del Predator, ma c’è tanto amore per l’originale. Come avete lavorato su questo aspetto?
Ci piaceva l’idea di avere il Predator originale nel nostro film. Lo stesso contro cui aveva combattuto Arnold nel primo film. Perché poi nel seguito, Predator 2 e nei due film della saga di Alien VS Predator, non si è mai più visto. Era un’icona di un certo tipo di cinema, ma col tempo si è andata a modificare. Per cui ci sembrava una buona idea tornare a recuperare quella vecchia maschera.

Cosa ti ricordi della tua prima visione del primo Predator?
Mi ricordo di averlo visto al cinema con mio fratello, che all’epoca del liceo faceva body building. Per cui per lui Arnold Schwarzenegger era un idolo. Non ci perdevamo un film. Avevamo appena visto Commando e  Codice Magnum e siamo andati a vedere Predator. Mi ricordo che mi colpì particolarmente l’improvviso cambio di tono, come cambiasse velocemente e radicalmente di genere da un momento all’altro. Non  so dirti se come film mi abbia direttamente influenzato, però sicuramente sono andato in quella direzione per quanto riguarda Dal Tramonto all’Alba. Nei miei film mi piace stupire gli spettatori e far convivere più generi cinematografici nello stesso film. Mi ricordo poi che mentre stavo lavorando a Desperado, mi è arrivata questa proposta da parte della Fox di scrivere un seguito del film di John McTiernan intitolato Predators e ambientato sul pianeta degli alieni. E ho inserito tutto quello che sono stato in grado di pensare: tantissime nuove creature, battaglie tra gladiatori, di tutto. Ho esagerato anche perché mi era stato chiesto solo di scrivere il film, per cui non dovevo minimamente preoccuparmi di come poi sarebbero stati in grado di realizzarlo. Poi il progetto, per una lunga serie di ragioni, si è arenato. Due anni fa, inaspettatamente, sono stato di nuovo contattato dalla Fox che ha manifestato l’idea di rafforzare il franchise. Per cui, dopo quindi anni di pausa, abbiamo ripreso in mano il mio vecchio script e le cose sono successe molto velocemente. Mi ricordo che mi hanno consegnato la sceneggiature definitiva ad aprile, a giugno io avevao contattato Nimród Antal e a ottobre stavamo già girando. Abbiamo cominciato che la creatura non era neanche pronta.

Altro che Woody Allen col clarinetto...

Altro che Woody Allen col clarinetto...

Avete avuto qualche pressione per girare o far uscire il film in 3d?
No, assolutamente. Anche perché è un film pieno di elementi d’atmosfera come il fumo, la nebbia, la giungla, che sono assolutamente impossibili da convertire in 3D. No, se avessimo voluto farlo in 3D avremmo dovuto giralo in tutt’altro modo.

La domanda sorge spontanea: perché non l’hai diretto tu, ma lo hai affidato ad Antal?
Perché stavo facendo Machete! La Fox lo voleva pronto per l’estate e per me sarebbe stato impossibile, perché avevo già in calendario di girare un altro film. Ma ho comunque voluto farne parte. È difficile scrivere e lavorare su film che sai già che non dirigerai, però è stato molto bello comunque fare il produttore. Anche perché è stato girato nei miei studi, proprio mentre io stavo facendo Machete. Per cui era bello ogni tanto andare a vedere costa stavano facendo, controllare come procedevano i lavori sul set. Capitavano anche situazioni curiose: magari uscivo dal mio studio e trovavo Predator che camminava nel parcheggio tra una ripresa e l’altra. È stato molto bello!

Danny Trejo è il tuo attore feticcio. Perché lo avete fatto morire così presto in Predators?
Perché mi serviva per Machete! “Hey, sei morto sul set 1. Spostati sul set 2!”. Lavorare ai Troublemaker Studios è un po’ una situazione alla Roger Corman. La cosa che ho sempre sognato, da quando ho aperto i miei studios, è di fare delle cose del genere: Sfruttare gli stessi set per girare dei film differenti. Un film d’avventura per ragazzi ambientato nella giunga? Non c’è problema: togliamo l’alieno e ci mettiamo i bambini.

Mentre, rimanendo sulgli attori, Adrien Brody non è esattamente un tipo alla Schwarzenegger…
Molte persone me lo hanno fatto notare. Ma è successo lo stesso per Desperado e per Dal Tramonto all’Alba. Antonio Banderas non era un attore action quando abbiamo fatto Desperado. Semplicemente ho scelto un bravo attore. George Clooney all’epoca era una scelta controcorrente: faceva il medico in E.R. – Medici in Pima Linea. Per Predators: solitamente quando si sceglie il cast per film di questo tipo, si contattano sempre le stesse persone. E io non ero interessato, anche perché hai visto quegli attori interpretare quella parte già molte altre volte. I primi che abbiamo visto per il personaggio del protagonista erano già stati scelti per fare la parte di un mercenario per alcune pellicole che sarebbero uscite nello stesso periodo. Per cui abbiamo deciso di muoverci in direzione differente, cercando qualcosa di più originale. E Adrien era molto eccitato da una sfida del genere. Ci è sembrato subito il classico asso nella manica. Evidentemente è una scelta rischiosa, perché il pubblico associa il suo nome ad altri film, ma è proprio per questo che ci è sembrato perfetto: inizialmente non ci puoi credere, poi quando lo vedi sullo schermo, ti rendi conto che funziona. Evidentemente poi, avere sul set un attore del suo calibro, motiva anche gli altri, che ovviamente si impegnano al massimo. Tutti hanno capito, anche grazie alla sua presenza, che non stavamo facendo un qualsiasi Predator 4 o 5, ma che stavamo lavorando a qualcosa di nuovo ed originale. E hanno dato il massimo.

I Troublemaker Studios sono tuoi. Questo ti permette di avere un controllo totale sulle tue opere e un’indipendenza per molti altri assolutamente impensabile.
Quando ho fatto El Mariachi, ho fatto praticamente tutto nel mio appartamento. Poter fare tutto da solo, è una bellissima sensazione. Per cui, quando ne ho avuto la possibilità, ho fondato i miei studios per ricreare quella sensazione e per poter vendere liberamente i miei prodotti. Quello della Fox non erano interessati a dare la mia sceneggiatura in mano a nessun altro: volevano che lo facessimo noi qui ai Troublemaker. Ci hanno dato un budget, una scadenza e noi l’abbiamo fatto, rispettando tutti gli accordi. È bello fare le cose qui: la gente comincia a crederci. Il nostro segreto è riuscire a tenere i prezzi molto bassi anche mettendo di tutto nelle nostre pellicole, fare tutto in tempo e attirare dei grandi attori. Anche per loro, lavorare lontani dai soliti “giri”,  è un’esperienza diversa. Con Predators le cose sono andate bene. Talmente bene che sicuramente adesso ne faremo un altro.

"FERMO! La foto con Casanova io non la voglio. Mi intimidisce."

[versione integrale dell’originale apparso su Wired]

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